“DAJE ROMA”. IL BOSS FA EMOZIONARE LA CAPITALE.

Si apre sulle note di c’era una volta in America di Ennio Morricone lo spettacolo di ben tre ore e cinquanta minuti che ha incantato il circo massimo il 16 luglio scorso. Il Boss è e rimane sempre il Boss nonostante le 66 candeline ormai spente e non smentisce, neanche per un secondo, il soprannome che lo contraddistingue da oltre tre decadi. A Roma erano sessanta mila i fan che hanno cantato e ballato con lui immersi nella suggestiva ed indiscutibile arena per eccellenza: il circo massimo romano. Edificato da Tarquinio Prisco nella valle tra l’Aventino e il Palatino un tempo fu luogo dedicato alle corse dei cavalli ed ora il suolo su cui il gladiatore a stelle e strisce ha conquistato i cuori del suo immenso pubblico.

La terza data italiana di “The River tour”, dopo le due di San Siro del 3 e 5 luglio, ha regalato una serata di riflessione e racconti che ti somigliano, di riscatti e sconfitte, di momenti fatti per essere vissuti e di tante strade statunitensi che vorresti attraversare con il vento tra i capelli anche se da te sono distanti migliaia di miglia. Le vedi, le vivi e le senti dentro le storie di rivalsa cantate dall’ultimo eroe americano e i volti dei suoi working class heros ti si attaccano addosso fino a combaciare sempre più con le espressioni del tuo viso e della tua anima ed è lì che capisci perché il boss riesce, con la sua voce profonda e la sua chitarra sempre in pugno, a farti stringere lo stomaco levandoti felicemente il fiato. Stasera senti, stasera finalmente ti senti, lasciando a distanza di sicurezza tutta quella quotidianità che pesa e che stressa per fare posto ad un momento da imprimere nella memoria. Sei nel posto giusto al momento giusto e tutto il resto può attendere. Può aspettare. È questo il regalo di Springsteen a chi è venuto ad ascoltarlo, a chi è venuto a divertirsi con lui. È sì perché lo sciamano del rock ancora si diverte e lo dimostra senza mai fermarsi ne scendere di tono ad ogni canzone che intona. Non ci sono scalette ne ordini impostati e la “E Street band”, sua fedele compagna (oltre alla moglie Patti Scialfa che ha cantato a microfono unico con lui “tougher than the rest”), riesce a spalleggiarlo senza difficoltà creando una sinergia che si irradia invadendo l’arena nell’estate romana.

Ci sono tutti i grandi successi springsteeniani da “Born to run”,” The ghost of Tom Joad”, “Badlands”, “Land of hope and dreams” dedicata alle vittime della strage di Nizza, “Dancing in the dark fino alle eterne “Hungry hearts” e “The river” che dà il nome all’album e al tour. L’emozione è la vera protagonista e te la porti via con te, camminando spalle al palco verso la tua vita e nelle orecchie e negli occhi hai ancora quel finale solo ed acustico che intona “Thunder road” e quella frase,”The e Street band loves you. We’ll be seeing”, che racchiude una promessa, un “ci rivedremo” che dopo un concerto del genere ti fa spegnere le stelle con l’idea che anche gli adulti possono ancora entusiasmarsi.

Francesca Azzurra Conidi

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