SISTEMA, RISORSE, NUOVE FRONTIERE: LA SICILIA DEL VINITALY

L’impatto visivo del Padiglione 2 al Vinitaly, da sempre dedicato alla Sicilia, è molto forte: larghi corridoi, spazi aperti e meno sfarzo rispetto agli anni d’oro dell’esplosione del vino siciliano. Il formicaio di Aziende, piccole o piccolissime, che per anni faceva la fila per esserci, ha lasciato spazio a “quelli che resistono”; al centro i GAL, Gruppi di Azione Locale, che monopolizzano la piazza e spiegano, meglio di ogni conferenza erudita, quali siano le nuove frontiere delle produzioni di qualità in Sicilia: sistema, risorse, nuove frontiere.

I GAL finanziano le linee di intervento non coperte dagli OCM, tutti acronimi che significano progetti, ampliamenti, cantine, denaro per realizzarli. Risorse, soprattutto, dopo un certo disimpegno da parte della Regione Siciliana, da sempre deus ex machina dell’agricoltura, della viticoltura, della internazionalizzazione e della sperimentazione sull’Isola, soprattutto grazie all’Istituto Regionale della Vite e del Vino, oggi del Vino e dell’Olio, da tempo sotto la scure dei tagli agli Enti cosiddetti “inutili”. Eppure l’Istituto funzionava e quando la Trinacria era famosa nel mondo per i suoi vini “da taglio”, ha cominciato a esportare una immagine fatta di qualità, uomini e, soprattutto, donne del vino, impianti ai limiti della follia enologica che hanno valorizzato storie e territori. Esagerazioni, anche, sfilate di politici che arrivavano a Verona e non mancavano di rimarcare uno stile lontano anni luce dalla sobrietà di chi il vino da anni lo produceva e lo commercializzava ovunque.

Fra qualche parvenu e due o tre burocrati bravini siamo passati, soprattutto per merito dei produttori, a centinaia di etichette che troviamo nelle enoteche di tutto il mondo, a marchi ormai “storici” come Planeta o Firriato, Donnafugata o Tasca d’Almerita, la cui penetrazione nel mercato mondiale rende quasi eterea la presenza al Vinitaly veronese e molto più utile quella dell’omonima manifestazione in Russia, in Brasile o negli States. Potenza del mercato globale.

Tanti i Siciliani, da ogni latitudine dell’Isola-nazione, che dalle pittoresche coppole e dall’ostentata insularità delle prime edizioni della kermesse vinicola sono passati all’hostess multilingue, al responsabile dell’export, al motivatore di buyers cinesi. Meno sfarzo, niente ristorante gourmet, un occhiolino alla moda degli show cooking, l’immancabile comparsata di Ministri e sottosegretari, fra gli occhi lucidi dei produttori e qualche fischio a metà fra antipolitica e alta gradazione alcoolica. Tanta Etna, ovviamente, nuova frontiera della formula vincente che mette insieme viticoltura eroica, fascino e mistero delle aree vulcaniche e turismo di nicchia. Enologi con lo “slang” veneto e toscano che appuntano al petto, sgomitando, la medaglietta di un fazzoletto di terra che produce quel Nerello ottimisticamente profetizzato da Giacomo Tachis come “l’uva in grado di competere con i grandi Pinot Nero del mondo”.

Da Ferrini a Luca D’Attoma, da Cornellissen alla Martens, a Franchetti, con la certezza di dimenticarne parecchi, tutti insieme appassionatamente per lanciare il messaggio che anche questo Vinitaly 2014 made in Sicily evidenzia con forza: contano i numeri di bottiglie vendute, contano gli scaffali dei supermercati, contano i venditori, certo; ma se la qualità della produzione non trasforma un fenomeno passeggero in un brand, in un circolo virtuoso che si conclude soltanto con un brindisi, dopo essere passato da infrastrutture, turismo e il famoso “sistema”, fra qualche anno al padiglione 2 si potranno raccogliere soltanto cocci e ragnatele. Prosit.

Paolo Di Caro

Paolo Di Caro

Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa oggi di Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing per la Federazione Italiana Hockey. Sommelier Master Class AIS e degustatore ufficiale. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.
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