IL TRISTE BALLO DI BERSANI, MENTRE I SONDAGGI DANNO IL CENTRODESTRA AMPIAMENTE IN VANTAGGIO

di Aragorn – Alla fine è andata come in molti avevano pronosticato; incarico a Bersani per un disperato tentativo di mettere insieme una maggioranzabersani che non c’è nemmeno usando la più fervida immaginazione. Napolitano ha deciso di non decidere in fin dei conti, assegnando il compito al leader della coalizione uscita vincente, seppur di mezzo punto percentuale, dalle urne.

Un incarico che rischia di essere la tomba sulla carriera di Bersani e delle sue molteplici similitudini. Voleva l’incarico e l’ha ottenuto, non voleva una coalizione col Pdl ed è stato accontentato, ora però viene la parte triste del ballo. La ricerca ai margini dell’elemosina di quei voti che al Senato gli permetterebbero di ottenere la fiducia. Conti alla mano un’impresa impossibile: per ottenere la fiducia si deve arrivare a quota 158 ed oggi il Pd parte da 106. Dove pensa di pescare allora Bersani gli uomini che possano dare luce al suo governo?

Il Movimento 5 Stelle resta l’obiettivo principale. Convincere Grillo a votare la fiducia significherebbe incassare 59 voti tutti insieme e a quel punto la maggioranza sarebbe solida senza necessità di forzarsi più di tanto (magari tornerebbe in corsa anche Monti per balzare sul carrozzone). Ma Grillo non ne vuole sapere, l’esperienza Grasso è stata archiviata alla voce incidente o trappola se volete e quindi il discorso è chiuso, potrebbe riaprirsi solo se si decidesse di mettere nelle mani dei grillini la Rai, ipotesi ad oggi fantasiosa.

Ed allora si torna al numero di partenza: 106. Bersani fa due conti, pensa a Monti certo (21), al gruppo misto (12), a Grandi Autonomie e Libertà (10) al Gruppo Autonomie (10) e alla Lega (16). Il totale farebbe 175 certo, ma in ciascuno dei gruppi citati convivono anime di svariata provenienza politica e convincerli non appare impresa semplicissima, senza contare il prezzo da pagare in termini di poltrone. Bersani allora  punterà solo su qualcuno di questi, agendo “a spizzichi e bocconi”, magari trova chi ci casca e alla fine la somma fa il magic number.

Potrebbe anche andare così, e poi? Che maggioranza sarebbe per un Paese sull’orlo del baratro? In che modo si riuscirebbe a garantire la necessaria stabilità? Bersani sa che non ha scelta, deve provarci dopo gli schiaffi in faccia subiti da Grillo e il secco no alla proposta di collaborazione del Pdl (quella si che avrebbe garantito la governabilità). Poi tornerà da Napolitano per completare il suo funerale politico e trattare la resa, rimane da capire solo quanto lunga sarà l’agonia.

Intanto oggi il Pdl a Roma in Piazza del Popolo si ritrova per una grande manifestazione in favore di Silvio Berlusconi; una sorta di protesta contro quello che sempre di più somiglia ad una caccia all’uomo da parte della magistratura. Un banco di prova allo stesso tempo per il partito che chiama a raccolta i suoi elettori per capire se ha ancora presa sulla gente e di che tipo.

Un test che giunge a 24 ore dal clamoroso sondaggio di Scenari Politici che vede il centrodestra avanti di 2 punti pieni (31%) rispetto al centrosinistra (28,9%) con Grillo in lieve calo (24,5%). Tutto questo mentre le elezioni non sono per nulla una eventualità remota.

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