SONDAGGIO: IL 51% DEGLI ELETTORI DEL PD SI DICHIARA DELUSO

imageAlla vigilia dell’Assemblea Nazionale di domani l’elettorato del Pd appare disorientato. Sembrano oggi molto lontani i giorni delle Primarie. Sono passati poco più di 5 mesi: il Partito Democratico si attestava al 34%, primo partito del Paese, venti punti sopra il Pdl.

Per iniziare, da quel momento, una progressiva discesa del consenso che lo avrebbe portato al 25,4% delle Politiche di fine febbraio sino al 22% odierno, rilevato dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis. Dagli 11 milioni di voti virtuali del 30 novembre, vigilia del ballottaggio Renzi-Bersani, ai 7 milioni di oggi: il Partito perderebbe circa tre punti e mezzo, oltre un milione e mezzo di voti anche rispetto al dato uscito dalle urne poco più di due mesi fa. E’ un elettorato perplesso, quasi sospeso, quello del Pd. Con molti delusi che non confermerebbero il voto espresso alle Politiche di fine febbraio. Tra loro soltanto una minoranza opterebbe per un altro partito: 18 su 100 sceglierebbero Sel di Vendola. 75 su 100, la stragrande maggioranza, resterebbero a casa, determinando una significativa diminuzione dell’affluenza alle urne in caso di elezioni.

Un ampio segmento, molto critico, che non riuscirebbe però a trovare oggi una convincente collocazione alternativa al Pd. Demopolis ha analizzato, per Otto e Mezzo (la 7), il sentiment degli elettori del Partito Democratico. Se il 45% si identifica tuttora nel Partito votato alle ultime Politiche, il 51% appare più critico, ritenendosi oggi poco o per niente rappresentato. Sembrano pesare le scelte del dopo elezioni, ma anche l’assenza una vera identità del Partito nella percezione crescente dei cittadini.

Tra gli elettori del Pd emergono forti criticità sulla gestione degli ultimi mesi: il 57% evidenzia l’incoerenza e le troppe divisioni nella linea politica e nella scelta delle alleanze, culminate nella gestione dell’elezione del Capo dello Stato con le bocciature di Marini e Prodi. Il 45% fatica ad accettare l’accordo di Governo con Silvio Berlusconi, l’avversario degli ultimi vent’anni. 4 elettori su 10 segnalano la poca incisività di Bersani in campagna elettorale; il 43% considera un errore lo scarso impegno sul taglio dei costi della politica e dei rimborsi elettorali, oltre che nel rinnovamento, rimasto parziale, della classe dirigente.

Un’eredità difficile per chi sarà chiamato dall’Assemblea a guidare, anche se provvisoriamente, il Partito sino al Congresso autunnale. Tra gli elettori si rafforza intanto la convinzione che sia opportuno mantenere separate le figure di candidato Premier e Segretario del Partito. Il 63% ritiene preferibile che siano personalità differenti a ricoprire i due ruoli.

Il dibattito sul futuro del Pd attraversa e divide gli elettori. Per poco più di uno su cinque sarebbe ormai preferibile ipotizzare una scissione per ritrovare e valorizzare le diverse identità presenti nel Partito. Per oltre i due terzi degli elettori del Pd, intervistati dall’Istituto diretto da Pietro Vento, il Partito dovrebbe invece ritrovare al più presto l’unità, rinnovandosi profondamente nella sua classe dirigente e riscoprendo un rapporto più autentico con le istanze del Paese reale.

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