A DESTRA LA GUERRA CIVILE PERMANENTE: MA CHE ROTTURA DI…

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La cosa più triste di questa campagna elettorale “in ordine sparso” della destra italiana è la “sindrome da guerra civile”. Proprio loro, gli ex-post-oltre fascisti, quelli passati dalla demonizzazione post bellica, dal ’68, dal ’77, dagli opposti estremismi, dall’infinita guerra civile che congelò per anni i voti della destra, proprio loro non perdono occasione per cercare, e trovare, il proprio nemico nell’ex coinquilino.

A volte ho come la sensazione che senza la “guerra civile permanente” gli uomini e le donne di destra non sappiano come passare le proprie giornate, a cosa rivolgere la propria attenzione, a chi dedicare i propri messaggi d’amore. E’ una storia vecchia: almirantiani contro rautiani, micheliniani contro almirantiani, evoliani contro tarchiani e novelli destri, nerolandia contro campo hobbit. Tutti contro tutti, appassionatamente. Una volta almeno succedeva che qualche congresso catartico liberasse energie compresse da giacche e cravatte troppo strette e finiva a sediate, così, tanto per rivendicare sorelianamente la natura purificatrice della violenza.

In principio c’era il MSI, faceva da contenitore del bene e del male e arginave le derive scissioniste, pur con celeberrime e, a volte tragiche, eccezioni. Usciti dal paleolitico della politica, sdoganati da mani pulite e da berlusconi, superato il fascismo, il neofascismo, il postfascismo finiano, le guerre civili non potevano finire, no. Allora si è cominciata la guerra interna al centrodestra a chi fosse più custode della tradizione della destra, più puro, più vicino ai sacri e inviolabili principi della Patria, mentre si cercava, per dirla con Drieu, di sporcarsi le mani per fare l’opera d’arte. Oddio, di opere d’arte neppure l’ombra, di guerre fratricide quante ne volete.

Fra rovine e kali yuga i camerati vanno a nozze: mentre tutto, o quasi, crolla, ci si consola con la scissione della scissione della scissione, citando a memoria il mantra della redenzione, giusto per cancellare dalla memoria che se uno convive vent’anni con un coglione, ammesso non sia lui stesso il coglione, avrebbe dovuto accorgersene. Amen. Fatta la tripla scissione mortale, carpiata con avvitamento, riciccia la guerra civile. Coi comunisti? Coi partigiani? No, con i badogliani. Insomma, con i camerati che hanno tradito, poco importa se per andare da Forza Italia a Fratelli d’Italia, per rimanere in Forza Italia, per avventurarsi nel Nuovo Centro Destra: l’importante è chiudere ogni propria citazione, ogni commento, ogni analisi, con una flebo di veleno per “quelli che si dicono di destra”, per i “democristiani”, per “le merde che ieri mangiavano col Berlusca e oggi lo hanno tradito”.

Servirebbe la camicia di forza a questi uomini, e donne, di destra, altro che manuale di sociologia. Sono, siamo, saranno, geneticamente e psicologicamente una riserva indiana, per sempre, a prescindere dalla vittoria o dalla sconfitta. Abbiamo sempre riso di quella stronzata in base alla quale “il peggiore dei nostri sarebbe sempre migliore del migliore degli altri“: a quanti di voi l’hanno insegnato davvero, anzichè accogliervi in Sezione dicendovi che quelli del FUAN o di FARE FRONTE andavano annientati perché erano “finti camerati” o “badogliani dell’ultima ora”?

Più passa il tempo e più aumentano tic, nevrosi e riti da guerra civile permanente. Aspettiamo con terrore che chi non ha fatto “la scelta giusta”, la più cameratesca, qualunque essa sia, venga addirittura cancellato dagli amici di Facebook. Oddio, sarebbe una tragedia, questa si. Oppure che gli si neghi l’avambraccio nel saluto o si sbirci fra le pieghe della camicia per capire se quello stronzo mette al collo la celtica. Proprio lui!

Mi perdonerà Montanelli se contravvengo alla regola di non usare la prima persona, a meno che non si abbiano i galloni della grande firma, ma alla prima plurale viene malissimo dirvi che mi avete rotto i coglioni!

Paolo Di Caro

Paolo Di Caro

Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa oggi di Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing per la Federazione Italiana Hockey. Sommelier Master Class AIS e degustatore ufficiale. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.
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Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa oggi di Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing per la Federazione Italiana Hockey. Sommelier Master Class AIS e degustatore ufficiale. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.

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