L’INTERVISTA A NELLO MUSUMECI: «CROCETTA? UN GRANDE MISTIFICATORE»

intervista a nello musumeci su meridiana magazine

Tre governatori fa c’erano l’emergenza rifiuti ed i cannoli alla ricotta, poi Totò Cuffaro  venne sbattuto in gattabuia – pagando un po’ per tutti, nella più italiana delle tradizioni – e l’escursione fra l’abbondanza adiposa di quand’era libero ed il suo volto emaciato ora che è dietro le sbarre è impressa nell’immaginario collettivo globale. Due governatori fa c’erano «l’autonomia» e tre governi diversi nel giro di un anno e mezzo, poi Raffaele Lombardo venne accusato di concorso esterno in associazione mafiosa – nella più siciliana delle tradizioni – e noialtri garantisti ci si è imposti di tacere fino a condanna definitiva, perché mica siamo Travaglio. Da allora la coperta della rappresentatività s’è fatta inesorabilmente corta, l’elettorato attivo abbonda di clientes ma anche di soggetti più che scolarizzati – mai la laurea fu un titolo di studio inflazionato come lo è oggi – in balìa dell’arruffapopolo di turno, che ieri mieteva consensi nei larghi feudi del disagio socioeconomico, oggi in quelli del disagio culturale:  perché non c’è disagio culturale più profondo della presunzione che affligge l’elettore politicamente analfabeta sdoganato da una corona d’alloro.

Ed è stata la mancata elezione di Nello Musumeci – a favore di due arruffapopolo quali Crocetta e Grillo –, il punto più antropologicamente demotivante della storia del popolo siciliano. Lo stesso Nello Musumeci che, lo scorso Venerdì 13 Dicembre, ha arringato ad Adrano (Ct) una platea di liceali, categoria anagrafica da un lustro stigmatizzata per le serie difficoltà di concentrazione da cui è affetta – perfino d’avanti alla tele, sino a ieri il mezzo di seduzione passivizzante più potente che esistesse, oggi un’adolescente qualunque non resiste allo screen del proprio smartphone, all’esigenza di interagire con qualunque interlocutore che non sia colui che gli siede accanto; e non è luddismo, questo: è il senso di sorpresa nel constatare come suddetti adolescenti, durante la conferenza, abbiano abbandonato l’iPhone nella tracolla, così lasciando sbraitare Beppe Grillo nelle home dei social network e ascoltando ipnotizzati il monologo. 

Ha arringato una platea di liceali, si diceva, categoria anagrafica paradossalmente aggrappata al bipolarismo e alle sensibilità del secondo dopoguerra, alla militanza oltranzista o alla psicosi del fascismo risorgente – anacronismo senz’altro comprensibile in un qualunque veterano longevo o cinquantenne della risma di Michele Serra, non nei nativi digitali (che per quanto tali sembra che sian stati tirati su a pane e ANPI – ma nessuno, nessuno ha osato borbottare «eh, ma è un ex missino»). Non c’entrano la qualità della dizione, la prossemica, i silenzi e le pause e l’enfasi sapientemente disseminati qua e là, la modulazione della voce e tanto altro materiale per gli scienziati della comunicazione; non c’entra nemmeno il suo non aver sbagliato una coniugazione o una concordanza che fosse una  in due ore di monologo – non trasgredire le regole della grammatica e della sintassi è un merito che spicca più che altro in virtù dei demeriti altrui.

C’entrano, invece, i contenuti: in un’Italia sepolta dalla retorica giovanilista e dalla furia antipolitica, sarebbe opportuno che la frase «ci sono ancora over 50 che intendono la politica come anteposizione del bene collettivo a quello personale» non suonasse come «Babbo Natale esiste»; chi era assente e vuol farsi convinto, può trovare la registrazione della conferenza qui https://www.youtube.com/watch?v=ceBfQ-rqPSQPoche ore prima della conferenza c’era stata la maxi-retata che aveva fatto terra bruciata attorno a Matteo Messina Denaro, uno di quei super-latitanti che smettono d’esser temibili nel momento stesso in cui il loro nome smette d’esser tabù, così un po’ prevedibilmente lo scrivente gli ha chiesto:

Da Presidente della Commissione Antimafia, giudicherebbe eccessivo asserire che in Sicilia il fenomeno mafioso è stato ormai ridotto ai minimi termini?

