Esteri. Libano, la crisi umanitaria continua. Ma la Boldrini non lo sa

“Presso la sede dell’Iic verrà inaugurata la mostra fotografica “Siriani in Transito”. Attraverso foto e citazioni, l’esposizione dà voce ai rifugiati che viaggiano verso e attraverso l’Europa. La mostra vuole aprire una finestra sul mondo dei rifugiati siriani in Europa e sulle loro aspettative per il futuro” si legge in una nota della Farnesina. L’evento, che avrà luogo a Bruxelles e promosso dall’Istituto Italiano di Cultura, ha il fine di promuovere la conoscenza del dramma dei milioni di profughi siriani in fuga dalla guerra civile. E che, aggiungiamo noi, vedono come primo riparo sicuro il Libano, paese ormai allo stremo.

I numeri Il conflitto fra Damasco e il fronte ribelle dura ormai da 4 anni. E’ costato alla popolazione siriana oltre duecentomila morti; alle perdite umane si aggiungono quelle materiali: siti archeologici, musei, strutture civili e militari rase al suolo dai bombardamenti sia dei governativi sia delle milizie islamiche.
Monopolio I ribelli hanno subito, nel corso degli anni, il progressivo imporsi di frange estreme islamiche nel fronte anti Assad, prima fra tutte Jabat al Nusra, collegata ad Al Quaeda. Anche l’Isis fa la sua parte, concependo la Siria come parte di un unico campo di battaglia che dall’Irak arriva ormai fino al Golan. Il Libano subisce dallo scorso settembre provocazioni e piccoli attentati lungo le sue frontiere dagli uomini di Al Baghdadi. Attacchi che colpiscono i check point di Hezbollah, il Partito di Dio sciita che appoggia la causa di Damasco.
Polveriera Quella che alcuni analisti chiamano “ultima democrazia del Medio oriente” (fatta eccezione di Israele), si sta trasformando in una polveriera. Il Libano, quattro milioni di abitanti, ospita un milione e mezzo di profughi siriani ( 1.174.690 secondo altre fonti) senza mezzi e senza risorse per gestire l’ “invasione” dei disperati in fuga dalle bombe. Tensioni sociali, paura e strumenti insufficienti contribuiscono ad aumentare le tensioni in una nazione che confina con l’area di intervento e di lotta dell’Isis e che è a due passi da uno dei teatri più sanguinosi delle Primavere Arabe.
Mogherini Il 28 ottobre scorso, durante gli incontri di Berlino, l’ex titolare del MAE Federica Mogherini ha ricordato che “L’Italia accoglie già molti rifugiati attraverso altri canali, una parte dei rifugiati che arrivano in Italia attraverso la Libia è siriana. Quindi l’Italia sta già facendo la propria parte”, aggiungendo che il nostro Governo ha già provveduto a stanziare 150 milioni di euro ripartiti in 50 progetti di sviluppo. Denaro al quale vanno aggiunti i 7,5 milioni di euro della Direzione generale cooperazione e sviluppo del Ministero degli Esteri destinati a Unicef, Pam, Unhcr e Comitato Internazionale della Croce Rossa, in ottemperanza agli impegni sottoscritti ad inizio anno alla Conferenza dei Donatori di Kuwait City. Parole importanti quelle dell’ex Ministro degli Esteri, poiché riconoscono la situazione ingestibile che sta vivendo il Libano.
UNIFIL Nel sud del Paese dei Cedri continua anche la missione UNIFIL, a guida italiana. La risoluzione ONU 1701 affida al contingente, oggi comandato dal generale Luciano Portolano, il compito di interagire con governo ed esercito libanesi, al fine di garantire ordine e sicurezza interni. Un compito non facile, aggravato dalla crisi umanitaria e dalle recenti proteste di libanesi del sud, indignati per la chiusura ad opera degli israeliani di una strada che collega le città di Abbasiya (sud del Libano) con il Ghajar (città israeliana di confine).
… e Boldrini Nel tentativo di stemperare le polemiche sulla incapacità gestionale dell’emergenza immigrazione, il Presidente della Camera Laura Boldrini ha affermato:
Cosa dovrebbe dire il Libano che ha 4,5 milioni di abitanti e 1,5 milioni di rifugiati? È come se da noi arrivassero 16 milioni di persone“.
Uscita spiacevole, considerando anche l’impegno, istituzionale ed economico, italiano nell’evitare deflagrazioni nella polveriera libanese. Ma anche dimostrazione di scarsa conoscenza della condizione di un’area nella quale siamo in prima linea, con fondi e militari, Mogherini docet. Va bene che i media italiani e internazionali pare abbiano perso interesse per Libano, Siria e Yemen, ma la Terza Carica dello Stato non può non essere informata sulla situazione di un paese, prima di citarlo come esempio in pubblico.

Marco Petrelli

Marco Petrelli

"Giornalista con il pallino per la storia, il boogie woogie e gli Anni Cinquanta"
Twitter: marco_petrelli- pagina FB Lettera 32
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