L’OCSE FRENA LETTA: “LA PRIORITÀ NON È ABOLIRE L’IMU”. E BRUNETTA ATTACCA MONTI

image“Considerando che il forte vincolo di bilancio dell’Italia va rispettato, bisogna stabilire delle priorita”. Noi riteniamo che la scelta fiscale coerente con queste condizioni e con le priorita’ indicate dal Governo sia la riduzione delle imposte sul lavoro.

Altre scelte si potranno fare piu’ avanti e andranno garantite le coperture”. Lo ha detto chiaramente Pier Carlo Padoan, capo economista dell’Ocse a proposito del dibattito sull’Imu e la sua eliminazione.

Il segretario generale Angel Gurri’a ha aggiunto che “e’ la tendenza generale nel mondo e nei paesi Ocse quella di tagliare le tasse sulle imprese e sul lavoro compensando con imposte sui consumi, su proprieta’ immobiliari e su emissioni di gas.

“L’introduzione di questa odiosa tassa da parte del governo Monti ha depresso la nostra economia: nel 2012, le compravendite immobiliari si sono ridotte del 23,7% (dati Istat; del 29,6% stando alle rilevazioni dell’Agenzia del Territorio); i mutui del 39.5% (dati Cgia di Mestre); la produzione nelle costruzioni e’ diminuita del 13,6% (dati Istat) e gli investimenti del 7,6% (dati Ance); le ore lavorate in edilizia son diminuite del 13,8% (dati Casse Edili) e i posti di lavoro nel settore edile del 5% (dati Ance)’. Lo dichiara Renato Brunetta.

“Inoltre -prosegue il capogruppo Pdl alla Camera- la tesi del governo Monti, secondo cui la pressione fiscale italiana sugli immobili fino al 2011 rappresentava un’anomalia, in quanto troppo bassa, rispetto alla media dei principali paesi europei, e’ infondata.

Nel 2010 l’Italia aveva una tassazione patrimoniale diretta della proprieta’ immobiliare dello 0,70% del Pil, perfettamente in linea con lo 0,69% della media dei paesi Ocse.

In seguito all’introduzione dell’Imu del governo Monti, la percentuale dello 0,70% e’ aumentata all’1,35% del Pil, cioe’ quasi raddoppiata, in tal modo portando l’Italia ad un livello di imposizione diretta sugli immobili di gran lunga superiore alla media degli altri Paesi, e seconda solo alla Francia”, sottolinea Brunetta.

“Tornando al blocco delle compravendite di immobili in Italia, secondo i calcoli di Confedilizia -ricorda Brunetta -una riduzione di circa il 30% nel 2012 rispetto al 2011 corrisponde, in termini assoluti, a 250.000 unita’. Tale riduzione, sempre secondo le stime di Confedilizia, ha comportato un minor reddito prodotto in Italia di 8-10 miliardi di euro.

Tutto cio’ -insiste l’esponente pidiellino- senza considerare che in Italia vi sono tra 700.000 e 800.000 immobili bisognosi di ristrutturazione e che potrebbero essere oggetto di lavori per almeno altri 7 miliardi di euro. 8-10 miliardi derivanti dalla riduzione del numero delle compravendite + 7 miliardi di mancate ristrutturazioni hanno prodotto una contrazione della nostra economia, nel solo settore immobiliare, pari a un punto di Pil.

Se cio’ non bastasse, nel corso del 2012 si e’ ridotto, fino a quasi l’estinzione, non avendo piu’ alcuna redditivita’, l’affitto della proprieta’ diffusa, che fino al 2011 aveva invece assicurato la mobilita’ sul territorio delle forze del lavoro. Con tutto quello che ne consegue. Ma sono solo piccoli esempi. Caro professor Monti, Imu ossessione morbosa?”, domanda Brunetta.

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