EVOLA, LONGANESI, BORGHESE: IL “ROMA” DEL COMANDANTE

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Nel 1930, in piena epoca fascista, il “Roma” fu acquisito dal Banco di Napoli insieme a “il Mattino”, divenendo di fatto di proprietà di un ente pubblico, essendo il Banco dipendente dall’IRI  e quindi dal Governo. Successivamente, nel 1949, l’armatore Achille Lauro rilevò dal Banco di Napoli la testata. L’acquisizione fu il frutto di una spartizione, essendo Lauro già proprietario al 50% delle testate “Il Mattino”, il ” Corriere di Napoli” e il ” Roma” stesso,  quote concessagli nel 1942 da Benito Mussolini in persona, a parziale risarcimento dell’affondamento di numerose imbarcazioni che il ricco armatore napoletano aveva messo a disposizione per i trasporti di guerra. Lauro all’epoca si era anche manifestato disponibile ad acquistarli in blocco, ma Mussolini si oppose a questa soluzione, facendo trapelare fra i suoi collaboratori la frase famosa: “Quel Lauro sta diventando un pesce troppo grosso “.

Achille Lauro nacque a Piano di Sorrento (Napoli), il  16 giugno 1887, quinto dei sei figli dell’armatore Gioacchino e di Laura Cafiero. Uomo di mare, dopo essersi imbarcato come mozzo, si diplomò Capitano di Lungo Corso all’Istituto Navale “Nino Bixio”, per poi seguire le orme del padre, diventando un importante armatore. Fondò la Flotta Lauro, una delle più potenti flotte italiane di tutti i tempi e tra le più importanti aziende del meridione, mettendo su un vero e proprio impero finanziario. Divenne anche Presidente del Napoli calcio.

La politica. “O’ Comandante” come iniziò ad essere chiamato,  dopo una prima esperienza politica a “Il Fronte dell’Uomo Qualunque” (UQ), si candidò nel 1952 alle elezioni Comunali di Napoli, con una coalizione composta dal Partito Monarchico e dal Movimento Sociale Italiano. Fu una campagna elettorale condotta quartiere per quartiere, in cui Lauro arringava la folla nei suoi comizi, promettendo che Napoli sarebbe diventata un gigantesco cantiere dando lavoro a moltissimi disoccupati, trasformandosi in pochi anni in un paradiso turistico: la vera perla del Mediterraneo.

I risultati furono un trionfo per Lauro: 117.000 preferenze, nello stesso tempo la coalizione di destra, con 208.000 voti, conquistò 53 seggi, contro i 15 della Democrazia Cristiana e i 12 della sinistra. Il 7 luglio, con 50 voti su 73 consiglieri presenti in aula, Achille Lauro venne eletto Sindaco di Napoli.

Il 2 giugno 1954, fondò il Partito Monarchico Popolare.
Il neonato partito vedeva un programma basato su tre punti fondamentali: recupero dei valori nazionali (Dio, Patria, Famiglia), anticomunismo e quella che oggi definiremmo economia sociale di mercato. Alle amministrative del ’56, Lauro vinse ancora una volta, raccogliendo circa trecentomila preferenze: mai nessun candidato alle elezioni locali aveva raggiunto quote simili. Il 4 Febbraio del 1961, Achille Lauro fu eletto di nuovo Sindaco di Napoli, carica che manterrà per pochi mesi, fino a novembre di quello stesso anno, a causa di una giunta molto più debole e delle continue e sempre più pesanti bordate della Democrazia Cristiana.

Achille Lauro seppe da subito cogliere lo spirito, difficile da imbrigliare, del quotidiano il “Roma”, facendone uno strumento di opposizione contro i poteri forti democristiani e socialcomunisti, la cassa di risonanza di quelle “forze nazionali” rappresentate dai monarchici e dai missini, che tentavano di imporre l’alternativa di un’alleanza unitaria delle destre, volta a rappresentare un’entità stabilizzatrice rispetto alla confusione e all’incertezza di un periodo di grandi sconvolgimenti politici e sociali, con la paura del comunismo sovietico sempre alle porte.

Il “Roma” di Lauro fu questo, ma non solo.
Fu anche un giornale molto dinamico e fedele all’antica tradizione di “foglio popolare”, con tre edizioni quotidiane, diffusione capillare in tutto il Mezzogiorno, un’edizione per Palermo, che partiva di sera dal porto di Napoli con il “postale”. Si può affermare che esso costituì il trampolino di lancio per il successo elettorale dello schieramento politico di “o’ Comandante”. Il giornale divenne ben presto la “bandiera” della maggioranza dell’opinione pubblica napoletana che non si riconosceva nelle posizioni politiche, molto vicine alla DC, dell’altro grande quotidiano partenopeo: “Il Mattino”.

In questo periodo si avvicendarono alla direzione del quotidiano alcuni tra i più grandi e mai dimenticati giornalisti dell’epoca, come Alfredo Signoretti, già direttore de “La Stampa” di Torino, fino al 1943, sotto la cui direzione scrissero personaggi del calibro di Julius Evola, filosofo della destra tradizionalista italiana, Panfilo Gentile, Leo Longanesi e il Principe Junio Valerio Borghese. Quest’ultimo, ex Comandante della Decima Flottiglia M.A.S .,  in un accalorato articolo sulla “difesa mediterranea”, rilanciava la necessità di riarmo a scopo di difesa della nazione italiana, ormai pienamente convinta della sua appartenenza all’Alleanza Atlantica.

A Signoretti seguì Alberto Giovannini, della cui direzione parleremo nella prossima pubblicazione.

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COPYRIGHT UDL 2008-2014 – Questo post è un estratto della Tesi di Laurea dell’autore, intitolata: “Da Lauro a Tatarella, il Roma come giornale della destra napoletana e campana”.
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Ulderico de Laurentiis

Ulderico de Laurentiis

Giornalista, Laurea in Comunicazione Istituzionale e di Impresa e tesi su "Il Roma come quotidiano della destra napoletana e campana".Un Master e una passione ancora acerba per l'Enogastronomia. Webmaster di Meridiana Magazine e blogger, cresciuto a pane e militanza politica. Per aspera ad astra!
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