GOLDA MEIR – La signora di Israele

Golda Meir, nata con il nome di Golda Mabovič, o con la grafia alternativa Golda Mabovitch è stata il quarto premier d’Israele (1969) e prima donna a guidare il governo di suo Paese, terza a ricoprire tale posizione a livello internazionale.

Governò in periodi particolarmente complicati, trovandosi di fronte a varie crisi internazionali a cui dovette trovare soluzione. Golda Meir è stata anche una figura di primo piano del movimento sionista, che si prefiggeva l’obiettivo di creare uno stato israeliano nella terra promessa, area geografica ben delineata nella religione ebraica ed allora sotto il mandato britannico. Donna dal carattere forte e deciso è stata paragonata, non per credo politico bensì per la determinazione che caratterizzava entrambe, al primo ministro inglese Margaret Thatcher. Energica e potentissima chi visse a stretto contatto con ‘Iron lady del Medio Oriente è sovente che la ricordi come “l’unico vero uomo in Israele” e il “miglior uomo al governo” proprio per il suo carattere sanguigno e la usa capacità di condizionare le sorti di un intera nazione. Ha dedicato la sua intera vita ai suoi due grandi amori: il socialismo e la Terra Promessa ed è tuttora considerata una delle figure femminili più importanti del XX secolo.

Golda Mabovič nasce a Kiev, allora parte dell’Impero Russo, nel 1898 da una famiglia estremamente modesta di ebrei ucraini. In Russia la famiglia non ha vita facile perché gli ebrei sono perseguitati dal regime zarista in quel periodo. Già da bambina infatti la Meir è testimone di episodi di forte antisemitismo che ne influenzeranno marcatamente in futuro l’indirizzo politico. Cosi nel 1903 il padre decide di emigrare negli stati uniti e quando Golda ha appena 8 anni, si trasferiscono a Milwaukee, nel Wisconsin.

L’amore per l’America rimarrà uno dei cardini della sua vita in contrapposizione la sensazione di oppressione sperimentata in Russia.

Dopo aver abbandonato la casa dei genitori, che volevano costringerla lasciare gli studi per sposarsi, Golda Meir si trasferisce a casa della sorella a Denver, dove ha il vero punto di svolta e si confronta per la prima volta con il mondo letterario, il femminismo e il sionismo. Inizia a partecipare marce di protesta e diviene un membro dell’organizzazione sionista laburista Poalei Zion e nel 1918 partecipa al Congresso degli Ebrei Americani in qualità di delegata di Milwaukee dove è la più giovane delegata del meeting.

Questa occasione verrà indicata dalla stessa Meir come l’inizio della sua carriera politica. Nel 1921 a soli 23 anni, nonostante il marito non fosse particolarmente d’accordo, si trasferisce in Palestina in un kibbutz.

È lì, in questa comunità volontaria di lavoratori che vivono in una società basata sulla comunione di proprietà e sulle regole solidaristiche, che apprende le basi dove costruirà la sua vera formazione politica. tre anni dopo si allontana dal kibbutz in direzione di Gerusalemme a causa della nascita del primo figlio e al manifestarsi della malattia del marito.

A partire da 1928 l’impegno politico cresce e le fa ottenere la nomina di segretaria dell’Unione delle Donne Lavoratrici (Women’s Working Council). Nel 1946 dirige il dipartimento politico dell’Agenzia Ebraica per la Palestina, dopo aver svolto una brillante carriera nell’ unione dei lavoratori israeliani alla centrale sindacale dell’Histadrut. Nel frattempo e contemporaneamente, si trova impegnata in attività politiche di tipo sionista, coordina durante la seconda guerra mondiale l’immigrazione illegale dall’Europa alla Palestina dei transfughi ebrei diventando delegata di riferimento della World Zionist Organisation

Alla nascita dello Stato di Israele, dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, il 14 maggio 1958, lei fa parte dei 24 firmatari della dichiarazione di indipendenza e membro del Consiglio provvisorio di Stato.

Da quella data la sua vita sarà interamente votata alla costruzione e all’istituzionalizzazione del nascente Paese. Concluse le ostilità del conflitto arabo-israeliano, Golda Meir diventa inoltre la prima ambasciatrice del Stato di Israele a Mosca. Nel 1949 le viene assegnata la direzione del ministero del lavoro e, nonostante le critiche e le perplessità maschili, eccelle nell’impegno e nella
promozione della sicurezza sociale. Questo è anche il periodo in cui ebraicizza, insieme ad altri leader politici, il suo cognome in Meir che significa “illuminato”.

Nominata ministro degli esteri nel 1956 si ritrova ad affrontare la crisi del canale di Suez, una delle più delicate operazioni di politica estera degli anni cinquanta.

Nel 1963 le viene diagnosticato un brutto male, un linfoma che, tre anni più tardi, ormai debilitata dalla malattia, la porterà a dimettersi dalla carica. Riuscirà a tornare inaspettatamente torna sulla scena politica come primo ministro nel 1968. È la prima donna eletta a ricoprire la tale onorificenza nel paese.

In quegli anni, Golda Meir stringe una solida amicizia con il presidente americano Richard Nixoun che le permetterà di promuovere una ancor più forte alleanza sempre il Paese che l’aveva vista crescere, gli Stati Uniti..

Agli inizi degli anni Settanta il suo governo si trova dinanzi ad altri due momenti di due momenti di tensioni internazionali: il massacro di Monaco e la guerra dello Yom Kippur. Del 1972, infatti, un commando palestinese chiamato “Settembre nero”, prende in ostaggio la delegazione degli atleti israeliani che dovevano gareggiare alle olimpiadi a Monaco di Baviera. Golda difronte alle richieste dei palestinesi, che pretendevano in cambio la liberazione di alcuni prigionieri politici, non cede a nessuna trattativa con i terroristi e gli otto atleti vengono massacrati brutalmente. La vendetta arriverà con il tempo. La premier, nell’operazione passata alla storia come “Collera di Dio” ordinerà personalmente agli agenti del Mossad israeliano l’uccisione di ognuno dei responsabili della strage.

Un altro evento doloroso e bagnato di sangue si assiste nel 1973, quando Israele è inaspettatamente attaccato da Egitto e Siria durante la giornata dello Yom Kippur (momento dedicato all’espiazione tramite digiuno e preghiera). A causa delle polemiche che le si sono riversate contro (nonostante una inchiesta interna avesse avallato il suo operato) e la leucemia in stadio avanzato, decide all’età di 76 anni di ritirarsi dalla vita politica.

«Ha capelli grigi e ricciuti. Un viso stanco e grinzoso, un corpo pesante sorretto da gambe gonfie, malferme, di piombo. Come mia madre, ha quell’aspetto da massaia ossessionata dalla pulizia. Perché, capisci, sono donne che non usano più. E la cui ricchezza consiste in una semplicità disarmante, una modestia irritante, una saggezza che viene dall’aver sgobbato tutta la vita». Cosi la ricorda la celebre scrittrice oriana fallaci.

Francesca Azzurra Conidi

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