BANKSY CONQUISTA ROMA.

È iniziata il 24 maggio e si protrarrà fino al 4 settembre la mostra no profit dedicata al più enigmatico e misterioso degli esponenti della Street art mondiale: Banksy. Con quasi mille visitatori quotidiani, tra romani e turisti, l’evento intitolato “War, Capitalism & Liberty” ha ottenuto sin da subito un successo invidiabile. Palazzo cipolla, grazie all’operato della fondazione terzo pilastro- Italia e mediterraneo- che ne ha curato la nascita, ospita ben 150 opere (incluse “i memorabilia”) tra stampe, sculture, stencil e copertine di dischi provenienti da collezioni private che ripercorrono quelli che sono i temi centrali prediletti dall’artista. È la prima volta che così tante opere di questo personaggio, considerato il massimo esponente della Street art a livello internazionale, vengono esposte sotto uno stesso tetto.

Il titolo scelto evidenzia, oltre agli argomenti che più caratterizzano la nostra società, il focus da cui prende ispirazione il sovversivo e irridente genio.

La peculiarità del suo operato è il fatto che questi riesca, attraverso umorismo e umanità, ad indirizzare lo spettatore verso una riflessione sulle ingiustizie sociali, sulla violenza delle armi, del consumismo e sulla disparità di ricchezza che avvolge la realtà contemporanea utilizzando un arte immediata ed accessibile a tutti. Controllando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traduce questi temi atroci in opere creative e folgoranti, in grado di sensibilizzare chi ci si imbatte sulle urbanistico delle metropoli occidentali in luogo di riflessione.

Anche i personaggi e gli animali che vengono rappresentati non sono solo figure dipinte ma strumenti di denuncia, basti pensare alla serigrafia di alcune scimmie che dichiarano ‘Laugh Now But One Day I’ll Be in Charge’ (Ridete adesso ma un giorno saremo noi a comandare), o i famosi “rats” di cui si possono ammirare molteplici versioni. Le scimmie e i topi sono forme allusive ricorrenti negli stencil dell’artista e rimandano agli emarginati, a tutti coloro che si trovano a vivere ai confini sociali, al controllo dei media sulle nostre opinioni e sulle aspirazioni che, in maniera inconsciamente veicolata, coltiviamo.

Bisogna anche sottolineare che, seppur le opere siano tutte certificate dal suo ufficio disinfestazione, Bansky non ha mai approvato ufficialmente l’allestimento della mostra a suo nome, atto che ben si concorda al suo personaggio. Infatti il writer di Bristol, che dagli inizi degli anni novanta fa il giro del mondo con le sue opere di denuncia sociale e di cui ancora oggi non si conosce la vera identità, si rifiuta di farsi rappresentare da gallerie private cosi da mantenere il pieno controllo sulla propria arte puntando a scardinare i ben più radicati meccanismi di economici in cui oggi è incasellata l’arte tout court.

Una mostra semplice d’impatto ma carica di riflessione emotiva.

Francesca Azzurra Conidi

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