CONTINUA A DIMINUIRE IL RISPETTO DELLA LIBERTA’ RELIGIOSA NEL MONDO

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di Angela Mattoni – La XII edizione del Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre rivela che sono in aumento le discriminazioni e le violenze in nome della religione.

Il rapporto, che fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 Paesi del mondo, analizza le violazioni subite dai fedeli di ogni credo.  I cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato in parte a causa della loro ampia diffusione geografica e del

loro numero relativamente importante. Minoranza oppressa in numerosi Paesi, in molte delle terre in cui i cristiani abitano da secoli, se non da millenni, sono oggi sconvolte dal terrorismo. Tuttavia anche i musulmani subiscono considerevoli persecuzioni e discriminazioni, da parte di altri gruppi musulmani e di regimi autoritari.

I cambiamenti registrati nelle condizioni delle minoranze religiose, in quasi tutti i Paesi,  corrispondono a un aggravamento della situazione. Peggioramento che spesso si deve a discriminazioni di ordine giuridico o costituzionale oppure da ostilità religiose, spesso legate a tensioni etniche o tribali. In altri casi, un gruppo religioso che opprime un altro (o cerca addirittura di cancellarlo ) o uno Stato autoritario che cerca di limitare le attività di un particolare gruppo religioso.

Il Rapporto prende in esame il periodo compreso tra l’ottobre 2012 e il giugno 2014. Dei 196 paesi analizzati, in ben 116 si registra un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa, ovvero quasi il 60%. Nel periodo in esame sono stati rilevati cambiamenti in 61 paesi, ed è interessante notare come soltanto in sei di questi – Cuba, Emirati Arabi Uniti, Iran, Qatar, Taiwan e Zimbabwe – tali trasformazioni hanno coinciso con un miglioramento della situazione. Peraltro, ad eccezione di Taiwan e Zimbabwe, anche in queste nazioni si riscontrano limitazioni elevate o medie alla libertà religiosa. Spesso i miglioramenti sono il frutto di iniziative locali, più che segnali di un progresso nazionale.

Il Rapporto si accompagna ad un Focus sulla libertà religiosa di 32 pagine che oltre a fare una panoramica generale sulla libertà religiosa nel mondo contiene un elenco di Paesi suddiviso per grado di violazione della libertà. La classifica è stata realizzata prendendo in considerazione gli episodi di violenza a sfondo religioso e indicatori diversi quali il diritto alla conversione, a praticare la fede, a costruire luoghi di culto e a ricevere un’istruzione religiosa.

20 sono i Paesi in cui si registra un elevato grado di violazione della libertà religiosa, in 14 la persecuzione dei credenti è legata all’estremismo islamico, negli altri 6 all’azione di regimi autoritari.

La violenza a sfondo religioso è legata al declino della tolleranza religiosa, del pluralismo e del diritto all’autodeterminazione religiosa. In varie parti del Medio e dell’Estremo Oriente, inizia a comparire il fenomeno degli Stati mono-confessionali. Laddove cristiani e musulmani avevano convissuto insieme per secoli, ora il gruppo religioso dominante cerca – spesso tramite l’imposizione della Shari’a o con atti legislativi, come la famigerata “Legge sulla blasfemia” – di imporre un conformismo universale nelle pratiche religiose. L’affermazione dello Stato islamico (ex-Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) è l’esempio più evidente di tale fenomeno.

Il Focus rileva poi altre tendenze preoccupanti, quali l’aumento dell’intolleranza religiosa e dell’ ”ateismo aggressivo” in Europa Occidentale; il crescente analfabetismo religioso delle classi politiche occidentali; il numero allarmante di episodi anti-semiti nel Vecchio Continente.

Arginare la violenza e l’oppressione contro le minoranze religiose, che deve provenire, in primo luogo, dai gruppi religiosi stessi è divenuta una impellente necessità, sebbene gli ostacoli di natura giuridica e costituzionale alla libertà religiosa imposti da alcuni Governi, non sono pochi.

L’armonia e il rispetto reciproco tra gruppi religiosi rimane il presupposto di ogni miglioramento.

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