DE GREGORI E IL PD: SE IL BUON SENSO È «DI DESTRA»

D&DG 2L’egemonia culturale, l’organicità di comici, artisti, star e – non ultima – quella di parecchi intellettuali: tutti elementi che a sinistra vengono vissuti come ostacoli, motivi di bagarre e fastidio, piuttosto che come ragionevoli spunti di riflessione o financo evoluzione. A destra la linea politica primeggia sulla pressoché inesistente linea culturale, dall’altro lato si danno l’un l’altra battaglia, sicché s’è generata una tangibile  dissonanza fra le parole – quelle dell’ultimo De Gregori, ad esempio – e le decisioni ultime, prese a prescindere da riflessioni, linee di pensiero o semplicemente suggerimenti provenienti da soggetti tutt’altro che svampiti.

E non ci si sta riferendo alla già consunta «psicosi dell’apparato», quella per cui tutto viene statuito nottetempo in stanze segrete da uomini dall’identità fumosa; più semplicemente, si tratta della medesima tendenza ravvisabile in quei pazienti che, sentita la diagnosi, colpevolizzano o ignorano il medico anziché curare la patologia: chi esprime opinioni difformi dalla linea maggioritaria viene nell’immediato colpito con uno stigma micidiale («ha virato a destra»), chi eccepisce il complesso di superiorità etica è automaticamente accusato d’intelligenza col nemico, chi semplicemente racconta la realtà per come è – e non per come il PD vorrebbe che fosse – è un mariuolo da isolare e ostracizzare. Come la Chiesa cattolica, rispetto alla quale il vecchio PCI si qualificò come parrocchia alternativa, l’alto clero democratico si arrocca nei propri dogmi, con la pretesa di cambiare gli italiani piuttosto che cambiare il partito: solo che dalle parti del Vaticano è giunto il grande innovatore, mentre dalle parti di botteghe oscure – si fa per dire, ovvio – un democristiano si muove fra mille cristalli, mentre dietro le quinte si pianifica una strategia quanto più efficace possibile per preservare le cadreghe. E, a proposito di pontefici, nell’incontenibile controffensiva dei democratici contro De Gregori, è passata in sordina una delle risposte più interessanti della destabilizzante intervista, e cioè quella in cui il cantautore si sofferma a tesser le lodi di Benedetto XVI: una figura oscurata dalla verve comunicativa del suo successore, che pure si muove nella medesima falsariga, sebbene tanto l’ormai proverbiale terzomondismo quanto la sacra furia anticapitalista e no global (nonché, ovviamente, i passi felpati in tema di diritti civili) abbiano fatto invaghire esponenti e tesserati democratici. Per il resto Francesco De Gregori non ha detto nulla di nuovo o nulla di irragionevole: definire Berlusconi “un uomo d’azienda” anziché un Belzebù dalla statura irrisoria incline a cavalcare e galvanizzare i peggio impulsi del popolo italico – e dunque conoscere l’avversario anziché criminalizzare il nemico – è indice di quell’approccio che il PD si ostina a non far proprio, neppure in queste concitate ore di attesa (attesa della sentenza); ma a ben pensarci, cosa bisognava aspettarsi da un partito che nasce come surrogato del suo equivalente russo, da quest’ultimo foraggiato e per di più graziato ai tempi di tangentopoli?

Cosa bisognava aspettarsi da un partito che, nonostante suddetta grazia, riesce a non vincere persino sulle macerie dei concorrenti, per poi reinventarsi PDS e in seguito PD, nella velleità di somigliare stavolta al suo equivalente atlantico? Nulla, non c’era da aspettarsi nulla: una vera identità i progressisti italiani non l’hanno mai avuta, cercandola di volta in volta nei vezzi corrivi che fanno tanto al passo coi tempi. Il pregiudizio antiborghese, l’autoritarismo verticale, l’estetica sanguigna e corrucciata, l’ormai celeberrima presunzione di superiorità etica, il giustizialismo, sino a giungere ai trend dell’ultimo lustro, quelli appunto denunciati da De Gregori: l’ambientalismo, il politicamente corretto, lo slow food, i No Tav. L’unico merito di questa sinistra, perlomeno agli occhi di chi – come chi scrive – ha una formazione politica del tutto antipode, è quello di scomunicare gli assennati relegandoli alla fazione opposta: da quelle parti, evidentemente, aleggia la convinzione che il buon senso sia di destra.

About the Author

"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"

Leave A Response

You must be logged in to post a comment.