GRILLO E L’INESORABILE IMPLOSIONE DELLE CINQUE STELLE

Beppe Grillo sull'Etna, comizio a 2000 metriCi raccontano che sia la fase discendente di un sinusoide, alla quale – come fisica vuole – ne dovrebbe seguire una ancora ascendente; ma, senza compiacimento alcuno, quella del M5S sembra piuttosto essere una parabola (con concavità verso il basso, s’intende): una fiammata lunga un lustro, l’esplosione alle politiche e la triplice disfatta tra regionali e amministrative.

Il tutto corredato da mille polemiche, fra le quali quelle più gravi e autolesionistiche riguardanti Milena Gabanelli e Stefano Rodotà (prima consacrati dagli allori della candidatura a presidente della Repubblica, poi querelata l’una e screditato a «ottuagenario miracolato dalla rete» l’altro). E ci si aspettava che durasse poco, questo partito – pardon, Movimento – con la fisionomia tipica del partito che, a cavallo fra una repubblica e l’altra, racimola e fomenta il malcontento: ma non ci si aspettava che durasse così poco.

Non che tale declino precoce sia ascrivibile al mancato passaggio «dalla protesta alla proposta» (formula inflazionata), anzi: la verve propositiva dei pentastellati è stata ed è parecchio vigorosa, sovente persino condivisibile. Peccato che poggi sul presupposto illusorio e politicamente infantile che la politica si faccia coi programmi e non (anche) con le persone; peccato, ancora, che con approccio adolescenziale gli attivisti a cinque stelle si fregino di essere graniticamente refrattari a qualunque compromesso (non per nulla sono perlopiù adolescenziali il loro target ed elettorato; non per nulla vagheggiano di abbassare a sedici anni la soglia di elettorato attivo).

Non a caso l’errore strutturale è rinvenibile nell’assenza di una gerarchia minima, nella collocazione esclusiva delle redini di comando e del carisma propulsivo nelle mani di due entità – Grillo e Casaleggio – per di più extraparlamentari. Per il resto, qualunque critica mossa nei riguardi del Movimento non viene recepita (o anche contrastata) come tale, ma viene affiliata al disegno complottista e psicotico della «stampa di regime», e pertanto screditata e ignorata. Dove non c’è critica, però, non c’è neppure autocritica, e un soggetto che non si mette in dubbio – si sa – ha scadenza breve.

Infatti tutto era ed è terribilmente immobile e statico, nel Movimento (paradosso): si reitera automaticamente il canovaccio dell’attivista che disobbedisce e viene espulso; permane l’estetica da messia esibita da Grillo ogni qualvolta faccia epifania all’ingresso della sua villa, dove lo attendono i soliti cronisti in pellegrinaggio. Vige ancora l’illusione del web come tratto identificativo, sebbene sulla sua stessa pelle – vedi caso Rodotà, cronaca fresca – Grillo abbia sperimentato quanto discutibili, da quelle parti, siano qualità e quantità.

Tutto è ancora inesorabilmente edificato sulla furia «no more Casta», come se fosse l’urgenza e non un’urgenza, e come se non fosse stata smascherata – la Casta e le caste – da quelle firme ospitate nei medesimi giornali che ai loro occhi rappresentano la disdicevole e «stampa di regime» (funziona così: tu scopri e denunci i medesimi privilegi sul cui contrasto io mi costruisco il consenso, poi, non appena sollevi dubbi persino nei miei confronti, allora sei d’improvviso servo e pennivendolo); ma, soprattutto, resta indiscussa (se non anche indiscutibile) l’inclinazione a preferire la democrazia diretta a quella rappresentativa, noncuranti del fatto che i costituenti hanno fatto prevalere la seconda sulla prima e – soprattutto – che la seconda, se assolutizzata, diventa una pericolosa e giacobina degenerazione dello stato di democrazia.

Ma di democratico, nel Movimento 5 Stelle, c’è poco, tanto internamente quanto «ideologicamente»: chi muove dubbi e perplessità va incontro – sic et simpliciter – al rischio di espulsione; la storia, poi, dimostra che i movimenti populisti (e il cinque stelle, di populismo, se ne fregia, dando enfasi all’accezione positiva del termine) sono stati anticamera diretta di ogni deriva totalitaria. Oramai rileva poco persino il ragguardevole successo alle politiche: di fatto, qualunque stella, prima morire è sempre supernova.

Alex Minissale

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"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"
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