MARIA CALLAS LA DIVA DELL’OPERA

 

La Callas è considerata la cantante lirica più grande del ventesimo secolo, una voce dal calore ed intensità  in grado di conquistare le platee di ogni paese e lingua. Dietro al mito di una celebrità  capace di arrivare al sublime suono di quasi tre ottave c’è però la storia di una donna che è vissuta nella sensazione che, sin da bambina, le fosse stato tolto ogni possibilità di essere amata, di essere felice.

Distratti dalle elaborate capigliature voluminose e dai suoi occhiali scuri ,sia il pubblico sia chi la conosceva bene, si rese conto troppo tardi di quanta solitudine ci fosse dentro il suo canto, di quanto le tragedie che lei rendeva reali sul palcoscenico le vivessero dentro anche a sipario calato.

Cosi anche oggi, a 40 anni dalla sua silenziosa morte, ce bisogno di ricordarne la vita e tutto quell’insieme di emozioni e delusioni che a soli 53 anni le hanno fatto arrendere l’anima.

Maria Callas (nata Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulos), sebbene si celi dietro una data di nascita misteriosa, pare abbia aperto gli occhi al mondo  il 2 dicembre del 1923.   La causa di questo dubbio sembra essere attribuita al fatto che la madre, subito il lutto del figlio Vasili morto a soli tre anni a causa del Tifo, avrebbe voluto un altro maschio e una volta saputo il sesso di Maria, per la rabbia, avrebbe esitato alcuni giorni prima vederla e di registrarla all’anagrafe. L’infanzia della bambina, sin dall’inizio, tutto appare essere tranne quella di una diva. Goffa e grassottella, vive fino all’adolescenza all’ombra della sorella maggiore, Jakinthy detta Jackie, che era la prediletta in famiglia e che godeva di privilegi, come le lezioni di canto, che non erano concessi alla più piccola.

Quest’ultima comunque, non riuscendo a contenere tanta splendida sofferenza dentro di sè,  tira fuori lo stesso l’enorme talento che nascondeva dentro. Dopo il divorzio dei genitori, torna  con la madre ad Atene, ed è lì che inizia a studiare al conservatorio con Elvira de Hidalgo. L’insegnante , che rimase una figura essenziale in tutta la vita di Maria e che, comprendendo da subito l’impressionante estensione vocale e l’ambizione che contraddistingueva l’allora tredicenne, cercò di aiutarla a sviluppare al meglio le sue strabilianti doti. Furono comunque anni duri per la giovane lirica che soffri, a causa della guerra e della occupazione, momenti di fame e sofferenza. Terminato il conflitto mondiale torna la tranquillità e arrivano con essa anche i primi successi: “Cavalleria Rusticana” nel ruolo di Santuzza e poi “Tosca”, suo futuro cavallo di battaglia. Nonostante le prime soddisfazioni Maria ha però voglia di riabbracciare suo padre, rimasto a New York, e di non perdere la cittadinanza americana. Decide cosi di tornare negli Stati Uniti seppur per poco tempo. Non sarà una sosta lunga pero visto che due anni dopo, anche se povera e senza un posto dove andare, il 27 giugno 1947, parte per l’Italia, a Verona (dove conoscerà  Giovanni Battista Meneghini, l’uomo che diverrà  suo marito il 21 aprile 1949). Sempre nello stesso anno e sempre nella cittadina veneta, nonostante questo non sia il il reale debutto sul palcoscenico, la sua performance in La gioconda di Ponchielli, diretta da Tullio Serafin, la consacra tra i mostri sacri della lirica.

La ruota della fortuna improvvisamente gira in favore della soprano che parte per le più importanti città  del bel paese e dell’Europa per far sentire la sua voce ed incantare i teatri dell’opera di ogni nazionalità . Nuovi volti, nuove amicizie e nuovi amori le entrano nella vita. Toscanini, Luchino visconti, Pasolini e Zeffirelli fanno da sfondo alla sua notorietà  in continua ascesa.

Nel 1959 divorzia dall’anziano marito e conosce l’armatore greco Aristotele Onassis con cui avrà  un figlio, perso purtroppo poche ore dal parto, e che sarà  l’amore che la porterà  al declino psicologico pochi anni dopo quando l’abbandonerà  per Jacqueline Kennedy.

Vittima dell’amore per un uomo sbagliato, che lei stessa confesserà che l’amava solo per il suo personaggio, si fa trascinare nell’oblio della sofferenza. e cosi oltre al cuore, piano piano,anche il resto della sua vita l’abbandona.  Gli amici, il pubblico ed infine la sua stessa voce.  Della diva non rimane che il ricordo malinconico degli anni passati che la rendono eterna ancora oggi ma che, per lei, erano solo immagini taglienti che gli infastidivano il sonno. La depressione è irrefrenabile, i demoni le divorano ogni speranza di risalita e di ripresa e cosi, come ultimo addio, e la ex Diva si ritira in isolamento a Parigi.

Si punisce da sola per un ultima volta, si allontana da tutto e da tutti in attesa che il tempo le termini addosso.

Morirà  giovane, a soli 53 anni, nel 1977 e sola.

Accanto a lei solo la fedele governante Maria e un maggiordomo. I suoi vestiti sono andati all’asta e le sue ceneri disperse nell’egeo. Di lei non vi è¨ più nulla se non una lapide commemorativa nel cimitero parigino di Pere Lachaise.

Francesca Azzurra Conidi

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