Esteri. Libano nuovo fronte di guerra? Intervista a Matteo Bressan e a Laura Tangherlini

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Venti di guerra spirano sul Golan: Israele ed Hezbollah potenziali avversari in un nuovo eventuale conflitto in Medio Oriente?I tempi non sono ancora maturi per una risposta; tuttavia, la dura crisi umanitaria che il Libano sta vivendo è foriera di tensioni sociali che espongono la democrazia libanese ad una pericolosa estensione del conflitto che già infiamma la Siria. Le conseguenze? Un effetto domino che trasformerebbe il Mediterraneo sud orientale in un unico campo di battaglia.
Di questo parliamo con i giornalisti Matteo Bressan e Laura Tangherlini: autori di “Libano nel baratro della guerra civile siriana”, da pochi mesi in libreria.

Dottor Bressan perché un secondo libro dedicato al Libano?

L’idea è nata dalla volontà condivisa con l’altra autrice Laura Tangherlini di dare un seguito ai due nostri precedenti libri, rispettivamente Hezbollah e Siria in fuga. Per far questo ovviamente abbiamo deciso di allargare l’azione delle nostra ricerca così come gli obiettivi che ci eravamo prefissati nel momento in cui siamo tornati in Libano per poter affrontare in maniera articolata le molte e differenti emergenze che sta attraversando il Paese dei Cedri.

Cosa vuol dire “libano nel baratro della crisi siriana”?
Vuol dire che la crisi siriana sta avendo un impatto così forte sotto il profilo politico, militare, sociale, umanitario ed economico sul Libano tanto da rendere il Paese sempre più instabile.La crisi siriana da una parte e la nascita dell’Isis dall’altra stanno alimentando tutte le tensioni già esistenti nel Paese dei Cedri.
Non è un caso infatti che per ben 10 mesi non sia stato possibile formare un Governo, costituitosi solamente lo scorso febbraio, così come oggi preoccupa il fatto che non si riesca ad eleggere, dallo scorso maggio, il Presidente della Repubblica, a causa delle forti distanze dei due blocchi politici, sulla scelta dei candidati alla presidenza. Tutte queste tensioni, già presenti nella società libanese si sono esasperate con la crisi siriana, proprio perché i due principali blocchi politici libanesi si sono divisi tra coloro che sostengono Assad e tra coloro che auspicano il rovesciamento del regime. La scelta di Hezbollah di intervenire militarmente a sostegno di Assad ha, anche in questo caso, spaccato l’opinione pubblica tra chi sostiene che questo intervento abbia esposto il Libano alle rappresaglie dei gruppi jihadisti e coloro i quali invece ritengono che senza l’attività di Hezbollah oggi la Siria sarebbe in mano ai jihadisti. Quello che però è importante sottolineare e che caratterizza le capacità militari di Hezbollah è il fatto che il movimento sciita libanese sia riuscito a essere militarmente impegnato in un teatro di guerra totalmente diverso rispetto allo scenario in cui era abituato ad operare il Partito di Dio. Nel caso siriano infatti Hezbollah ha condotto una guerra fuori dal Libano, andando ad accrescere le sue capacità.Non stupisce pertanto che molti analisti israeliani siano sempre più preoccupati delle accresciute capacità militari del Partito di Dio e lo abbiano addirittura collocato in una graduatoria delle principali potenze di fuoco.
Crisi umanitaria: alcune fonti parlano di un milione e mezzo di profughi siriani nel Paese dei Cedri. La cifra è attendibile?
Laura Tangherlini Il governo libanese dice che il numero effettivo dei profughi nel Paese è di circa 1,6 milioni – pari a più di un terzo della popolazione. Un recente rapporto dell’Unhcr parla invece di circa 1 milione e 200 mila persone, in un paese come il Libano con poco meno di 4 milioni e mezzo di abitanti. Facendo le dovute proporzioni, è come se l’Italia ospitasse circa 16 milioni di profughi stranieri. Per questo recentemente il governo libanese ha deciso una ulteriore stretta, dopo quella della scorsa estate, sugli ingressi in Libano.Ogni persona che voglia entrare nel Paese dei cedri avrà da ora in poi, è stato fatto sapere, bisogno di indicare un obiettivo chiaro per la sua “visita” e, se approvato, il visto sarà rilasciato, ma solo per una durata limitata. I siriani che chiedono di entrare per poter lavorare dovranno dimostrare avere come referenti un cittadino o una società libanese, in grado di garantire loro un’occupazione.

Marco Petrelli

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"Giornalista con il pallino per la storia, il boogie woogie e gli Anni Cinquanta"
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