PD: UN ELETTORATO DI TRADITORI


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C’è da farsi una fragorosa risata, di fronte tutti questi attivisti “democratici” (giovani e non), che voltano oggi le spalle a Bersani pur avendole sino a ieri voltate a Renzi. Passi – a fatica – che l’elettorato solido del PD (quello che ha avuto accesso ai due turni delle primarie) non sia che uno specchio anagrafico del paese, sicché la componente “giovanile”, quantitativamente minoritaria, abbia avuto poca voce in capitolo, compressa da quella retroguardia sovietica diffidente dal rinnovamento (in quanto psicologicamente ritardata) e ansiosa di farsi rappresentare da coetanei; passi che suddetta componente giovanile abbia strategicamente scelto di non reclamare spazi più ampi dell’angolino in cui è stata relegata, per non indebolire ulteriormente un partito – quello democratico, appunto – già saturo di patologie autoimmuni. Ma il fragore parossistico posto in essere da qualche giorno a questa parte, questo no, questo è inaccettabile. Dov’erano, questi che rumoreggiano oggi, quando Matteo Renzi veniva silurato dal fantomatico “apparato” per aver preso – ragionevolmente – le distanze da due candidature oscene? Ecco, dov’erano questi quando Bersani si faceva umiliare in diretta streaming dal narcolettico Crimi e dalla isterica Lombardi?

Dov’erano, questi pseudo-politologi a posteriori, quando Bersani, il loro Bersani, si rifiutava di avallare la candidatura di Stefano Rodotà – un loro uomo – per rendere a Grillo la vendetta di suddetta umiliazione? E oggi, oggi, protestano appunto col senno di poi: Marini lo hanno escluso dopo la bocciatura, su Prodi hanno tenuto la voce bassa sin quando lo spoglio non ne certificasse il catastrofico fallimento. Dopo aver brontolato ai danni di Renzi per un intero biennio, ora “perché è un liberista” – come se la politica, oggi, la si facesse con le categorie ideologiche post-settecentesche –, ora perché “il suo programma non va bene” – come se la politica, oggi, la si facesse coi programmi e non con le persone –, ora perché “il suo antiberlusconismo è troppo fievole” (e questa si commenta da sé), oggi si manifesta l’insurrezione anti-bersaniana: si fugge in massa dal carro del perdente quando l’arbitro ne ha proclamato la sconfitta, per di più fingendo di non averci mai stazionato, in tale carro. Bersani ha mestamente rammentato ai suoi che “uno su quattro è un traditore”; presto si accorgerà di quanto velocemente stia lievitando il numeratore della triste frazione che ha decretato la sua disfatta.

Alex Minissale

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"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"
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