MARO’: MILLE GIORNI DI VERGOGNA NAZIONALE

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di Angela Mattoni – Sono passati mille giorni da quando è cominciata l’ingiusta detenzione in India di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di marina nelle mani delle autorità indiane dal 2012. Tra poco scadranno i termini entro cui Latorre dovrà rientrare in India, dopo essere stato in Italia per motivi di salute. La loro vicenda non trova ancora soluzione, nonostante siano cambiati tre governi (Monti, Letta e Renzi).

Sono passati mille giorni dall’inizio di questa complicata vicenda e ogni giorno che passa ha sempre un peso maggiore nelle nostre esistenze. Ogni giorno spero che ci sia una fine e che non sia molto lontana. Vorrei che si avverasse il mio desiderio di moglie, quello dei nostri figli, dei genitori e dei fratelli di Salvatore condiviso da migliaia di italiani; il desiderio di poter rivedere mio marito tra di noi, tra le mura delle nostre case, tra le vie della nostra amata Bari. Vorrei che presto la nostra famiglia tornasse ad essere unita e serena. In Patria’‘. Lo scrive la moglie di Salvatore Girone, Vania, in un intervento sul Tempo.

Pur consapevoli di essere vittime di una ingiustizia, non hanno mai mollato. E per mille giorni hanno stretto i denti, in attesa della riconquista della liberta’. Come fanno i veri italiani“. Termina cosi’ la lunga lettera di Paola Moschetti, la compagna del maro‘ Massimiliano Latorre, pubblicata oggi in prima pagina dal Corriere del Mezzogiorno con il titolo ‘maro‘, mille giorni senza liberta”.

I fatti. 15 febbraio 2012 – Al largo delle coste indiane del Kerala, la petroliera battente bandiera italiana Enrica Lexie naviga in rotta di trasferimento da Galle (Sri Lanka) verso Gibuti, con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri di marina (il capo di 1ª classe Massimiliano Latorre, il secondo capo Salvatore Girone, il sergente Renato Voglino, il sottocapo di 1ª classe Massimo Andronico e i sottocapi di 3ª classe Antonio Fontana e Alessandro Conte) del 2º Reggimento “San Marco” della Marina Militare in missione di protezione della nave mercantile in acque a rischio di pirateria.

Poco distante dalla nave italiana si trova il peschereccio indiano St. Antony con un equipaggio di 11 persone. Verso le 16:30, ora locale, l’Enrica Lexie incrocia un’imbarcazione e i marò a bordo, convinti di trovarsi sotto attacco pirata, sparano in direzione dell’altra nave. Poco dopo la St. Antony riporta alla guardia costiera del distretto di Kollam di essere stata fatta oggetto di colpi di arma da fuoco da parte di una nave mercantile; colpi che hanno ucciso due membri dell’equipaggio: Ajesh Binki, di 25 anni, e Valentine Jelastine (o Gelastine), di 45 anni. La guardia costiera indiana contatta via radio l’Enrica Lexie chiedendo se sia stata coinvolta in un attacco pirata e, dopo aver ricevuto conferma dalla petroliera italiana, richiede alla stessa di attraccare al porto di Kochi. Dopo un contatto con la società armatrice, il comandante dell’Enrica Lexie, Umberto Vitelli, asseconda le richieste della guardia costiera indiana e attracca nel porto indiano. Nella notte dello stesso giorno viene effettuata l’autopsia sui corpi dei due pescatori indiani.
17 febbraio 2012 – I due marinai indiani vengono entrambi sepolti e la nave italiana viene posta in stato di fermo. 19 febbraio 2012 – I due fucilieri di marina (marò) Massimiliano Latorre e Salvatore Girone vengono arrestati con l’accusa di omicidio.

La versione ufficiale pubblicata dal Governo italiano e  il rapporto consegnato dai membri dell’equipaggio della petroliera sia alle autorità indiane sia a quelle italiane, poiché entrambi i Paesi hanno aperto un’inchiesta sull’incidente, parlano chiaro: il 15 febbraio 2012 alle 12:18 ora italiana, la Enrica Lexie viene avvicinata da un’imbarcazione da pesca, con a bordo cinque persone armate con evidenti intenzioni di attacco. I sei militari del battaglione San Marco, a bordo della petroliera italiana come forza di protezione (NMP) contro possibili attacchi pirata, mettono in atto, in accordo con le regole d’ingaggio previste, “graduali azioni dissuasive” contro un “naviglio” sospettato di ospitare pirati, man mano che l’imbarcazione sospetta si avvicina (inclusi i “segnali luminosi” che rappresentano un codice di comunicazione tra navi necessario per identificarsi a distanza in acque ad alto rischio pirateria) fino a sparare in acqua tre serie di colpi d’avvertimento a seguito dei quali il natante cambia rotta.

Sarà solo grazie a un sotterfugio, che le  autorità indiane comunicando alla Enrica Lexie di avere fermatoun’imbarcazione coinvolta nell’evento e chiedendo, al comandante della Lexie di dirigersi verso il porto di Kochi per “contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati”, riusciranno a trarre in arresto i due militari italiani, con l’accusa di omicidio.

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