I POLI AFFILANO LE LAME: E’ GIA’ CAMPAGNA ELETTORALE

di Antonio Rapisarda – Si diceva, appena qualche mese fa, che con l’arrivo del governo dei tecnici «nulla sarebbe stato come prima». Tradotto dal messianesimo, ciò significava che l’ipotesi di Grosse Koalition, di una sorta di “listone”, sembrava essere l’orizzonte rispetto al quale si sarebbe dovuto rimodulare l’impianto politico del Paese. Questo principalmente perché l’azione riformatrice di Monti e soci avrebbe dimostrato la sostanziale incapacità dei partiti maggioritari di gestire l’amministrazione del Paese.

Qualche mese dopo, la situazione è del tutto cambiata. Ma non nel senso auspicato dai sostenitori delle larghe intese. Per un motivo in particolare: la sostanziale delusione della condotta dell’esecutivo e la mancata iniezione di fiducia del sistema Paese. Certo, i soggetti politici in campo (il cosiddetto “Abc”) si incontrano con cadenza regolare senza teatrini e scontri, il governo ha una maggioranza mai avuta da nessun altro, qualche provvedimento di una certa rilevanza (come la riforma delle pensioni) è stato approvato dopo anni di discussioni.

Ma – lo dimostrano i mercati, le imprese, le stime – l’effetto auspicato, tale da rivoluzionare l’architettura dei partiti, non c’è stato. La conferma, in queste ore, sta proprio nei movimenti che stanno animando i principali attori. Da Casini ad Alfano fino a Bersani tutti i leader dei partiti di maggioranza stanno rientrando nell’arena: chi candidandosi premier, chi auspicando “sorprese” e chi lanciando un nuovo soggetto. Il dato potrebbe essere interpretato come un segnale di risveglio positivo, ma, a quanto emerso, sembra più che altro l’ennesima operazione di cosmesi.

Se l’intenzione di Bersani è rivolta a calmare soprattutto i bollenti spiriti all’interno del centrosinistra, quella pirotecnica di Alfano per il momento sembra più una risposta al movimentismo dei frondisti di Beppe Pisanu. Da parte sua l’idea di Casini, almeno quello che è emerso, non appare – al di là di un nome affascinante – nulla di nuovo: come ha spiegato Alessandro Campi al Secolo d’Italia si tratta di «un processo federativo e la logica è quella simile di Pdl e Pd».

In effetti, leggendo le prime indiscrezioni sul leader del Terzo polo, l’idea di questo rassemblement non si discosta così tanto dalle intenzioni che, appena qualche anno fa, animavano Walter Veltroni e Silvio Berlusconi. L’obiezione potrebbe essere: questi soggetti sono falliti. Sarà pure vero, ma è altrettanto vero come le parole d’ordine (“spirito maggioritario”, “soggetto a vocazione europea”) che si candidano a rappresentare l’innovazione neocentrista sono nient’altro che le stesse della trascorsa stagione. Quella che tutti (a parole) dicono di voler superare.

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