CROCETTA E LE LARGHE INTESE: NIENTE PATTI CON IL DIAVOLO

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Larghe intese? Si, ma per stabilire la data delle elezioni e tirare giù dalla sedia il peggior Sgovernatore della storia. Basta con le alchimie parlamentari, le meline, gli attendismi da farmacisti della politica: chiunque voglia presentarsi agli elettori con un minimo di credibilità deve, per una volta, scordare il rituale maleodorante di tanti anni di palude siciliana.

A Palermo le larghe intese fanno un tanfo insopportabile di politica siciliana, nel senso più deteriore del termine; a Palermo le larghe intese ricordano troppi “fascisti” e “comunisti” che si perdono nei corridoi di Palazzo dei Normanni un minuto dopo essere stati eletti, inghiottiti dal rituale messicano della “siesta”, sotto forma di supina accettazione della “prassi” palermitana del mettersi sempre d’accordo, sonnecchiando sotto i portici .

La politica, come la vita, è anche un fatto estetico. Questo Crocetta, che anche oggi piange sulla presunta omofobia della politica per spiegare al mondo la propria conclamata inadeguatezza, è politicamente antiestetico, è il brutto che diventa nulla e il nulla non può governare sei milioni di Siciliani neppure un minuto di più. I commenti di siciliani, trentini, eterosessuali, omosessuali e trans sotto gli articoli che raccontano l’ennesima lamentela di Rosario per il “razzismo” omofobo della politica, raccontano meglio di qualunque cronaca parlamentare quale sia il clima che si respira alle latitudini dello Sgovernatore: disgusto, disprezzo, indignazione, rassegnazione.

Possibile che nessuno capisca la pericolosità del termine “larghe intese” associato a un tizio che si definisce “razionalmente luciferino” per spiegare la sua volontà di non mollare mai la poltrona? Col diavolo non si fanno patti. Mai. Soprattutto se il diavolo è reo confesso. Caro centrodestra, destracentro, solo destra, solo centro, fatti un esame di coscienza e parla chiaro: o con Crocetta, con le larghe, strette, ignobili intese, o con i Siciliani che non ne possono più, per aprire una pagina nuova. La storiella delle “poche riforme urgenti per poi andare al voto” fa ridere, visto che fino a ora la Sicilia è morta di immobilismo. Allora era colpa vostra? Crocetta non governava perché non c’erano le larghe intese?

Da oggi si vota un plebiscito, si o no, e tutto il resto è solo un ghirigori barocco piazzato sul travertino bianco dell’Eur: un pugno nello stomaco.

Paolo Di Caro

Paolo Di Caro

Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa oggi di Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing per la Federazione Italiana Hockey. Sommelier Master Class AIS e degustatore ufficiale. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.
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