L’ITALIA È UN PAESE PER START-UP? CHIEDIAMOLO A CHI CI HA SCOMMESSO

Intervista a Rosario Emmi

imagedi Marianna Puglisi -Croce e delizia di molti economisti, divisi tra chi le ritiene un flop per l’alto tasso di mortalità e chi le esalta come acceleratrici e incubatrici di innovazione, sono le Startup il fenomeno dell’impresa italiana. Successo momentaneo o duraturo?

Secondo i dati quindicinali diffusi da InfoCamere, nel Bel Paese dall’inizio dell’anno ad oggi si contano ben 668 Startup innovative. Sembrerebbe un boom, se non fosse che la cifra non coincide con le aziende effettivamente nate in questo lasso di tempo, ma comprende tutte quelle attività avviate da non oltre 4 anni, che in questi mesi hanno però fatto richiesta di iscrizione all’apposito registro, istituito a fine 2012 con il “Decreto Sviluppo 2.0”.

Molti -come l’ex Ministro Corrado Passera autore del decreto- sono convinti che la rinascita del Paese passi inevitabilmente attraverso i modelli già testati nella Silicon Valley dell’auto- imprenditorialità e dell’innovazione; ed infatti, seppur modesti i dati sono comunque incoraggianti e hanno portato alla luce un settore che coinvolge circa 5 mila lavoratori l’anno.

Il Decreto Sviluppo aveva già previsto semplificazioni, agevolazioni ed esenzioni per le aziende che avevano come obiettivo la creazione di “prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”, ma ancora non basta per inserirle a pieno nel tessuto produttivo italiano, molti sono gli ostacoli che ingombrano il cammino delle imprese innovative.

Per comprendere la realtà in cui si muovono le startup nostrane, quindi, abbiamo scelto di parlarne con Rosario Emmi, CEO della prima startup innovativa registrata nella sezione speciale del Registro delle imprese nella provincia di Catania: “Partitaivaonline s.r.l.”.

• Qual è la vostra idea di innovazione e come l’avete concretizzata all’interno della vostra impresa?

Servizi ICT, rapidi, efficienti a prezzi competitivi. Fornire degli strumenti che, facendo uso della tecnologia informatica e della rete, possano rispondere con efficacia alle legittime richieste degli utenti sulle problematiche connesse alla creazione e gestione di imprese, per cercare di contribuire ad accelerare il processo di avvicinamento del nostro paese alle economie più evolute.

• A chi si rivolge nello specifico “Partitaivaonline s.r.l.”?

Si rivolge ad imprenditori ed aspiranti imprenditori che cercano risposte immediate e chiare nella esposizione e nei costi alla loro esigenza di creare e gestire una impresa che in Italia. Cercando di aiutarli a “facilitare” la nascita e vita delle aziende, costrette quotidianamente a “lottare” con la burocrazia.

• Quali sono, secondi voi, in Italia gli ostacoli e le limitazioni più difficili da superare per una startup?

La mancanza di una diffusione della cultura delle start up innovative come beneficiarie di un trattamento fiscale e contributivo favorevole nell’utenza e una mancanza di coerenza nelle misure regionali e nazionali a favore delle start up innovative. Uno dei nostri obiettivi è aiutare nello specifico gli imprenditori a creare start up (innovative e non). UNA START UP PER CREARE START UP.

• Secondo InfoCamere, le imprese innovative si concentrano di più al Nord, mentre da qualche giorno è nata Sicilian venture philanthropy foundation (Svpf), una fondazione che mira a far diventare la Sicilia una “startup island”. Voi siete stati la prima startup innovativa nella provincia di Catania (ndr in Sicilia 13 in tutto): quanto conta esattamente per un’azienda come la vostra la capacità del territorio a cui appartiene di attrarre capitali e risorse non solo economiche?

Le attività ad alto contenuto tecnologico sono le uniche capaci attualmente di creare ricchezza in tempi relativamente brevi, non a caso proliferano le società che promuovono il “venture capital” o il “crowdfounding”. Noi abbiamo più volte manifestato la disponibilità ad imprenditori e piccoli risparmiatori del territorio ad accettare eventuali investitori sulla ns. società con attribuzione di una quota, per cercare di accrescere la loro ricchezza o per creare un futuro ai loro figli che potrebbe avvantaggiarsi della partecipazione ad una società proiettata in una dimensione ICT. Sul fronte della Università e degli Enti pubblici siamo piuttosto distanti ancora rispetto ad altre realtà italiane come ad esempio Torino ed il Piemonte, anche se qualcosa inizia a muoversi, come la creazione dell’acceleratore/incubatore di impresa Working Capital di Telecom a Catania. Mancano molte volte gli interlocutori (o sono irraggiungibili volutamente o “quasi volutamente”), non c’è una diffusione capillare della cultura di impresa innovativa e non c’è una evoluzione del pensiero in materia. Per questo motivo ci stiamo rivolgendo ad altre categorie di investitori gestori di fondi istituzionali e, prevalentemente, soggetti esteri.

• Il gruppo Facebook “Italian StartUp scene” ha definito la differenza di finanziamenti alle startup tra Germaniia e Italia, come “another spread”. È un gap davvero così significativo? E, soprattutto, nasce da un problema economico (in Italia per via della crisi ci sono meno soldi da investire) o culturale (non vi sono politiche che raccordino mercato-università-investitori ammortizzando la “paura di fare impresa”)?

La differenza di ricchezza esiste, ma la differenza è sostanzialmente culturale. Oggi in Italia se ho 200.000 Euro acquisto un immobile, tra cinque anni se mi va bene avrò mantenuto il capitale, gli immobili non si rivalutano da anni, le locazioni sono eventuali, le imposte sono elevate ed i costi di gestione alle stelle. Inimage con 200.000 finanzio 5 società innovative, se ne va bene una in cinque anni decuplica il capitale investito(40.000) e raddoppio l’investimento iniziale (ci guadagno 200.000 Euro ndr).

• L’Italia, quindi, è o non è un Paese per startup?

Oggi certamente non lo é. Noi italiani siamo lenti a capire, nel giro di qualche anno ci arriveremo anche noi. Anche perché il movimento europeo e mondiale avanzato si sta sviluppando esattamente in questa direzione e noi verremo “trascinati”. E’ molto importante oggi trovarsi già avanti.

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