FRA QUATTRO POLI L’ITALIA MUORE, INTANTO I PARTITI LITIGANO SU LISTE E ALLEANZE

Tre poli, anzi quattro, più i vari partitini che per scelta o per necessità correranno da soli. Troppo, francamente troppo per immaginare un esito tale da permettere la governabilità del Paese. Sipalazzo-chigi dovrà ricorrere ad alleanze innaturali per evitare di tornare a votare nel breve volgere di pochi mesi (come accaduto in Grecia) con la spada di Damocle costituita da un Senato senza maggioranza che minaccerebbe la stabilità del Governo.

Una situazione da prima repubblica, uno scenario da pentapartito che non appassiona chi quel periodo storico l’ha vissuto o ne ha sentito parlare. La politica invece sembra non rendersi conto (o non vuole) e procede a tappe forzate che non tengono conto della volontà della gente e della stessa semplice logica. Non aver modificato la legge elettorale è stato un regalo all’antipolitica, un regalo che rischia di ingrossare le fila degli astenuti, il cui dato viaggia sempre intorno al 40%.

Un fallimento gravissimo del governo e di Monti che adesso prova a sfruttare le potenzialità del porcellum per entrare in Parlamento con le liste proprie. I centristi giocano una partita tattica allo stato puro; puntano al terzo posto per fare valere i propri numeri dopo ed entrare in una coalizione di governo. Casini è maestro in questo gioco, Monti ha apprezzato evidentemente l’idea (sognando forse una conferma a Palazzo Chigi), Fini prega affinchè un miracoloso effetto traino lo tenga ancora incollato alla sedia, seppur in un ruolo da sopravvissuto, meglio di niente. Il 15% di cui si parla è forse eccessivo come previsione, ma i pochi punti in più o in meno non contano tanto, molto più importante invece il ruolo di ago della bilancia a cui aspirano.

Ecco perchè Berlusconi invita tutti a votare le grandi coalizioni: vuole schiacciare il centro e annullare sul nascere un mostro nato con l’ambizione di stare al potere, poco importa con chi. Il Cavaliere intanto è tornato attivo come un tempo, non riuscirà ad ottenere i numeri del ’94 o del 2008, ma poco a poco ricostruisce un centro – destra che può dire la sua in campagna elettorale e anche dopo. Chiude l’accordo con la Lega per dare battaglia al Nord, conta su Miccichè per il Sud, conosce la potenzialità di Fratelli d’Italia (la neonata formazione nata dall’unione di Meloni, Crosetto e La Russa) e lancia altri ami.

Apre infatti alle unioni gay per tendere una mano a Pannella e non chiude la porta ad Oscar Giannino che col centro non ha trovato intesa. Ma non si ferma a questo perchè nel frattempo monitorizza la chiusura delle liste e mette la parola fine alle candidature. La speranza è che si sia fatto tesoro degli errori del passato e che stavolta per Camera e Senato (ma anche per le regioni Lazio e Lombardia) si scelgano uomini e donne di spessore e meno mezze figure e soubrette.

L’attivismo di Berlusconi crea un pò di nervosismi nella coalizione di centrosinistra, anche se Bersani da più peso allo smacco ricevuto da Monti, lo avrebbe voluto alleato esterno e ora lo ritrova nemico e avversario. Il segretario poi deve anche fronteggiare le critiche interne di chi ha dichiarato una sorta di truffa le primarie per i parlamentari. Il sindaco di Nettuno Chiavetta, infatti, oggi s’è scagliato contro il partito accusando poca chiarezza e puzza di inciucio nella compilazione del listino con i 120 nomi bloccati. Ma non solo, critiche feroci sono arrivate anche dalla Sicilia che non vuole candidare i personaggi calati da Roma e ne chiede quantomeno uno sconto.

Infine Grillo che fra voglia di mollare e  smentite immediate sembra ogni giorno sempre più in calo; inevitabile risultato di un movimento imperniato sul leader la cui simpatia (o antipatia) fa la differenza. Grillo è stanco forse delle critiche interne ed esterne, provato da un paio d’anni vissuti a 200 km/h e da una campagna elettorale siciliana che l’ha sfibrato consegnandogli però enormi soddisfazioni. Nonostante questo il suo 13% (forse un pò di più) non sembra in discussione e col plotone di eletti a 5 stelle la politica dovrà fare i conti.

Numeri scippati a Di Pietro che ormai è sparito dallo scenario nazionale, numeri che Ingroia non riesce a risucchiare tanto da spingerlo a cercare l’alleanza sulla spinta del vecchio detto “se non puoi batterli, fatteli amici”. In cambio l’ex magistrato ha ricevuto da Grillo un due di picche di quelle che non si dimenticano facilmente.

Tutti a lavoro adesso, le liste vanno completate entro il 20 poi sarà solo campagna elettorale.

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