«La lotta alla mafia non conosce tregua. Certo, il celeberrimo aforisma di Falcone – “la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine” – non potrà che realizzarsi, un giorno; oggi assistiamo ad una fase di riorganizzazione del fenomeno mafioso, che non è più quello che abbiamo conosciuto attraverso le confessioni di Buscetta: è una mafia più imprenditoriale, più che uccidere i nemici cerca gli interlocutori. Negli ultimi anni lo Stato è riuscito a mettere a segno alcuni obbiettivi essenziali, buona parte di cosa nostra è stata decapitata. Ma rimane ancora tanto da fare»

E dunque abbiamo parlato di mafia, che è la piaga storica della nostra terra. Ma lo è, da un bel po’, anche una certa declinazione – degenerazione – del suo opposto equivalente, l’antimafia. Cioè: come giudica chi ha costruito la sua carriera sul marketing dell’eroismo?

«Sono stato il primo a denunciare questo fenomeno all’assemblea regionale siciliana. È vero: c’è chi strumentalizza la lotta alla mafia, chi ha scoperto l’industria dell’antimafia per consolidare interessi personali e ottenere una sorta di salvacondotto. Eppure, a parte casi assolutamente marginali e rari, l’antimafia autentica – quella sociale, giudiziaria, politica – è quanto mai agguerrita. Abbiamo bisogno non soltanto di predicare la cultura della legalità, ma anche di praticarla, giorno dopo giorno.

“I forconi” sono i soliti invasati dicembrini – in balìa di centri sociali e strumentalizzazioni, nonché strateghi dell’anticipare ferie e vacanze – o rappresentano una mobilitazione socialmente e politicamente rilevante?

«Chiunque protesti, perché stritolato da questa insopportabile condizione economica e sociale, merita rispetto. A patto che qualunque manifestazione sia governata e contenuta dentro il solco della legalità. Se l’attuale protesta finisce con l’essere  condizionata da soggetti esterni che nulla hanno a che vedere con la buona fede di chi legittimamente esercita il proprio diritto di contestare, è chiaro che a quel punto bisogna isolare  gli imbonitori e neutralizzare qualunque tentativo di sovversione».

Mentre il centrodestra paga in termini di consenso i propri personalismi e la frammentazione che ne è conseguita, il PD ha eletto Matteo Renzi – “giovane” e carismatico, requisiti formidabili, di questi tempi – alla guida del partito. Sarà in grado, il “destrutto” centrodestra nostrano, di fronteggiare questo revival del centrosinistra?

«Renzi non è il centrosinistra. Renzi semmai è il PD, il maggior partito del centrosinistra, dove regna sovrana la confusione, c’è grande incertezza, c’è un conflitto di convivenza che – ne sono convinto – esploderà molto presto. Il centrodestra è in affanno, non s’è ancora avviato un processo di ricomposizione dopo la diaspora di Gianfranco Fini, la polverizzazione di Alleanza Nazionale e, se vogliamo, dopo la frattura all’interno del PDL. Io mio auguro che anche il centrodestra ritrovi la voglia di vincere, di distinguersi dalla fazione opposta. Mi auguro altresì che all’interno di ogni forza politica si possa ritrovare un motivo di aggregazione, dopo la frantumazione degli ultimi anni che ha costretto milioni di italiani ad alimentare le fila degli astensionisti».

A che punto è la rivoluzione promessa da Rosario Crocetta?

«Quella parolaia è a buon punto. Crocetta è un grande mistificatore, non ha affrontato un solo nodo vero e strutturale della crisi economica e sociale della Sicilia; si abbandona soltanto ai proclami, mentre la gente – soprattutto i dipendenti della regione, i precari, i non stabilizzati – continua a morire di fame. L’ultima trovata è la soppressione delle province, che è un vero e proprio delitto: non è vero che si risparmierà un solo centesimo, anzi. I costi aumenteranno perché aumenteranno i centri di spesa. Noi all’opposizione siamo vigili perché si possano contenere gli effetti devastanti di questo governo; mi auguro che presto  i siciliani possano aprire gli occhi per rendersi conto del grande errore che è stato compiuto nell’ottobre dello scorso anno».

Alex Minissale

Alex Minissale

"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"
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