DIBATTITO JUVE: PIU’ VECCHIA CHE SIGNORA

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di Angela Mattoni – Ebbene sì, anche quest’anno la Juventus si è meritatamente laureata campione d’Italia. È il terzo consecutivo per la squadra di Antonio Conte, autentica schiacciasassi del nostro campionato.
Centinaia di persone indosseranno quindi coerentemente la divisa bianconera color detenuto e inonderanno le strade di ogni città.

Quella che sta per finire è stata un’annata particolare per i tifosi juventini, divisi tra sorrisi entusiastici, pacata contentezza e vere e proprie critiche all’operato di Conte e della società. Il “Partito degli entusiasti” festeggia il trionfo in un campionato in cui la Juve ha dimostrato di essere ancora la migliore, e di essere addirittura migliorata rispetto al precedente campionato. Ma può il tifoso juventino essere in parte deluso da quest’annata?

Conte ha creato una squadra che nei confini italici non ha rivali: fisicamente impeccabile per larghi tratti della stagione, dal livello tecnico alto, visti gli innesti di Pogba e Tevez e le certezze come Pirlo e Vidal. I giocatori bianconeri giocano con una voglia di vincere che disarma l’avversario, lottano su ogni palla vagante fino all’ultimo secondo, e in questo si vede la mano dell’allenatore.

Ma cosa succede alla squadra quando gioca in competizioni europee? Com’è possibile che la regina del campionato italiano in Europa venga battuta sistematicamente?
Dopo il sorteggio dei gironi di Champions al tifoso juventino scappa un sorriso, il Real era l’unica squadra con cui giocarsela alla pari, Galatasaray e Copenaghen sarebbero state spazzate via dall’ondata bianconera. Ma non sarà così facile, la Juve sarà infatti eliminata in un girone non irresistibile e finirà in Europa League, battuta anche qui da un Benfica che dimostrerà nelle due gare di essere tecnicamente superiore e di avere un’idea di gioco ben chiara.
La Juve in Europa non è schiacciante come in campionato, esprime il suo gioco con difficoltà e molti giocatori che sfavillano nel nostro campionato, in Europa non rendono come ci si aspetterebbe.

Non si tratta di sfortuna, la Juve ha meritato di uscire, e attualmente ci si pone dei dubbi sull’idoneità dell’allenatore, dei giocatori e – senza remora alcuna – sulla qualità complessiva della squadra e persino della società: davvero è stata fatta giustizia durante calciopoli? Quanti scudetti vinti sono stati in realtà “amnistiati”? Non si sa: si sa solo che le altre big, in Europa, hanno vinto più della Juve – e questo non può essere considerato un dettaglio irrilevante. Agnelli, poi, altro non fa che il polemista da pianerottolo, insistendo su stelle e altre quisquilie, incapace com’è tanto di perdere quanto – soprattutto – di vincere. Altro che “ Vecchia Signora”: la Juventus è più vecchia che signora, stante che non è affatto signorile né l’atteggiamento del suddetto Agnelli – non lo era, di fatto, neppure quello dei suoi ingrati avi – né soprattutto quello del mister: anche lui campa di polemiche e di una strategia comunicativa ormai collaudata, fra i bianconeri, ovverosia quella del vittimismo.

L’assurda replica fatta a Fabio Capello ha abbondantemente oltrepassato i limiti dell’educazione e del buon gusto, la pretestuosissima e sterile polemica ingaggiata con Cesare Prandelli qualifica Antonio Conte per quel pochissimo che è: Conte attualmente è una caricatura di Mourinho, di cui ha solo la spocchia e l’arroganza. La squadra non può che esserne il riflesso: la Juve assomiglia quasi al bulletto di quartiere, forte coi deboli e debole coi forti.
Niente di nuovo sotto il sole…

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