IRROMPE BALOTELLI MENTRE JUVE E NAPOLI CORRONO PER LO SCUDETTO

di Chris Grasso – La cosa si fa interessante e avvincente in attesa dello scontro diretto del primo marzo. Duello fra la Juve che non molla e il Napoli che diventa famelico. Duello fra allenatori italiani sanguigni, bravi, meticolosi al limite dell’ossessione, ma231225410-dc25aece-7f60-4ced-a0f9-9e21f3fa1138 capaci di tirare fuori il massimo da rose non straordinarie ma con alcuni giocatori strepitosi. Duello fra città profondamente diverse, la signorile Torino e la passionale Napoli (anche troppo), specchio delle dirigenze e dei presidenti che guidano i club.

Non ci sono più Maradona e Platini ad accendere i sogni a colpi di genio, adesso è tutto sulle spalle dei Vidal, Cavani, Hamsik, Vucinic, Insigne e Marchisio. Forse c’è meno poesia, ma tanta energia, tanta potenza che esplode in campo ogni maledetto fine settimana.

La Juve passa a Verona con un primo tempo da urlo e una ripresa sottotono; ritrova i gol di Matri e riceve le risposte che cercava dai sostituti dei titolari. Il Napoli abbatte la rivelazione del campionato, quel Catania che reclama per un netto rigore non concesso, ma si addormenta sui due gol dei partenopei. Aggancio in vetta dopo cena sabato, nuova fuga dei campioni d’Italia all’ora di pranzo domenica. Tutto molto bello direbbe Bruno Pizzul, con la serie A che torna ad essere divertente.

Anche grazie al ritorno del bad boy Mario Balotelli, subito in campo ieri sera e protagonista assoluto nel successo del Milan con l’Udinese. Una forza della natura il centravanti cresciuto dall’Inter, che ora si morde le mani per averlo ceduto così in fretta senza avere un piano reale per sostituirlo. Al ’93 calcia un rigore dubbio per molti (ma il regolamento parla di fallo in caso di intervento con eccesso di foga e ci sembra proprio il caso) come se nulla fosse, con quell’indolenza che in certi momenti diventa il suo punto di forza. Super Mario è e sarà un fattore per il campionato e per il Milan che se lo gode e (ironia della sorte) aggancia proprio l’Inter al quarto posto, a meno tre dalla Champions oggi in mano alla Lazio.

Una Lazio che non solo non sa più vincere, ma che da due turni sembra aver dimenticato anche come si pareggia. A Genova i boancoazzurri soffrono, vanno sotto, rimontano, sfiorano la vittoria e poi cadono al ’94 a causa di un beffardo colpo di testa calibrato di Rigoni. Petkovic non trova più l’equilibrio perfetto che aveva portato anche a parlare di scudetto, perso da qualche parte come la forma di Candreva e la salute di Klose (uscito ancora alla fine del primo tempo). La nota positiva si chiama Floccari al terzo gol consecutivo.

Una sconfitta profondamente diversa da quella subita dall’Inter a Siena. In casa dell’ultima della classe i nerazzurri coi nuovi innesti subito in campo (a parte Kovacic lanciato nella ripresa) affondano nella maniera peggiore. Zero gioco, zero idee, zero spirito di sacrificio, zero in tutto dal campo alla panchina, Stramaccioni in completa confusione continua a cambiare formazione, inseguendo l’assurda idea che sia meglio adattarsi all’avversario anche se questo non è il Barcellona. Ne viene fuori un disastro senza precedenti e la sensazione di una nuova stagione buttata al vento. Moratti inizi a pensare seriamente a soluzioni credibili, l’esperimento sembra essere naufragato, meglio salvare il salvabile.

Discorsi simili per la Roma che nell’anticipo dell’anticipo di venerdì collassa contro il Cagliari che ne fa 4 all’olimpico. Ultimo atto della seconda era Zeman, anche qui un esperimento andato male (per i giallorossi è il secondo di fila, non è che qualche problemino ci sia anche nell’attuale dirigenza?). Il profeta del calcio d’attacco lascia la capitale con un pò di tristezza per quello che poteva essere e non è stato, per il patrimonio di entusiasmo sprecato in pochi mesi. Continuerà ad allenare per fortuna, ma non a Roma dove le sue regole non possono essere accettate.

Torna invece il sorriso sulle labbra di Montella; la sua Fiorentina batte un ottimo Parma con i gol delle punte e rivede la luce dopo un inizio 2013 molto complicato. Toni di testa, Jovetic di rapina e la Viola può di nuovo sperare nell’Europa, quella vera.

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