LE CHIACCHERE STANNO A ZERO, ORA IL GOVERNO. MA SI POTRA’ CONTARE SU QUESTO PD?

di Chris Grasso – E’ adesso ci si metta all’opera. Le scuse sono finite, cosi come la pazienza degli italiani e soprattutto il tempo a disposizione, troppo (eberlusconi-bersani-monti prezioso) ne è stato sprecato in questi mesi. Abbiamo un quadro chiaro della situazione in Parlamento: Pdl, Pd e Scelta Civica formeranno un governo guidato da Amato (ma qualcuno meno inquietante proprio non lo si trova? Magari la Cancellieri perchè no?), grillini, Sel, Lega e altri piccoli gruppi all’opposizione; un Presidente della Repubblica eletto e quindi adesso non ci sono più alibi.

Restano i dubbi, quelli si. La fetta più grossa è tutta sul defunto Partito Democratico; il termine defunto non è un’offesa, ma una semplice constatazione, altrimenti perchè i suoi leader (?) dovrebbero parlare di rifondazione o rinascita? Il Pd vive una fase drammatica, la peggiore della sua breve storia, anche più critica di quella post governo Prodi con tanto di sconfitta eclatante alle politiche 2008.

Bersani dimissionario e distrutto dalle marachelle di Renzi che si è preso una rivincita incredibile dopo il ko alle primarie. Il segretario ha visto in 5 mesi la nascita e la fine tragicomica della sua leadership. Ad inizio dicembre festeggiava un successo sul sindaco di Firenze che sembrava proiettarlo verso orizzonti inimmaginabili. Parlava di viaggi all’estero per chiudere accordi con le altre potenze mondiali, scriveva e riscriveva i passi che avrebbe compiuto il suo governo, bacchettava gli avversari “chiaramente inferiori” , snobbava Grillo e il suo Movimento.

Poi le elezioni con il clamoroso risultato: pareggio! Dieci punti di vantaggio buttati al vento in 90 giorni circa trascorsi a parlare di giaguari smacchiati e cose varie. Ma non contento ha accettato il pre – incarico, demolendo ancora di più la propria immagine al punto che l’imitazione di Crozza è divenuta quasi più credibile dell’originale. Il resto è storia contemporanea, ridicolizzato dalla sua stessa portavoce che non vota Marini al primo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica, perpetrando l’ennesimo tradimento.

Il Pd oggi è questo: un tutti contro tutti che coinvolge vecchi e nuovi. Renzi spara a zero, la Bindi e Bersani si dimettono, Franceschini sotto choc per l’attacco dei grillini fuori dal ristorante (questo l’abbiamo voluto aggiungere per dare una nota di colore al pezzo). Un caos folle da cui difficilmente verrà fuori qualcosa di buono.

Sul Partito Democratico oggi si può contare molto poco; servono i voti dei propri deputati e senatori per tenere in piedi il governo che nascerà, ma il contributo fattivo al momento è difficilmente quantificabile.

Devono prima fare chiarezza al loro interno, spiegarsi come fa un partito a bruciare uno dei suoi fondatori (Prodi) e poi pensare al resto. Comprendere se Renzi è una risorsa o una minaccia, scoprire se conviene stare uniti o dividersi per sempre, stabilire come i cattolici possano stare in  questa realtà senza creare ostacoli e viceversa, stabilire chi guida la macchina e soprattutto rendersi conto che il leader se si sceglie poi va seguito e non coglionato ad ogni occasione.

Il governo che nasce avrà un alleato instabile e isterico, un elemento molto grave di cui sarebbe un errore non tenere conto.

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