LA LAZIO NON SCHERZA, IL NAPOLI RISALE MENTRE LA JUVE PERDE TERRENO

di Chris Grasso – Che a vincere col brivido ci sia più gusto è indubbio, ma perdere qualcosa che si aveva (e si ha ancora) saldamente in pugno è da polli. Non certo da Juventus che, a parte lo scudetto perso con la Lazio nel diluvio di Perugia,parma juve certe prodezze di solito le lascia agli altri (Inter?) e non molla la presa quando riesce a farla sua. La capolista, che in molti davano già per scudettata a dicembre, in quest’inizio di 2013 qualche dubbio lo sta facendo sorgere. Un punto in due gare con Sampdoria e Parma che permette a chi segue di avvicinarsi, non così tanto da mettere la freccia, ma abbastanza per fare suonare qualche campanello.

E come nel 2000 guarda un pò chi sta dietro: la Lazio che rievoca quel clamoroso sorpasso all’ultimo respiro. Ora, a parte la rievocazione storica e il colore delle maglie, il paragone regge davvero molto molto poco. Quella Lazio era una super squadra con i vari Nesta, Simoeone, Veron, Mancini e Salas in campo; questa con tutto il rispetto è un’altra cosa, nonostante la qualità non manchi. E poi c’è il Napoli in grande ascesa, a -5 ma con quei due punti di penalizzazione che ancora ballano col ricorso tutto da seguire.

Insomma la Juve orfana troppo presto di un’Inter inadeguata al compito di inseguitrice ha deciso di lasciare margini per un mini recupero per mantenere interessante il campionato. Battute a parte alcune cose vanno dette. La Juve resta più forte delle altre e questo rallentamento è figlio di uno stress mentale e fisico di chi lotta su tre fronti. Qualcosa di molto simile accadde all’Inter di Mancini nel 2008 (scudetto consegnato da santo Ibra nel pantano di Parma) e di Mourinho nel 2010 (triplete con sorpasso della Roma e contro sorpasso a 3 turni dal termine).

Le grandi se vogliono competere a tutti i livelli qualcosa devono mollarla, è umano. Voi farete notare che anche la Lazio lotta su tre fronti e infatti i bianco celesti contro l’Atalanta sono stati tutt’altro che brillanti: un gol irregolare e un’autorete per abbattere l’organizzata macchina di Colantuono. Un mix di combinazioni quindi porta allo stato di fatto attuale. La Juve non vive un gran momento, la Lazio è in uno stato di grazia aiutato da un pizzico di buona sorte. Ma intanto si procede così e noi non siamo per la teoria dei valori che alla fine comunque vengono fuori e decidono la vittoria. Se così fosse il titolo del 2011 sarebbe andato all’Inter e quello dell’anno passato al Milan.

Il campionato di serie A è bello proprio perchè a entrare in gioco sono aspetti terzi da tenere sempre in considerazione. Fra questi l’organizzazione tattica delle piccole con cui si possono perdere punti pesanti anche quando sulla carta non c’è paragone. Chiedete al Milan e ad Allegri che nello scorso torneo persero la vetta dopo il clamoroso Ko interno con la Fiorentina a un passo dalla B. Basta poco per inciampare e chi segue spesso è pronta ad approfittarne. Del resto sembra l’anno buono per provarci; il primo dopo 13 in cui le milanesi non sono competitive permettendo ad altre città (Roma, Napoli) di sognare.

Ed allora ecco che il mercato potrebbe assumere aspetti interessanti; alla Juve serve un bomber, uno che sappia fare tanti gol, risolvendo le situazioni complesse. Drogba era la soluzione affascinante, Llorente un progetto a lunga scadenza,
Lisandro Lopez l’idea mediana che potrebbe risultare vincente.

Da non perdere di vista la corsa alla zona Champions perchè l’Inter a strattoni cerca di restare a galla nonostante i notevoli problemi; anche per i nerazzurri il mercato potrebbe donare quella linfa che oggi a tratti sembra mancare. C’è da risolvere le questioni Sneijder e Silvestre, respingere l’attacco dell’Arsenal per Milito e chiudere qualcuno degli affari su cui si lavora da mesi. Paulinho va bene perchè si tratta di un giovane di valore, i dubbi semmai riguardano le caratteristiche tecniche. Insomma da quel poco che si conosce davvero sembra più un mediano che un regista. Ecco quindi tornare in pista la soluzione Lodi (su cui ha messo gli occhi anche il Milan), pista percorribile dopo il grande successo del Catania contro una Roma sciupona.

Dipenderà dalle intenzione del presidente etneo Pulvirenti; la salvezza è dietro l’angolo e il Catania la raggiungerà anche senza Lodi, magari però al settimo anno di fila in massima serie e nelle condizioni attuali si fa un pensierino a qualcosa di più. Uno schiaffo morale nei confronti di Lo Monaco che andò via sbattendo la porta senza trovare tanta fortuna altrove: pochi mesi a Genova e poi il Palermo con la retrocessione in B dietro l’angolo.

Ultimo passaggio per la Roma. Il fallimento del secondo progetto è dietro l’angolo, Zeman non fa meglio di Luis Enrique e nella capitale l’effetto entusiasmo per il ritorno del boemo è lontano anni luce. Senza Totti e Osvaldo, con De Rossi in panchina i giallo – rossi affondano a Catania dimostrando tutti i limiti tecnici e tattici. Destro non regge il peso dell’enorme responsabilità che grava sulle proprie spalle, la difesa cerca di assecondare le idee del tecnico e viene puntualmente beffata. Con la Lazio a +10 e addirittura in corsa per lo scudetto la pazienza dei romanisti (e della società) è finita. Dopo mesi di fiducia incondizionata oggi possiamo affermare che Zeman sia in bilico.

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