IL CASO SPOTLIGHT – Il film che si ispira allo scandalo della chiesa di Boston

Il caso Spotlight, o semplicemente Spotlight come da titolo originale, è un film scritto e diretto dal regista Tom McCarthy, già famoso per aver co-sceneggiato il film Up nel 2009 ( e per il quale ha avuto una nomination all’Oscar) e aver firmato il film Million Dollar Arm nel 2014.

IL film è stato presentato alla 72esima Mostra internazionale d’arte Cinematografica di Venezia nella sezione fuori concorso. La pellicola, che vanta nel cast stellare nomi di eccezionale valore artistico quali quello di Michael Keaton, Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery e Stanley Tucci, potrebbe davvero essere la grande sorpresa degli Oscar 2016 visto che è in lizza per ben sei statuette (miglior film, regia, attore e attrice non protagonista sia per Ruffalo che per McAdams, sceneggiatura non originale e montaggio a cura di Tom McArdle).

La storia, ispirata ad un fatto realmente accaduto e venuto fuori nella cronaca statunitense poco prima della tragedia dell’11 settembre 2001 e che valse il Premio Pulitzer di pubblico servizio al Boston Globe, narra dell’indagine messa in piedi contro l’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver occultato molti casi di pedofilia avvenuti nelle parrocchie della sua diocesi,, dal quotidiano Boston Globe.

Il titolo infatti si riferisce al nome del team, “Spotlight” appunto, incaricato dal nuovo direttore Marty Baron (Liev Schreiber), di fare luce sul fatto e scovare la verità sul conto di alcuni preti sospettati di aver abusato di minori. Il gruppo, composto dai quattro membri della squadra investigativa del giornale e capitanato da Robby Robinson (Michael Keaton), si mette subito a lavoro ed inizia a scavare nei segreti della cattolicissima Boston per arrivare a far luce su un intricata ragnatela oscura di insabbiamenti e omertà.

È una vicenda densa e piena di punti di riflessioni su cui soffermarsi. Dall’alto impatto sociale che racchiude nel volto nascosto della chiesa cattolica all’evoluzione interna al giornalismo che in quegli anni stava inevitabilmente mutando in se stesso.

L’avvento dell’edizione online, le pressanti interferenze politiche e commerciali, la necessità di essere più attrattivi e veloci anche nell’informazione. Meno qualità ma più quantità. Tutte necessità disattese dal Boston Globe in quell’indagine. Prima di tutto la notizia. Prima di tutto la verità.

Un film dai serratissimi dialoghi che necessitano di una ferrea attenzione dello spettatore ma che sicuramente merita di essere citato tra i film dell’anno.

Francesca Azzurra Conidi

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