IL GOVERNO RALLENTA SULLE RIFORME

Renzi a Alfano, non tiriamo corda,3 priorità per 2014

di Guglielmo Verneau – “Una riforma al mese, entro febbraio la legge elettorale, a marzo la riforma del lavoro, in aprile la pubblica amministrazione e in maggio il fisco” con queste parole il Presidente del Consiglio Renzi si è presentato al paese, ormai un mese e mezzo fa. Ovviamente finora nessuna scadenza è stata rispettata. Finito il mese di marzo, l’Italicum, dopo l’approvazione alla Camera è atteso in Senato. Ma l’ex sindaco di Firenze, con un cambiamento di programma, avverte che il voto avverrà successivamente alla riforma del bicameralismo perfetto che prevede la modifica del ruolo del Senato: in breve sarà solo la Camera a votare la fiducia, i senatori (dimezzati) non saranno più eletti direttamente dal popolo ma saranno rappresentati degli enti territoriali e avranno diritto di voto solo su alcuni temi (riforme costituzionali, diritti civili ma non potranno, ad esempio, approvare il bilancio).

Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani, avverte che «Invertire l’ordine tra Italicum e ddl sul bicameralismo contravviene all’accordo». Altre critiche all’esecutivo piovono da Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi, che parla di “vizio da democrazia sovietica” e anche da Renato Brunetta, che sottolinea la necessità di un nuovo incontro tra Renzi e Berlusconi.

Ma le critiche al governo non vengono solo dall’esterno: oltre alle voci contrarie all’interno del partito come Lauricella che chiedono una modifica del testo, è niente di meno che il Presidente del Senato Grasso che esprime perplessità sulle riforma del bicameralismo. Per la seconda carica dello Stato, a cui fa eco tutta la corrente del Pd anti-renziana, il problema è democratico: bisogna che oltre alla rappresentanza delle autonomie locali vi sia una parte del Senato eletta direttamente dal popolo.

E se la riforma del Senato e quella elettorale non sembrano andare così lisce come previsto, anche quella del lavoro, il “Jobs Act”, non avrà vita facile: e le critiche più aspre sembrano venire, ancora una volta, dagli stessi compagni di partito de premier.

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