LA RIVOLUZIONE A 5 STELLE: ROMANO PRODI PRESIDENTE

Grillo Prodi Quirinaledi Jackal – Fate piano, non svegliateli. I rivoluzionari, quelli della democrazia diretta, del webbe, dell’apriscatole e del bisturi, potrebbero passare dal sostegno all’ottantenne Rodotà, nuovo “nel metodo”, perché lo propongono loro, al mitico Mortadella, al secolo Romano Prodi. Ohibò, si sarebbe esclamato negli anni ’50: quel Prodi? Quello della Cirio, quello della svendita del patrimonio pubblico, quello dell’Euro, l’europeista convinto, l’uomo delle tasse? Pare proprio parlino di lui. Secondo i blog degli agit-prop a cinque stelle, in sostanza, l’unica vera rivoluzione sarebbe impedire l’accordo Bersani-Berlusconi, anche a costo di sputtanarsi con un “nuovo” che puzza di naftalina lontano un chilometro.

Vedi, vedi che Grillo vuole soltanto un Presidente da insultare? Come lo convincerà ad uscire dall’euro? Misteri. Fatto sta che la manutenzione dei microchip è durata qualche minuto e la lista dei papabili Presidente delle Quirinarie precipita all’impazzata verso il basso. Ricorda quei consigli comunali di fine mandato, quando a furia di scorrere la lista per incarichi sopravvenuti si arriva a personaggi di quart’ordine con dieci voti e tanta voglia di crescere.

Dovevamo fare la rivoluzione per ritrovarci Prodi Presidente? Dovevamo votare un comico per farci ammorbare sette anni dalla faccia più triste della politica italiana?

Il gioco è vecchio e pericoloso. Veti e controveti, ghigliottine e lame del boia, rivoluzioni e rivoluzionari. Sullo sfondo, Napoleone. Continuate ad abbaiare alla luna e inseguire gli umori dell’antiberlusconismo acritico: vi ritroverete con D’Alema Presidente. Beati voi.

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