ESALTAZIONE DA CURVA: LO STADIO COME IL COLOSSEO

Molti deliri “estremisti” ed illogici di chi tifa una squadra piuttosto che un’altra, vengono motivati (giustificati?) dalla natura prevalentemente irrazionale della fedecambiasso calcistica. E così bisogna avere rispetto pure per la filosofia che si cela dietro ogni “appartenenza”, e che rende tale appartenenza qualcosa di gran lunga più complesso di un urlo indistinto all’interno di una curva.

Chi tifa Inter, a torto o a ragione, rivendica la natura “legalista” della propria squadra, in virtù dell’immunità (presunta o meno) che la stessa vanta relativamente a calciopoli; chi tifa Juve, a torto o a ragione, vanta il senso di disciplina che caratterizza la condotta complessiva della squadra e dei singoli (pertanto la riservatezza e la “sobrietà” di Del Piero sono elevati a emblema) o ancora il merito di essere il principale serbatoio di talenti per la Nazionale; (e via dicendo).

Non c’è nemmeno da stracciarsi le vesti di fronte all’anomalia per cui le big vengono tifate a prescindere dalla geografia: trattasi semmai del parziale e benefico superamento dei localismi e della rivalità tra meridione e settentrione; certo: si potrebbe obbiettare che tale rivalità è stata trasfigurata nella spietata competizione e inimicizia tra squadre che fanno riferimento al medesimo territorio (Catania – Palermo; Milan – Inter), ma in questo caso è in gioco un primato ed è comunque cosa comune ed è estesa (non sembra che corra buon sangue tra i tifosi del Manchester City e quelli del Manchester United).

Premesso tutto ciò – e veniamo adesso al punto – appare disdicevole l’esaltazione esclusivamente provocatoria di parecchi interisti al cospetto dell’intervento killer dell’argentino Esteban Cambiasso ai danni di Sebastian Giovinco (a causa del quale è stato inflitto al primo un giorno di squalifica: una pena che ha accontentato pochi).

Se ne potrebbe fare, come si diceva, una questione di club e asserire, ad esempio, che non è lo Juventino ad essere “apolide” – secondo una celebre quanto infondata accusa mossa contro chi sostiene la squadra: cosa c’è di più italiano della Fiat, di Buffon o Del Piero? – ma semmai l’Interista (estremista) che subordina la caviglia di uno dei pilastri della Nazionale allo storico odio verso i bianconeri.

Se non fosse che il punto non è questo: il punto è semmai che Cambiasso ha chiesto scusa – né la sua condotta lascia intendere che si trattasse di scuse d’ufficio; il punto è che lo stesso allenatore della Juventus, Antonio Conte, oltre all’immediatezza con cui ha sedato qualunque potenziale litigio, ha accettato suddette scuse, essendo il gesto ascrivibile (ma non giustificabile) ai nervi tesi, fisiologici nell’ambito di uno dei match più attesi del campionato Italiano.

La verità è che suddetto estremismo comincia davvero a stancare: coloro che tacceranno di “perbenismo” la presente prosa, sono gli stessi che intendono lo stadio allo stesso modo in cui i romani intendevano il Colosseo. Non c’entra la comprensibile illogicità di cui si diceva: quando è in gioco e a rischio la salute e dunque la carriera di un giovane calciatore – che per diventare tale, spesso, ha tollerato sacrifici e privazioni che molti di questi esaltati non conoscono nemmeno lontanamente – juventino, interista, Italiano o Argentino che sia, c’è poco da esaltarsi e poco da argomentare; ha stancato, insomma, il totale capovolgimento di significato della parola sport: da sinonimo di autocontrollo e rispetto dell’avversario, a barbara lotta fra squadre e tifoserie contrapposte.

Alex Minissale

Alex Minissale

"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"
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