AMY. THE GIRL BEHIND THE NAME.

“Quelle come me sono
destinate ad avere
l’anima perpetuamente in
tempesta.”
AMY WINEHOUSE

 

A quattro anni dalla scomparsa della talentuosa cantante inglese, il regista Asif Kapadia ne omaggia il vissuto con un documentario a lei dedicato.

Vittima di una vita travagliata e di un abuso continuativo di droghe e alcool, che si combinavano ad un disturbo alimentare portato dietro ormai da troppo tempo, Amy Whinehouse si è spenta a soli 27 anni entrando- insieme ad altri tormentati geni artistici come Jim Morrison o Kurk Cobain- in quello che è conosciuto tragicamente come “ il club dei 27”.

Lui corre all’indietro, Asif Kapadia. A prima di tutto questo. A prima del trucco esagerato e le notti senza sonno, a prima degli sbalzi d’umore o al dolore dell’anima.

Asif Kapadia parte da Amy bambina, quando sorrideva e credeva nella vita, quando dalle corde vocali cantava talento e non disperazione. Sono un insieme di video inediti raccolti nell’archivio personale della cantante o da amici e parenti che dipingono la realtà, che colorano quella ragazza che c’era dietro al mito e alla notorietà.

Era sensibile ed insicura Amy e se amava forse amava troppo, sembrava quasi avesse bisogno dell’amore degli altri più dell’aria, più di quello che avrebbe dovuto donare a se stessa. Nel documentario sfocia l’umanità e l’introspezione di un’anima che è stata risucchiata dalla vita e non è riuscita ad uscirne. Scriveva molto quando era nei periodi in cui non faticava a gestire il suo demone e quelle parole da diario intimo e solitario si tramutavano con naturalezza in canzoni rivolte a tutti, rivolte al mondo.

I temi che si ritrovano all’interno dei suoi testi sono quindi autobiografici e sentiti. L’abbandono, che ha vissuto sin da quando, ancora adolescente, ha visto il padre andarsene per ritornare solo a successo consolidato; la disillusione nei confronti di quell’amore che tanto bramava (love is a losing game ne è un esempio lampante) o la poca prospettiva verso una felicità a cui aggrapparsi, fanno da protagonisti già ai primi versi di un’adolescente in cerca di certezze che mancano ad arrivare.

Il finale dopo 127 minuti intensi ed emotivi purtroppo non è di quelli a sorpresa, di quelli dove trovi il lieto fine. Amy Winehouse è stata trovata senza vita il 23 di luglio del 2011 nel suo appartamento di Camden con accanto due bottiglie vuote di vodka e quello che rimane di lei è una voce. solo una voce. Un talento che avrebbe potuto ispirare ancora molto. E rimangono i suoi occhi, profondi e pieni, che ti guardano dalla locandina anche ora che non ci può più essere un seguito, anche ora che non ci saranno altri sguardi da incontrare.

C’era il personaggio pubblico e c’era la ragazza. Il primo era controcorrente e fuori dagli schemi, era al centro dell’attenzione mediatica per il suo essere l’emblema degli eccessi e dell’assenza di regole ma la seconda aveva un’altra storia che meritava di essere raccontata. Che meritava di essere vista e che oggi ha un nome. Amy.

Francesca Azzurra Conidi

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Francesca Conidi