SE POMPEI CADE A PEZZI E TUTTO TACE

Pompei: Crolla la casa del Gladiatore

Perché chi invocava a gran voce le dimissioni dell’allora ministro dei beni culturali, il pavido Sandro Bondi – sottoscrivendo moralmente la mozione di sfiducia individuale allora presentata da Dario Franceschini, l’attuale ministro dei beni culturali – oggi tace? Perché tace oggi che Pompei continua a sbriciolarsi, erosa dagli agenti atmosferici e dall’inerzia di una classe politica inetta? Perché non invoca coerenza politica e onestà intellettuale anzitutto al cospetto di se stesso prima ancora che dell’attuale ministro Dario Franceschini, capo indiscusso della banda dei disonesti (intellettualmente)?
Dov’è finita la retorica, allora abbondante, della «cultura patrimonio italiano», dei siti archeologici trascurati, dell’eredità artistica che siamo incapaci di monetizzare?
La scarsa sensibilità culturale non è dunque solo una riprovevole prerogativa del berlusconismo, ma anche una vistosa macchia nell’esecutivo che ha fatto della valorizzazione del patrimonio artistico nostrano il proprio cavallo di battaglia. Oppure, semplicemente, la situazione è così complessa da non poter essere semplificata nella banale demonizzazione del singolo ministro pro tempore o dell’esecutivo di cui fa parte?
E, giusto per restare in parlamento, perché il PD fagocita Scelta Civica senza che nessuno tiri fuori il «mercato delle vacche» e le analisi storico-politologiche sul fenomeno del transfughismo politico come accadeva ai tempi di Scilipoti?
Siccome poi i nostri doppi standard varcano perfino i confini nazionali, al cospetto degli eccidi dell’IS ci si affretta a ridimensionare, a puntualizzare, verificare con perizia la veridicità delle fonti e l’autenticità dei video, valutare l’opportunità di mostrare al mondo gli orrori di cui i miliziani sono capaci e, al contempo, amplificare la propaganda dell’orrore così facendo il loro gioco. E così è col terrorismo islamico internazionale. Una rozza e pregiudiziale grossolanità, una irrefrenabile ansia di demonizzazione cattura invece noi tutti se di mezzo c’è Israele: cadaveri di bambini siriani devastati dal conflitto fra Assad e i ribelli vengono ascritti sic et simpliciter ai missili israeliani, che colpiscono – con perizia e spietatezza – nursery e scuole di primo grado, salvo poi rivelarsi bufale sesquipedali, propaganda antisionista, piena zeppa di omissioni strategiche.
Raccontiamo, a chi ci ascolta e – quel che è peggio – a noi stessi che ci mobilitiamo imparzialmente, assecondando un ragionevole senso di priorità, senza discriminazioni e pregiudizi. Invece ci mobilitiamo – marciando nei cortei o, più comodamente, collezionando like e retweet – in ossequio a convinzioni ideologiche, idiosincrasie irrazionali, riflessi pavloviani. Strumentalizziamo, ma a nostra insaputa.

Alex Minissale

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"Giornalista pubblicista, studente universitario. Formazione liberale"
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