POLEMICHE E PROTESTE SUL “LIMBO” DEGLI ESODATI

di Giuseppe Bentivegna – 300 mila per la Cgil, 130 mila per l’Inps e soltanto 65 mila per il Governo. E’ una grottesca battaglia di numeri quella che riguarda le sorti dei cosiddetti “esodati”; termine giunto agli onori della cronaca da poco e che sta ad indicare tutti coloro i quali hanno lasciato il proprio posto di lavoro con un accordo aziendale prima di andare in pensione (il cosidetto “scivolo”), restando quindi senza stipendio proprio in contemporanea con il varo da parte del ministro del Welfare Elsa Fornero della nuova riforma delle pensioni, che ha di fatto allungato l’età pensionabile lasciando quindi il popolo degli esodati “tra color che son sospesi”.

Secondo il ministero del Welfare “I dati sono corretti,e il numero delle persone interessate è di 65mila e pertanto l’importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni, attuata col decreto Salva Italia, è adeguato a corrispondere a tutte le esigenze senza dover ricorrere a risorse aggiuntive”.

L’importo – prosegue la nota del ministero – era il frutto di stime prudenziali che hanno reso possibile includere anche quanti, successivamente introdotti da emendamenti parlamentari al decreto milleproroghe, non erano compresi nella platea originariamente prevista. Proprio per rispetto verso queste persone il ministro Fornero ha voluto che il controllo dei dati fosse scrupoloso e preciso, una stima che ha quindi richiesto un’analisi di dettaglio molto puntuale e un tempo relativamente lungo che può aver alimentato preoccupazione.

Si è data così risposta a una situazione di comprensibile ansia per migliaia di persone, fugando un ingiustificato allarmismo. Sulla base di tutto ciò, si procederà nelle prossime settimane all’emanazione del previsto decreto ministeriale. Il ministro sta altresì valutando, per specifiche situazioni e con criteri analoghi, l’ipotesi di un intervento normativo per trovare soluzioni che consentano a lavoratori interessati da accordi collettivi stipulati in sede governativa entro il 2011, comunque beneficiari di ammortizzatori sociali finalizzati all’accompagnamento verso la pensione, di accedervi secondo le previgenti regole”.

Dichiarazioni, queste, che tuttavia non hanno convinto i sindacati, scesi in piazza a Roma in un corteo unitario che ha visto aderire Cgil, Cisl, Uil e Ugl a sostegno dei lavoratori esodati e contro la riforma delle pensioni. “Se non fosse che è un problema importante e tragico direi che il governo fa un gioco di prestigio perché alla fine della lunga indagine abbiamo lo stesso numero del Milleproroghe- ha affermato il segretario della Cgil Susanna Camusso durante la manifestazione di oggi – la decisione del Governo di dire che il problema non c’è non mi pare una buona premessa.

Secondo la Camusso, infatti, basterebbe fare la somma tra tutti coloro i quali hanno lasciato il lavoro tra le mobilità dello scorso anno e chi ha accettato incentivi per uscire dalle aziende per accorgersi che “i conti non tornano”. “Se il governo conferma 65mila esodati – ha concluso il segretario della Cgil- a noi non resta che una strada chiedere il licenziamento del presidente dell’Inps perché incapace di governare i contributi”.

Non si è fatta tuttavia attendere la risposta dell’Inps, che in una nota sottolinea come: “Il numero esplicato dal direttore generale Mauro Nori nel corso dell’audizione presso la Commissione Lavoro della Camera, su precisa domanda, si riferiva alla stima delle platee dei potenziali lavoratori coinvolti nei prossimi quattro anni, in procedure di mobilità, in esodi individuali incentivati ed alle altre categorie previste.

Il numero emerso dal tavolo tecnico si riferisce invece alla fotografia dei destinatari degli interventi stabiliti dal legislatore e comprende tutti i lavoratori che ad oggi risultano già cessati ed estromessi dai processi produttivi per effetto di procedure di mobilità o per dimissioni individuali al 31 dicembre 2011, sulla base di accordi individuali o collettivi”.

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