MANDATO – BIS, LARGHE INTESE, MARCE SU ROMA. DUE MESI FOLLI PER L’ITALIA E GLI ITALIANI

di Chris Grasso – In un paio di mesi le abbiamo viste davvero tutte. Il primo caso, nella millenaria storia della Chiesa, in cui un Papa siNapolitano-Grillo-Bersani-Berlusconi-Monti dimette (senza esservi stato costretto da fattori esterni, come invasioni o sequestri), l’elezione del nuovo Pontefice che incontra quello emerito ancora in vita (immagini storiche), le politiche 2013 finite con un pareggio a tre, comici che diventano politici e raccolgono milioni di voti, politici che diventano comici e distruggono l’immagine propria e dei partiti che rappresentano.

Non bastasse tutto questo, ecco l’ultimo colpo di scena: il primo mandato – bis del Presidente della Repubblica. Per la prima volta i presidenti di Camera e Senato hanno informato dell’ avvenuta elezione il nuovo Capo dello Stato e per farlo si sono recati al Quirinale dal Capo dello Stato ancora in carica. “Signor Presidente le comunichiamo che lei è il nuovo Presidente della Repubblica Italiana”. Un pò di imbarazzo immaginiamo ci sia stato, la scena a pensarci è divertente.

Napolitano rieletto con una messa di voti raramente vista in un Parlamento riunito in seduta comune, poi tutti in piedi per l’applauso a parte i grillini con la faccia imbronciata manco fossero bambini a cui avessero negato il gelato. Loro avrebbero voluto Rodotà, cosi come la piazza urlante a Montecitorio in attesa di Grillo che minaccia la nuova marcia su Roma e poi non arriva; per la serie “armiamoci e partite”.

Napolitano non sarà la scelta che l’Italia si aspettava, ma per fortuna la sua elezione ci ha salvati dall’avvento di Rodotà, che molti di quelli in piazza nemmeno conoscono. Alcuni, intervistati da un giornalista di Rai 1, alla domanda “perchè avreste preferito il candidato grillino?” hanno risposto: “Perchè è una brava persona”. Nulla da eccepire, le motivazioni sono profonde e ben strutturate.

Ma andiamo avanti e pensiamo al dopo. I problemi arrivano adesso, c’è un governo da fare e sarà di larghe intese; questa è stata la condizione posta da Napolitano per la sua rielezione. Il Pdl è pronto, Scelta Civica anche, il Pd pure, ma solo a parole.

I democratici sono a pezzi, dilaniati dalle guerre intestine, indeboliti dalle dimissioni di tutto l’apparato dirigenziale, malati di un virus fortissimo: Renzi. Si, il sindaco di Firenze che ha vinto la sua battaglia nel partito e ora gongola. Ha detto no a Marini rendendo vano l’accordo fra Bersani e il Pdl, s’è detto felice di votare Prodi salvo poi cambiare idea e fare sprofondare lo stesso Bersani nel dramma assoluto.

Ha stravinto la sfida con mezzi non proprio da cavaliere senza macchia, ha distrutto l’avversario politico e demolito l’immagine dell’uomo. Adesso chi vuole lavorare nel Pd dovrà fare i conti con lui e imparare in fretta il toscano; per queste ragioni (e mille altre) il Pd mai come oggi è a un passo dalla scissione.

Ma di un governo l’Italia ha bisogno e alla fine verrà messo in piedi. Amato premier è la voce più ricorrente, si parla anche di un binomio Enrico Letta – Alfano, ma a questa ipotesi c’è da credere poco. Ci saranno alcuni saggi di Napolitano e il programma sarà quello redatto dalla commissione tanto chiaccherata che il Presidente ha voluto. Economia, fisco, lavoro, tagli, questi i punti salienti.

Sarà un governo politico e non tecnico; potremmo rivedere fra i  ministri Alfano, Cancellieri (possibile conferma agli interni), Monti (agli esteri, ma speriamo di no!), alcuni esponenti del Pd (Letta? Franceschini?), ma non la Lega a quanto pare. Come fatto ai tempi del governo dei professori di leghisti preferiscono sfilarsi.

Compatta e agguerrita l’opposizione con i grillini e SeL il cui strappo a sinistra è ormai ufficiale. A due mesi dalle elezioni quindi il quadro politico è finalmente chiaro e una domanda viene naturale: ma dati i risultati delle urne non era fin da subito la soluzione più naturale? Sveglia!

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