I VIGILI ASSENTEISTI? LA FORTUNA DI GRILLO E RENZI

MASSIMO BARSOUM AGENZIA TOIATI ESCLUSIVA MESSAGGERO PER DAVIDE DESARIO

Sorprende assai poco che Beppe Grillo abbia preso le difese dei vigili urbani capitolini assenteisti: il gesto sottende l’essenza stessa della filosofia grillina, volta ad ammiccare alla società civile – assolvendola del tutto – per demonizzare la società politica, la Casta (da un pregiato e fortunato best seller di Stella&Rizzo, punte di diamante di quello stesso sistema editoriale che Grillo&co screditano come parassitario, colluso e prono ai partiti), come se i due attori sociali in questione non fossero altro che vasi comunicanti.
L’unico errore, Beppe Grillo, lo commise giusto dopo aver raggiunto a nuoto la Sicilia, giusto dopo aver fortificato, bracciata dopo bracciata, l’alone taumaturgico che tanto piace a noialtri siciliani: che saremo tutt’al più pigri e reticenti agli eroismi, ma non tutti o quasi propriamente disonesti, come ha detto per l’appunto Grillo inciampando nel più depistante dei luoghi comuni.
È assai rivelatrice della filosofia grillina, suddetta presa di posizione a favore dei vigili assenteisti, perché di mezzo c’è pure il complotto, categoria fondamentale della narrazione pentastellata: hanno tirato fuori la vicenda per far passare in sordina la «Mafia Capitale», ammicca Grillo.
In realtà ambedue gli episodi citati da Grillo certificano pecche giurisdizionali delle quali il circo mediatico si alimenta e, al suo seguito, i partiti, ciascuno approfittandone secondo i propri canoni: Beppe Grillo, si diceva, assolve, ammicca, complotta; Matteo Renzi, in ossequio alla retorica dell’efficienza e dei provvedimenti postdatati, giura punizioni esemplari e rivoluzioni; Matteo Salvini ne approfitta per differenziare la tipologia di populismo da lui sposata – imperniata anche e soprattutto sulla criminalizzazione del fannullone – da quello tipicamente grillino; Berlusconi, stratega, tace ed elude, non ravvisando opportunità alcuna nell’eventualità di aprir bocca nel merito di quella che in fin dei conti altro non è che una quisquilia pompata a dovere.
Gli inguaribili berlusconiani, quelli della prim’ora illusi e delusi con la mancata rivoluzione liberale, a ragione si stracciano le vesti di fronte tale ipertrofia statalista nell’ambito della quale due categorie di soggetti – una percentuale di pubblici impiegati e gli evasori – campano a spese di una sola vessatissima categoria, quella delle partite iva.
Gli statali che s’ammazzano di lavoro per uno stipendio senz’altro poco adeguato – come i docenti fuorisede in scuole periferiche che crollano a pezzi frequentate da figli del disagio sociale adusi a forare pneumatici o forze dell’ordine in servizio in località in cui urge militarizzazione – tremano nella prospettiva tipica di qualunque stagione politica italiana, quella di legiferare a cavallo di un’onda emotiva.

Alex Minissale

Alex Minissale

"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"
Alex Minissale

Latest posts by Alex Minissale (see all)

Gli utenti che hanno trovato questa pagina cercavano anche:
  • renzi e i vigili
About the Author
Alex Minissale

"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"

Leave A Response

You must be logged in to post a comment.