LE DIMISSIONI DI BINDI E BERSANI, IL CAOS POLITICO. ANALISI DEI PROBLEMI STRUTTURALI DEL PD

imagedi Aldo Vitale – Bersani si dimette; la Bindi si dimette; Marini e Prodi non vengono eletti al Quirinale; perché? I perché sarebbero tanti almeno quanti sono i possibili significati da attribuire alla sigla PD che può essere intesa come acronimo di Partito Diviso, Partito Demagogico, Plutocrati Democratici, Progressisti Decaduti, Paradosso Politico, Parolai Deludenti, Partito Dilaniato, Potenti Dilettanti, Psico Deliranti, Partito Deragliato.

Ciò nonostante, occorre fuoriuscire dalla contingenza dell’episodio temporaneo, per scrutare più a fondo e comprendere quali siano i problemi strutturali del PD. I problemi del PD vanno ben oltre la possibilità o meno di eleggere un Presidente per il Quirinale.

Il PD, infatti, nasce dalla fusione dei post-comunisti, che mai hanno fatto i conti con la storia e soprattutto con la propria storia, con i democristiani di sinistra, cioè con i dossettiani, o, come poi sono stati giustamente identificati, i catto-comunisti.

Nascendo da questo miscuglio non si è mai creata una anima univoca che si sorreggesse su una piattaforma ideologica, assiologica, culturale omogenea, fruttificando così in estenuanti e paradossali contraddizioni. La maggioranza degli appartenenti del PD ha un passato sostanzialmente comunista, cioè statalista e collettivista, ma oggi si definisce liberale e si batte per un’etica individualistica; la maggior parte dei membri del PD proviene da una cultura ateistica, ma oggi si batte per la libertà religiosa di tutti tranne che dei cattolici, incarnando così al meglio la cultura non laica, ma laicista; la maggior parte dei militanti del PD proviene da una dimensione etica in cui la collettività e la morale del collettivo dovevano prevalere sul singolo, ma oggi si impegna per l’affermazione di una morale individualistica.

Contemporaneamente la minoranza dei membri del PD ha un passato nel cattolicesimo progressista, ma oggi si professa “adulto”, cioè indipendente rispetto alla Chiesa e agli insegnamenti di questa; la minoranza del PD si professa cattolica, ma sostiene una politica con il cattolicesimo assolutamente inconciliabile, per esempio nelle materie bioetiche, in cui in nulla si differenzia da quella degli anticlericali Radicali, sostenendo la giuridificazione di unioni diverse dalla famiglia, l’eutanasia, ed altre nefandezze giuridiche ed etiche; la minoranza del PD si dichiara cattolica, pur senza raccogliere il sentimento ed il consenso dell’elettorato cattolico italiano che, in grandissima maggioranza, ha sempre votato forze non di sinistra, cioè diverse dal PD.
Il tandem Bersani-Bindi alla segreteria ed alla presidenza del PD, con il loro conseguente fallimento, è la prova più lampante di questo gianismo che struttura e che all’un tempo fagocita il PD.

A tutto questo aggiungasi l’idea generale di essere un partito davvero democratico, salvo l’esercizio del più duro ostracismo nei confronti di quanti pur appartenenti al PD dovessero o potessero raccogliere un consenso popolare non condiviso dalle gerarchie del PD medesimo; l’idea che il solo anti-berlusconismo possa costituire l’argomento delle campagne elettorali e di unione della classe dirigente della sinistra; l’idea che la politica possa essere coniugata secondo paradigmi manicheistici che vedono nel PD l’unica forza democratica, costituzionale, libera, morale, ritenendo tutti gli altri nella più rosea delle ipotesi mercenari prezzolati di Berlusconi o addirittura sovversivi ed eversivi di natura varia.

Il PD dunque deve effettuare una profonda autocritica, di stampo storico, di profilo politologico, di matrice culturale che possa affrancarlo dagli spettri delle vecchie ideologie per farlo rinascere come forza davvero social-democratica, che possa depurarlo da tutti i pregiudizi nei confronti della vera democrazia, cioè accettare la legittimazione e la legittimità costituzionale e culturale di tutte le altre forze che non siano il PD per divenire così democratico anche nei fatti oltre che nelle parole, rideterminare la propria gerarchia di valori per decidere se rivolgersi all’elettorato di sinistra e laicista o a quello moderato e cattolico ( non potendo soddisfarli entrambi, come si è visto in modo eclatante più volte in questi anni).

Ovviamente i problemi strutturali del PD, considerando la consistenza del consenso popolare che raccoglie, non possono che ripercuotersi come problemi strutturali della politica italiana, per cui non resta che augurarsi, anche per il bene del Paese, che una forza politica così grottesca, ma così importante possa risolvere i suoi schizofrenici psico-drammi.

I testoni testardi del PD, con umiltà, dovrebbero comprendere, specialmente in questi momenti di crisi della propria fazione, che il migliore loro alleato potrebbe essere colui che cocciutamente ritengono il loro più atroce avversario: cioè Berlusconi, come si evince dalla mano tesa che più volte il PDL, anche, ma non solo per un proprio tornaconto politico-elettorale ( senza ipocrisie ), ha teso al PD in questi convulsi giorni.

Dunque, fino a quando il PD, i suoi esponenti, i suoi quadri, i suoi militanti, non decideranno di esaminare la propria coscienza ( anche politica ) non riusciranno mai ad uscire dal pantano in cui si trovano, condannati a non poter convincere, dentro o fuori le urne, né gli altri, né, paradossalmente, ma inevitabilmente, perfino se stessi.

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