GIUSEPPE ALESSIO NUZZO: “NON BASTA ESSERE GIOVANI, OCCORRE LAVORARE BENE”

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Roberta Scardola posa con l’attore Giancarlo Giannini, il direttore artistico del Social World Film Festival Giuseppe Alessio Nuzzo e, l’Assessore al turismo della Regione Campania. l’On. Pasquale Sommese

A parlare con spirito di responsabilità è il giovanissimo direttore artistico del Social World Film  Festival

Giovane è la parola che a Vico Equense (Na) ti spalanca le porte: giovane lo staff, giovane la giuria, è il Social World Film Festival, l’evento che ha attirato, lo scorso giugno, in Campania artisti di fama nazionale ed internazionale. Alle fondamenta 50 giovani professionisti che ogni anno danno il meglio di sé per la riuscita del festival del cinema sociale, giunto quest’anno alla quarta edizione. Ma come si fa, tra tutti giovani, ad essere sempre all’altezza di una manifestazione che diventa sempre più visibile ed impegnativa? L’abbiamo chiesto a Giuseppe Alessio Nuzzo nel corso di un’ intervista fatta alla vecchia maniera.

Una quarta edizione ricca di film e di ospiti, un successo…

Sicuramente sì, le soddisfazioni che arrivano dopo tanto lavoro sono importanti, ma bisogna goderne solo per un po’, il tempo necessario per fare il pieno di energia.

Che valore ha il Social World Film Festival per te?

Ha un valore grandissimo, è un figlio, un progetto da spingere, la forza in più che hanno 50 ragazzi, è la rete, la società di giovani che è sempre stata nella mia mente e, proprio per questo una grande responsabilità.

Come si riesce a coordinare tanti giovani?

C’è un coordinatore per ogni settore, ma siamo un team che cresce confrontandosi.

Perché è stata scelta Vico Equense per il Social Wordl Film Festival?

Perché Vico Equense aveva tutte le carte in regola per realizzare un sogno: creare una piccola Cannes italiana.

La città come ha risposto al progetto?

Con molto coinvolgimento da parte dell’amministrazione e dei commercianti che per l’occasione sono ben felici di trasformare le loro vetrine in cinema.

Che cosa può offrire a un aspirante giornalista o comunicatore il Social World Film Festival?

Un qualcosa che si possa avvicinare il più possibile ad un’ opportunità, la chiamo impropriamente opportunità, è più che altro interazione.

Come mai la scelta dei presentatori è caduta sugli attori Roberta Scardola, Yuri Napoli e Martina Liberti?

Perché sono professionisti a cui non manca il desiderio di migliorarsi. Attraverso i loro volti siamo riusciti a comunicare l’anima del Social World Film Festival.

Un tuo messaggio per i giovani.

Non basta essere giovani, occorre lavorare bene, inseguite il vostro sogno con fiducia, date al mondo qualcosa di voi. Correte!

Anche il Presidente del Social World Film Festival Teresanna Nuzzo non è sfuggita al nostro taccuino.

Che cos’è un cortometraggio per te?

E’ il linguaggio vincente del cinema perché arriva più facilmente e questo in una società che dice di non avere mai abbastanza tempo conta parecchio.

Un insieme di scene quanto può veicolare il messaggio?

Un insieme di scene decide il messaggio e poi lo veicola o meno, un corto non chiede l’attenzione allo spettatore, arriva in modo diretto.

Durante il Social World Film Festival sono stati realizzati tre workshop, quanto sono formativi questi seminari di studi per i giovani che non necessitano dei mezzi per crescere?

I workshop realizzati sono stati tutti a titolo gratuito soprattutto per offrire ai ragazzi autodidatti un qualcosa che permettesse loro di arricchirsi e di formarsi.

Raccontare con il Social World Film Festival il talento italiano nel mondo è…

Una bella cosa ed anche una grande responsabilità, la spinta a fare meglio, noi italiani siamo un popolo di appassionati, comunichiamo con grande sensibilità lo dimostra anche il Golden Spike Award attribuito al regista siciliano Simone Petralia come Migliore Sceneggiatura per “Emmanuel”.

Foto di Vincenzo Basile e Staff

 

Lucia Cirillo

Lucia Cirillo

Studi giuridici, giornalista pubblicista, designer della comunicazione. Nel Giugno 2012 pubblica "I segreti di Manila".Ricordo d'infanzia: una macchina da scrivere. Motto: permanent state of re-invention.
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