MEETING DI RIMINI: POLITICI IN PASSERELLA? NO SUL BANCO DEL PESCE

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“Il PCI di Togliatti”. Così, chi scrive, ha sempre risposto a chi mi chiedeva, incuriosito, quale idea mi fossi fatto dell’organizzazione del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.
“Assurdo, il PCI di Togliatti che può avere in comune con loro?” era la risposta dello stupito interlocutore.
Di cose in comune CL e il PCI non ne hanno poche, a partire dal numero di volontari e simpatizzanti che operano nei padiglioni della Fiera di Rimini, fino al senso di partecipazione e di sostegno alla causa della Comunità.
In due anni da inviato al Meeting ho avuto modo di parlare e confrontarmi con quel popolo che, seppure sovente invisibile ai cineoperatori e meno “importante” dei guest che intervengo durante la settimana, costituisce la forza motore di un evento tra i più attesi dell’estate italiana.

“Siamo qui a lavorare free” dicono alcuni dei ragazzi di tutte le età e provenienze che si danno da fare nel gigantesco impianto appena fuori Rimini. E aggiungono, quasi perplessi di fronte alle tue domande: “Perché si stupisce? Si contribuisce coi nostri soldi a stare qui e a noi non crea alcun problema”. Un esercito, non in armi ma molto impegnato affinché tutto fili liscio. Li trovi ovunque, da 15 ai 60 anni, con mansioni diverse, dalla pulizia degli spazi al servizio di hostess e steward fino alla controllo parcheggi e “sicurezza” per gli ospiti illustri.

Già loro, i politici, che ruolo hanno? Toglietevi dalla testa quanto alcuna stampa può scrivere sui politici al Meeting. Non sono lì in vetrina, o in passerella. L’uomo politico alla ‘corte’ di CL appare come un trancio di pesce sul bancone: il folto pubblico di fronte lo squadra, ne valuta le carni se sono rosee e quindi fresche, o se sono scure e quindi poco appetibili. E questa sorta di rovesciamento dei ruoli la capisci all’istante, dagli sguardi di personaggi di spicco che, nel giro di poche ore, pare si sentano sotto giudizio. Osservano, scrutano anche loro i cittadini e i simpatizzanti di Comunione accorsi per ascoltarli. Sono forse i primi a rimanere stupiti dalla grandezza di un evento che, ogni anno, registra quasi un milione di presenze.

Non è una sagra, nemmeno un festa di partito dove si è padroni di casa e si può dire ciò che si vuole. Le parole qui sono centellinate, come quando si beve un buon vino e si tenta di intercettarne le sfumature di sapore sul palato.
Di conseguenza si può decidere di rinviare una conferenza stampa di fine incontro per evitare di lasciarsi scappare qualche battuta sul futuro del Governo Letta che, malgrado abbia incontrato l’approvazione del popolo di CL, sta vivendo in questi giorni momenti non facili.

A poco è servito in effetti l’intervento di Enrico Letta sui giovani, con la rassicurazione che essi “non saranno lasciati soli”. Ciò che emerso dal discorso del Premier è che la legge elettorale sarà il punto cardine della politica governativa, quella che influenzerà il programma dell’esecutivo da qui a Ottobre. Affermazione che non sfugge ai cronisti. Lo ripeto, non siamo alla Festa Tricolore o a quella Democratica dove sei a casa tua e puoi esprimerti senza peli sulla lingua e i fatti più rilevanti emergono subito. Ad esempio che, legge elettorale a parte, il vero nodo sul quale si regge il Governissimo è la questione di Berlusconi senatore. I dibattiti e le tensioni che in questi giorni affollano le pagine dei giornali si ripercuotono tra i padiglioni e sono pochi coloro che non notano l’imbarazzo che si legge sui volti dei ministri, il timore forse che la stampa faccia troppe domande su un argomento così spinoso.

D’altronde il Meeting è il crocevia di interventi e discorsi che hanno il loro culmine con il Vertice di Arcore.“Gli auguro (a Letta) di essere ancora lui la guida dell’esecutivo nel semestre Gennaio – Luglio 2014” ha dichiarato ieri Franco Frattini, nel corso di un incontro sulla politica estera e sotto il vistoso titolo del Meeting di quest’anno, “Emergenza uomo”. L’unica vera emergenza è quella di un Governo diviso tra la responsabilità nei confronti degli italiani, una legge elettorale da realizzare nell’immediato e un vecchio avversario che, malgrado la condanna, pare continui ancora a spaventare il centro sinistra e a punzecchiare i ministri PdL dell’esecutivo Letta.

Marco Petrelli

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"Giornalista con il pallino per la storia, il boogie woogie e gli Anni Cinquanta"
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