Segniamo la rotta …

di Alessia Rosolen

Questi che stiamo vivendo sono stati mesi difficili per il Paese, nel corso dei quali sono stati messi a dura prova il suo tessuto sociale e produttivo. Le Istituzioni sono state sollecitate in maniera intensa dalla crisi economica e dalle difficoltà occupazionali  a fornire delle risposte ai lavoratori, alle imprese e alle famiglie. Risposte che si sono tradotte in misure efficaci che hanno consentito di mitigare e affrontare con minori criticità rispetto a quanto è avvenuto in altri Paesi, questa drammatica contingenza.
L’attuale fase però dimostra, che non basta l’efficacia dell’azione amministrativa per restituire solidità alla credibilità delle Istituzioni e partecipazione ai cittadini. Non è più sufficiente rivendicare legittimamente il risultato, occorre ridare una prospettiva alle speranze della società .
Per farlo credo si debba riconoscere che oggi c’è un vuoto di partecipazione e senso di appartenenza e questo vuoto, prima che a riempirlo siano la demagogia del qualunquismo, la furbizia dei parvenu o all’opposto la scaltrezza d navigati faccendieri della politica, va riempito.
Mi onoro di appartenere ad un partito che ha saputo creare in poco tempo un’ondata di consenso attorno a sé, capace di reggere agli urti mediatici di tutti questi mesi. Ma ho la consapevolezza che il rischio sia quello, se si continua sulla strada dell’isolamento dalla gente, di disperdere un patrimonio di militanza, mobilitazione e partecipazione che ha permesso ad un intero ambiente politico di restare unito nei momenti di sconfitta e di saper affrontare le sfide per essere classe di governo.
Si sta consolidando la prassi di notificare le decisioni e gli indirizzi politici sulle pagine dei giornali. Ritengo sia una scelta comoda, ma non utile. Facile, ma di breve respiro.
Se riduciamo lo spazio di dibattito a vantaggio esclusivo della comunicazione “istituzionale”; se azzeriamo lo spazio di elaborazione politica e culturale per lasciare visibilità soltanto allo spot di una conferenza stampa o alla campagna elettorale permanente togliamo senso all’esistenza di un partito – che è quotidiana mediazione fra interessi diversi nell’ottica di una comune visione di futuro – e lasciamo il campo aperto a solitarie e personalistiche battaglie di potere.
Per questo sono convinta che occorra ripartire dalla base, che è un concetto di cui nel tempo si è abusato ma di cui occorre urgentemente riappropriarsi.
Occorre ricreare degli spazi di reale dibattito interno; dotare il partito di organismi che funzionino e all’interno dei quali vi sia condivisione e formazione di idee e di progetti. E’necessario riportare le decisioni nei luoghi di discussione  e sottrarli alla scelta di pochi: non siamo casta, non dobbiamo diventare un club.
La politica non ha nulla da guadagnare, in termini di credibilità, quando rischia di arrivare alla gente soltanto per i vari toto – nomine che riempiono periodicamente le pagine dei giornali, per quei balletti di poltrone che alimentano una visione distorta e riduttiva della politica e per altre dinamiche che non riguardano se non marginalmente la vita di ogni giorno.
La Politica e il Paese si attendono partecipazione. Quella vera. Quella dei luoghi dove discutere, confrontarsi e decidere.
Occorre riappropriarsi delle piazze, quelle reali: non quelle del qualunquismo, ma quelle dove si ha il coraggio di incontrare l’entusiasmo o la delusione della gente. Quelle dove un politico possa tornare ad incontrare le aspettative dei suoi concittadini ai quali provare a raccontare quale futuro ha immaginato per loro e per i loro figli.
Abbiamo chiuso la Prima Repubblica pensando di poter chiudere anche con i partiti. Ci siamo risvegliati da questa illusione pronti a esaltare il successo ottenuto da chi ha restituito partecipazione ed è tornato “fra le gente”. Pur consapevole dei forti limiti che una stagione politica ha conosciuto, ci siamo ritrovati a confrontarci con il rimpianto per i partiti “di una volta”, che avevano la capacità di riunire attorno ad un progetto i loro militanti e sapevano svolgere così quella loro irrinunciabile funzione sociale, di punto di incontro e di sintesi tra le domande dei cittadini e le Istituzioni che le interpretano.
Senza valori e senza responsabilità non si crea il bene per il territorio e la Comunità nella quale siamo chiamati a vivere e ad operare. Rafforzare, innovare e ripensare la società deve condurci a disegnare una visione degli anni a venire che ristabilisca un patto di reciproca fiducia fra la Politica e i cittadini.
Occorre per questo delineare e individuare un percorso che lasci intravedere una prospettiva del futuro che ci liberi dall’esigenza di un consenso immediato e ci consenta di tracciare delle tappe che diano non solo risposte, ma siano capaci di suscitare quella condivisione di mezzi e di fini, di idee e di futuro, fra le istituzioni e la sua gente.
Per questa ragione c’è la reale esigenza di creare dei contenitori come l’Associazione alla quale stiamo dando vita. Non per riempire la nostra area politico dell’ennesimo  luogo per un’ autoreferenziale riflessione politico- culturale, ma per dare vita ad uno spazio di sana e necessaria elaborazione di pensiero.

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  1. francesco scuderi 17 Giugno 2010 @ 09:58 -

    come diceva in una famosa intervista un calciatore del bari…sono pienamente d’accordo a metà con il mister…venerdì a catania ci sarà una manifastezione sull’etica e la morale in politica…e allora chiedo e mi chiedo…come ci poniamo con etica moralità e con ciò che hai scritto, in merito al ddl sulle intercettazioni e sulla legge elettorale che svilisce completamente la nostra libertà…? per votare basilio ho dovuto votare altri di cui non nutro alcuna stima…e sul ddl meglio non esprimersi, spero di conoscerti di persona e sono contento che almeno ci sia un piccolo spazio di dibbattito.
    francesco scuderi vice presidente del consiglio comune di acicastello

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