IL DISASTRO INTER PARTE DA LONTANO: L’ADDIO DI MOU, LA FOLLE SCELTA BENITEZ, IL FLOP STRAMA

di Chris Grasso – Vincere tutto e tornare nell’anonimato anche peggiore di quello precedente ai trionfi. L’Inter di Moratti verrà ricordata certamente per il triplete, ma anche per quanto accaduto dopo; la scientifica opera di completoCALCIO: INTER; INFORTUNI E POLEMICHE, E STRAMACCIONI TORNA IN BALLO sfascio di quanto costruito con pazienza, soldi, sudore e sacrifici per un decennio. Dopo Mourinho il vuoto assoluto, un caos che parte proprio all’indomani della storica impresa di Madrid in una notte magica e indimenticabile.

Il grande condottiero va via per accettare una nuova sfida e Moratti che fa? Chiama a sostituirlo il suo nemico giurato: Benitez. Metti una squadra che fino ad un mese prima ha dato tutto per un allenatore nelle mani del suo opposto, che non vuole sentire parlare di Mou e cerca (senza successo) di cancellarne il ricordo. Il disastro è iniziato lì da quella scelta folle, dalla cessione di Balotelli, dalla decisione di trattenere tutti i protagonisti del triplete, anche quelli ormai spremuti, ma ancora appetitosi sul mercato. Mancini prima e Mourinho dopo indicavano le scelte di mercato, poi Branca andava con una borsa piena di soldi e chiudeva l’affare con facilità.

Dal 2010 le cose sono cambiate e il Direttore Sportivo ha iniziato a mostrare i suoi limiti; senza una mano a guidarla e con risorse economiche limitate le magagne sono emerse. Ed ecco che a San Siro al posto degli Eto’o sono arrivati brocchi di varia entità, non adatti alla causa e incapaci di recitare il ruolo che gli veniva affidato. Il primo anno va comunque benino; prima con Benitez, poi con Leonardo arrivano Super Coppa di Lega, Mondiale per club e Coppa Italia; un altro triplete seppur in tono minore insomma, a cui si aggiunge il secondo posto in campionato dopo aver duellato e bene col Milan per il titolo.

Ma la rosa è logora, serve il ricambio, Cambiasso, Zanetti, Samuel, Milito e Stankovic iniziano a fare intravedere segnali di cedimento fisico. Ma non c’è un nuovo progetto e nell’estate dell’addio di Leonardo, che accetta i miliardi del PSG, l’Inter è una nave in balia della tempesta. Non c’è un capitano, la ciurma non ha idea di cosa fare e si naviga in perenne rischio di naufragio. In panchina si alternano Gasperini, Ranieri e Stramaccioni i quali fanno quel che possono con organici rattoppati e di livello medio.

Poi si arriva a quest’estate, quella della rifondazione, almeno nei pensieri della società. Si punta sui giovani e sulla loro freschezza, ma intanto Longo, capocannoniere della Primavera neo campione d’Europa, invece di essere promosso a vice – Milito viene spedito all’Espanol. Le cose in avvio non vanno male, Stramaccioni non ha un’idea di calcio ben precisa e si sceglie di adattare la sua squadra al gioco degli avversari, senza fare distinzione fra Pescara e Juventus. Benino in campionato, bene invece in Europa League, fino al miracolo di Torino che porta i  nerazzurri a -1 dalla vetta: pazzesco.

Le note positive però finiscono li, dopo è tutto un pianto. La squadra inizia a giocare che peggio non si può, fatica in casa e in trasferta non vince più. Stramaccioni palesa i suoi limiti perchè non trova una soluzione, non riesce a fare calcio nemmeno per caso. La società certo non lo aiuta e peggiora le cose col pasticcio Sneijder, ceduto ai turchi dopo mesi di tira e molla al limite del pietoso.

Ma il meglio deve ancora venire. A gennaio Branca & co. danno il meglio di se con le operazioni di mercato. Via il ventenne Livaja per un pensionato come Rocchi che nella Lazio non giocava titolare nemmeno quando mancavano tutte le punte in rosa. In più arrivano Schelotto e Kuzmanovic che definire imbarazzanti non rende l’idea. E’ vero alla Pinatina giunge anche il giovane e talentuoso Kovacic, il regista che mancava con la speranza che non venga rovinato. A tutto ciò si aggiungono i lunghi infortuni di Milito, Cassano e Palacio che non solo un alibi, ma il completamento di un quadro deprimente e fallimentare.

Il resto viene da se: le sconfitte in campionato (record di Ko interni consecutivi eguagliato) e le eliminazioni in Europa League e Coppa Italia, quest’ultima contro una Roma che ha meritato ampiamente l’accesso in finale. Il futuro è difficile da decifrare, si ripartirà senza Europa probabilmente, cosa che non accadeva da un ventennio, e con delle scelte da fare.

Forse è arrivato il momento di ammettere il fallimento dell’esperimento Stramaccioni, troppo giovane e impreparato per un ruolo tanto complesso. Sarebbe stato meglio restituirlo alla sua primavera per farlo crescere con calma invece di bruciarlo come è stato fatto. Difficilmente l’Inter ripartirà da lui, serve altro per ridare fiducia all’ambiente, serve altro in panchina e in campo, serve altro anche in società. L’anno zero dell’Inter che guarda a est e ai soldi dei russi.

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