CRIMI, BERSANI E IL GRANDE FRATELLO DEMOCRATICO

Sinceramente: questa storia della diretta streaming delle consultazioni è una boiata pazzesca, una trasfigurazione della democrazia a uso e consumo del voyeurismo digitale, uno spettacolo di lap dance senza il palo al centrobersani_m5s_streaming della sala. Bersani ha fatto il possibile, sia chiaro, per farlo sembrare un esercizio di partecipazione, compresa la battuta infelice sulla differenza fra le consultazioni e una puntata di Ballarò, frequentatissimo e ambitissimo, trasversalmente, salotto televisivo italico. Il tentativo era destinato a fallire, perché la dialettica democratica non è un frame catturabile dall’occhio umano, né tantomeno le sorti dell’Italia possono dipendere dalla percezione che il cittadino guardone ricaverà da Crimi che, per assurdo, si scaccoli o dalla postura introflessa di Pierluigi Gargamella o dell’imperscrutabile Letta. Le consultazioni sono colloqui spesso duri, spesso conditi dal necessario equilibrismo fra posizioni da conciliare: davvero qualcuno pensa che mandarle in diretta streaming accorci le distanze col popolo? Illusi.

E’ come al Grande Fratello, quando a uso e consumo delle telecamere si celebrano finti amori, finto odio, melodrammatici silenzi o pianti greci. Gli spettatori si illudono che quella sia la realtà, a volte fingono anche loro di crederlo, e adattano le loro reazioni a questa evenienza. I Grillini la spacciano per “democrazia” e forse nel loro microcosmo digitale questa orgia orwelliana è del tutto simile alle primarie che hanno selezionato parlamentari con un centinaio di “clic”, in mezzo ai quali, insieme a persone rispettabilissime, bivaccano simpatici folletti che disquisiscono di microchip sottopelle, inutilità dei vaccini, inoculazione dei tumori e dell’HIV.

Preveniamo l’assalto di militanti veri a cinque stelle, trolls, fake e fate turchine: era meglio prima quando tutto avveniva in gran segreto, nelle chiuse stanze, al riparo da microfoni e telecamere? Ribaltiamo la domanda: le telecamere fisse su Crimi che si assopisce al Senato sono una conquista democratica o una frazione di secondo di una lunghissima giornata parlamentare che diventa gogna e ghigliottina? Lo dovremo giudicare per quello o per le proposte di legge e il ruolo che riuscirà a svolgere nell’interesse dell’Italia? E ancora: qualcuno vuole farci credere che le trattative per la formazione del Governo si esauriscano nella masturbazione in hd di una diretta streaming o continuino nelle aule del Parlamento, dal Presidente della Repubblica, al bar o nelle sedi dei Partiti? Che faremo domani per scongiurare che ai cittadini digitali venga nascosta qualcosa, doteremo del famigerato microchip i politici per scaricare “on demand” tutte le loro conversazioni della giornata e rivederle in slow motion la sera sul divano?

Siamo seri. La politica si moralizza con gli esempi, con la corretta corrispondenza fra elettori e eletti, con il lavoro parlamentare finalizzato al bene comune, con una necessaria revisione dei costi della politica, pur senza trasformarla nel trastullo di qualche riccone che possa permettersela o, peggio, nella prateria delle lobby che decidessero unilateralmente di finanziare i propri interessi. La smettano i partiti tradizionali di inseguire Grillo e i Grillini sui loro “venti punti”, manco fosse la Carta del Carnaro: si assumano le loro responsabilità e si ricordino che fino a quando non hanno dimostrato di non meritare un centesimo delle loro retribuzioni, a nessuno interessava quanto guadagnassero.

Al popolo, anche a quello che non è nato digitale, interessa che si rimetta in moto l’economia e che si ascolti il grido di dolore di precari, piccoli imprenditori, commercianti, insegnanti e categorie produttive in generale, strozzati da austerità e tassazione esasperata, con un conseguente infimo potere di acquisto. I partiti, lo dice la storia, dovrebbero avere una visione a trecentosessanta gradi, lasciando ai Movimenti battaglie “settoriali”, temporalmente definite, espressione del sentimento e del risentimento popolare.

L’alternativa è giocare all’Isola dei Famosi e lasciarsi imbrigliare dai meccanismi spesso perversi del reality show, nei quali l’apparenza, la finzione e la presenza scenica contano più della sostanza e dei contenuti, portando spesso l’ignaro protagonista, come in un geniale film con Jim Carrey, a sviluppare esaurimenti nervosi e comportamenti devianti, fino alle tendenze suicide che ci pare stiano già per attanagliare parte della nostra classe politica.

Dimenticavamo: stiano attenti gli ultras della democrazia digitale, quelli in buona fede, perché la storia ci insegna che alcune grandi rivoluzioni sono finite per troppo furore giustizialista con le teste dei rivoluzionari ad accarezzare la lama della ghigliottina. Non c’era la diretta, ma finì con la Restaurazione.

Ulderico de Laurentiis

Ulderico de Laurentiis

Giornalista, Laurea in Comunicazione Istituzionale e di Impresa e tesi su "Il Roma come quotidiano della destra napoletana e campana".Un Master e una passione ancora acerba per l'Enogastronomia. Webmaster di Meridiana Magazine e blogger, cresciuto a pane e militanza politica. Per aspera ad astra!
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