LA JUVE E’ UNA FURIA, IL NAPOLI ACCORCIA, IL CAMPIONATO SI ACCENDE

di Chris Grasso – Dall’altalena della mediocrità , della pochezza tecnica, dell’equilibrio tendente verso il basso, stavolta a scendere col sorriso è il Napoli. A Parma, dove nessuno fin qui era uscito vittorioso, passa grazie al solito Cavani, ma anche alla voglia di portarecavani_parma-napoli a casa un risultato difficile dopo il pari dei locali, che stava per trasformarsi nell’ennesima occasione mancata. E invece lo scugnizzo Insigne e il matador inventano la giocata decisiva nel momento giusto e accendono un campionato che a dicembre la Juve sembrava aver chiuso.

Una Juventus imbestialita dopo quanto accaduto sabato sera, una furia che a distanza di giorni non accenna a sfumare. In realtà la direzione arbitrale della gara col Genoa è stata del tutto inadeguata e capace di creare disastri enormi. Il rigore per il fallo di mano di Vucinic c’era (sullo 0-0), quelli sulle trattenute a Vucinic e Pogba anche e poi c’è l’episodio dell’ultimo secondo, su questo genere di falli è necessario fare chiarezza. Ganqvist colpisce il pallone col ginocchio e poi nettamente con le mani, la Juve grida allo scandalo quando si accorge che Guida non intende fischiare il rigore. Poi le proteste di Conte e degli altri bianconeri che rischiano ora pesanti polemiche.

Facciamo qualche passo indietro e torniamo al gennaio del 2008 alla gara fra Inter e Parma a San Siro. Ospiti avanti 2-1 contro la corazzata di Mancini in evidente affanno e in enorme difficoltà. All’85 l’arbitro Mazzoleni fischia un rigore per i nerazzurri che manda su tutte le furie il Parma, con tanto di espulsione di Couto. Episodio simile a quello di sabato a Torino, palla prima sulla testa e poi contro il braccio del portoghese. Ibra trasforma il penalty e poi segna pure il 3-2 al ’94 col Parma ormai in 9 uomini.

Il giorno dopo sono polemiche feroci contro e si parla di favori all’Inter, così Collina (allora designatore arbitrale) indica il percorso da seguire: se la palla tocca prima una parte lecita del corpo e poi la mano o il braccio il rigore non va fischiato. Da li in poi però le cose non sono migliorate e si è giunti ai giorni nostri col medesimo dubbio sul fallo di mano in area ancora irrisolto. Sabato l’ultimo atto di questa lunga storia, tanto grave da richiedere una definitiva soluzione. Noi siamo per la concessione del rigore: era fallo quello di Couto, è fallo quello di Granqvist.

Ma la Juve non deve compiere l’errore di nascondere i problemi dietro agli (evidenti) errori arbitrali. I guai della squadra sono di altra natura, troppi punti persi con le piccole per la scarsa capacità di trasformare in gol l’enorme mole di gioco. Anelka arriva per risolvere questo imbarazzo, sperando che sia la soluzione e che Conte non debba rimpiangere Del Piero, sarebbe gravissimo.

Chi invece sembra averli risolti tutti i guai è il Milan, in testa nella classifica dei punti guadagnati nelle ultime 15 giornate di campionato. Svaniti, come per magia, i limiti causa della stentata partenza, recuperati punti su tutti, Juve compresa, torna così vicino l’obiettivo terzo posto che poco tempo fa sembrava irraggiungibile. Adesso si lavora per fare arrivare Balotelli e accrescere il potenziale offensivo già ampiamente dotato. Forse allora sarebbe il caso di sistemare gli altri reparti, come la difesa, ma si sa il mercato è anche immagine e Balotelli al Milan è un titolo molto più avvincente di altri.

Se il Milan va come un treno e scala posizioni su posizioni Inter e Roma camminano affiancate sulla strada della delusione. Pari per entrambe ricchi di gol, errori, approssimazione, confusione e una generale sensazione di progetti falliti. Cocente delusione per i giallorossi il ritorno di Zeman: tanto voluto prima, tanto ripudiato adesso. Il boemo non ha legato con la squadra e non fa gli interessi della società, forse perchè sia in estate che adesso si aspettava un mercato diverso. Situazione complicata e rischio divorzio dietro l’angolo adesso che il club ha deciso di isolarlo e difendere la rosa.

A Milano la delusione è di altra natura: a due anni dal triplete l’Inter ha esaurito idee e slancio. Stramaccioni fa quello che può e sbaglia anche, ma la macchina che guida è carente in ogni settore. Tanto che contro un Torino che nasconde la palla ai nerazzurri per un’ora il regista lo fa Mudingayi, con risultati immaginabili. A salvare la beneamata da una nuova figuraccia ci pensa la vecchia guardia: Zanetti fugge a destra e mette in mezzo, Cambiasso si inserisce e fa 2-2. Per un attimo sembrano essere tornati i bei tempi, ma è solo un’illusione.

Così mentre Sneijder esordisce gol Galatasaray e Coutinho è pronto ad andare al Liverpool, Branca si prepara a prendere Paulinho il tanto desiderato centrocampista brasiliano che non è un regista e quindi rappresenta la nuova costosa scommessa post –  Mou.  L’Inter di oggi somiglia tantissimo all’ultima dell’era Pellegrini, quando lo scudetto era un’illusione e gli obiettivi si costruivano alla giornata.

Infine l’ennesimo elogio al Catania che fa nera la Fiorentina (Montella chieda di corsa l’acquisto di un portiere vero), e scavalca la Roma in classifica in piena zona Europa. Momento magico per gli etnei capaci di fare risultato pieno anche senza gente importante in mezzo al campo e in attacco, capaci di rimontare il vantaggio di Migliaccio e anche fortunati in alcune circostanze. La squadra di Maran ha preso il posto dell’Udinese e si candida per una storica qualificazione alla prossima Europa League.

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