PENSIONI D’ORO E PENSIONI DI LATTA

di Angela Mattoni – 15 miliardi di euro all’anno spalmati come una golosa marmellata su 300mila persone. 15 miliardi all’anno pari a a una finanziaria, in grado di coprire 10 volte le risorse necessarie per l’abrogazione dell’Imu. Sono le pensioni d’oro percepite da supermanager di Stato, grand commis della burocrazia, magistrati, parlamentari  ed ex parlamentari, sulla base del sistema retributivo, e talvolta anche per poche settimane di lavoro. Tutte legittime, tutte regolari, visto che la legge lo consentiva.

Il più fortunato è Mauro Sentinelli, ex manager e ingegnere elettronico della Telecom con 91.337,18 euro al mese. Seguono pensioni mensili di 66mila euro al mese per Alberto De Petris ex manager di Infostrada, 51.781 per Mauro Gambaro, ex presidente della defunta compagnia aerea Volare, Fanelli con 50.885, Vito Gamberale con quasi 48 mila (il prospetto completo delle pensioni nella pagina seguente).

Giuliano Amato, già presidente del Consiglio, ministro del Tesoro, autore del prelievo forzoso e notturno del 6‰ dai conti correnti degli italiani per un «interesse di straordinario rilievo», in relazione a «una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica» per consentire all’Italia di entrare in Europa, componente della Corte Costituzionale, prende appena 31mila euro al mese. Una pensione che lui ha sempre difeso alla luce dell’opera svolta per l’Italia e per l’autorevolezza riconosciutagli in tutto il mondo. Questa emorragia di denaro pubblico è pagata soprattutto dai giovani d’oggi che, acausa della riforma delle pensioni e dello stato di perdurante crisi dei conti pubblici, prenderanno – se la prenderanno – una pensione sulla base non dell’ultimo stipendio, come succedeva prima, ma sulla base dei contributi versati.

Su questo tema per decenni è stata stesa una cortina fumogena. I privilegiati continuavano a essere tali senza che nessuno potesse neppure mettere in discussione il principio. Insomma, proprio come recitava l’Alberto nazionale nel “Marchese del Grillo”: «Io so’ io e voi nun siete un c…». Poi il “cigno nero”: la crisi economica, l’aumento delle disuguaglianze sociali, lavorative e previdenziali hanno cominciato a produrre crepe. Per troppo tempo si è parlato solo di ‘bamboccioni’ e di ‘choosy’ ma all’improvviso nell’agenda politica irrompe il tema dei pensionati d’oro. Giorgia Meloni, sin da quando era ministro della Gioventù, ruppe il tabù dell’intoccabilità di questi privilegi.

In questi giorni il tema delle pensioni d’oro è diventato di dominio pubblico: ne parlano giornali, televisioni, trasmissioni d’approfondimento e radio. Ma sono soprattutto il web e i social network a fare da cassa di risonanza: post sui blog, fiumi di tweet e di commenti su Facebook. Un mare di informazioni nel quale è difficile orientarsi. Soprattutto se si tiene conto della sistematica e formazione della realtà e della verità fatta da molti esponenti del Movimento 5 Stelle e del Popolo Viola. «È da sempre una nostra battaglia», ripete da giorni il “cittadino portavoce” Sorial. Peccato che di questa “battaglia” non ci sia traccia nel programma elettorale con il quale il Movimento 5 Stelle si è presentato alle politiche 2013. Nei documenti sul sito di Beppe Grillo non si parla di pensioni d’oro né nel capitolo “Stato e cittadini” né in quello “Economia”. Si parla solo di «eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari»: nulla sui 300 mila pensionati d’oro che costano 15 miliardi di euro l’anno alle casse dello Stato. Nessuna battaglia “storica”, dunque. Incostituzionalità? E invece si può fare.  La sentenza n. 116 del 2013 della Corte Costituzionale ha stabilito che il contributo di solidarietà imposto dal governo Berlusconi nel 2010 sulle pensioni d’oro era illegittimo perché colpiva solo i pensionati – e nemmeno tutti – e non anche i redditi da lavoro. Per queste ragioni, la misura contenuta nella legge di stabilità approvata dal governo rischia di essere nuovamente bocciata.

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