HEZBOLLAH NELLA LISTA NERA

hezbollahdi Angela Mattoni – L’Ue ha raggiunto l’accordo per inserire il braccio armato del movimento libanese sciita Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata da Bruxelles, dove finisce il peggio del mondo internazionale. Come necessario, è stata raggiunta l’unanimità. Dubbi sono stati espressi da alcuni Paesi, fra cui l’Italia. Soddisfatto Israele, Beirut invece per bocca del suo ministro degli Esteri Adnan Mansur, parla di “forti pressioni” sull’Unione.

L’accordo prevede che il dialogo con il braccio politico del movimento che porta al suo attivo milioni di elettori e un gran numero di amministratori (presenti anche in Parlamento) continui, così come l’afflusso di aiuti finanziari e umanitari verso il Libano. Prevista una clausola per la revisione tra sei mesi.

La decisione europea comporterà il congelamento delle attività economiche dell’ala militare degli Hezbollah, ma non sarà semplice individuarla in quanto Hezbollah è un unico movimento, non ha un braccio militare ufficiale.

La scelta dell’Ue di inserire Hezbollah nella lista nera nasce dall’attentato di un anno fa in Bulgaria contro un autobus sul quale si trovavano cittadini israeliani. Gran Bretagna e l’Olanda sono stati i due Paesi che più di tutti hanno spinto sulla decisione, la richiesta era stata avanzata da Bulgaria, Israele e Stati Uniti, mentre Parigi e Berlino, che all’inizio erano restii, hanno cambiato idea quando il movimento sciita ha ammesso la sua partecipazione nella guerra in Siria.

La Presidenza libanese aveva chiesto di ripensarci: “Hezbollah è una componente essenziale della società libanese” – ha fatto sapere. “Definire Hezbollah come un’organizzazione terroristica – ha spiegato in una intervista il giornalista Camille Eid – significa inserire indirettamente nella black list lo stesso governo libanese, che sta lavorando al progetto di una maggioranza di concordia nazionale”. Il ministro degli esteri Inglese William Hague ha invece sottolineato che «è importante mostrare che siamo uniti e forti nell’affrontare il terrorismo».

La decisione di ieri rischia di avere conseguenze: potrebbero salire le agitazioni tra sunniti e sciti e scatenare tensioni per l’Unifil, la missione Onu in Libano dove gli italiani sono i più numerosi. Non sono presenti, guarda caso né gli olandesi né gli inglesi.

Preoccupazioni erano state espresse anche dagli stessi libanesi, la cui situazione interna è già molto fragile, alla luce dei numerosi episodi di violenza che si sono verificati negli ultimi mesi, a cominciare dall’autobomba esplosa nei quartieri sciiti della capitale, all’ordigno disinnescato a Beirut di fronte al consiglio sciita, per passare alla battaglia di Sidone del mese scorso per poi finire con l’assassinio di Mohammad Darra Jammo, un commentatore che spesso appariva sulle emittenti tv arabe per difendere il regime di Damasco. Il rischio di una guerra civile è molto alto.

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