Strage di Vergarolla: la longa manus dell’OZNA e il silenzio italiano

Carla_Cace-701645Nessuno, forse, aveva la reale intenzione di individuarne con chiarezza le dinamiche”. Così la giornalista e ricercatrice romana Carla Cace* commenta la strage di Vergarolla (Pola), attentato dinamitardo ordito dall’OZNA jugoslava (Odeljenje za Zaštitu NAroda – Dipartimento per la Sicurezza del Popolo) ai danni della comunità italiana di Pola, 18 agosto 1946.

Le parole della studiosa non lasciano scampo a dubbi riguardo al desiderio di fare chiarezza su Vergarolla, almeno da parte della Repubblica italiana: malgrado i fatti di sangue fossero avvenuti in tempo di pace, nonostante l’autorità militare Alleata avesse compilato un corposo e documentato dossier, nel 2015 i settantacinque morti della spiaggia polesana neanche hanno “diritto” ad una commemorazione istituzionale.  

Il 18 agosto 1946 la città di Pola era sotto il controllo militare alleato. Quale fu la reazione delle forze anglo americane?

All’epoca, sul reale movente e sugli esecutori si indagò poco e male. Nessuno, forse, aveva la reale intenzione di individuarne con chiarezza le dinamiche. Però, già all’epoca, il comando inglese diede compito ad una Commissione d’inchiesta di individuare le responsabilità della strage. Quest’ultima giunse a concludere che le mine erano in stato di sicurezza, poiché disattivate e che alcuni testimoni, fra i quali anche un inglese, asserivano che poco prima dell’esplosione avevano udito un piccolo scoppio e visto del fumo blu correre verso le mine. Pertanto, nella relazione, finale fu espresso il parere che “gli ordigni sono stati deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute”. Esistono carte, poi, tratte dal “Public Record Office” di Londra tali da togliere ogni dubbio su quei fatti. Della documentazione fa parte una dettagliata informativa, datata 19 dicembre 1946, in cui si imputa chiaramente all’Ozna la paternità della strage. 

Porto_di_PolaQuanti anni sono trascorsi prima che si potesse fare chiarezza?

Ancora oggi non è stata fatta piena chiarezza sul gravissimo attentato. Ricordiamo, perpetrato ai danni di nostri connazionali in tempo di pace!

Che impatto ebbe l’attentato sulla comunità italiana di Pola e quale fu la reazione della politica estera della Repubblica italiana?

Il messaggio per gli italiani di Pola doveva essere chiaro e forte: restare e accettare il regime comunista, oppure lasciare da esuli l’Istria. E i terroristi ottennero il risultato voluto. Ne conseguì, infatti, il tristemente celebre esodo dalla città, culminato nel febbraio del 1947 con i viaggi del piroscafo “Toscana”. La Repubblica italiana fece finta di non sapere nulla, dimenticò la sua gente (come del resto anche sulla questione foibe ed esodo), mise la testa sotto la sabbia.

Come viene ricordata oggi la strage in Italia e come viene ricordata a Pola?

A parte una commemorazione lo scorso anno, per la prima volta dopo tanto tempo, tenutasi a Montecitorio, il nulla assoluto. A Pola è stato posto un cippo e ci sono commemorazioni, frutto però sempre delle Associazioni delle Vittime e degli Esuli.

Nelle sue ricerche si è occupata di Foibe, di Esodo ma anche dei marò: punti dolenti della politica estera italiana…

Mi occupo di quello che si tende a nascondere, le Verità celate per ragioni di opportunismo e di vigliaccheria. E’ la mia passione-missione come giornalista. E, purtroppo, il nostro Paese ne ha molti di scheletri nell’armadio.

Marco Petrelli

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"Giornalista con il pallino per la storia, il boogie woogie e gli Anni Cinquanta"
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