ALL YOU NEED IS LOVE

 

Divertente e

L’arte contemporanea incontra il chiostro del Bramante.

Per festeggiare i suoi vent’anni di attività espositiva, dal 29 settembre 2016 al 19 febbraio 2017, il Chiostro del Bramante di Roma ha ospitato “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore”, a cura di Danilo Eccher.

Un evento di carattere internazionale che raccoglie, in un unico e poliedrico spazio, la visione personale di 16 tra i più importanti artisti dei giorni nostri su un argomento mai fuori moda.

Qui lo sguardo strabico dell’arte contemporanea sul tema dell’amore ricerca il sommerso, quello che dell’amore è nascosto e allo stesso tempo palese. Le sue contraddizioni intrinseche che ne elevano la potenza e l’intensità ogni qual volta l’uomo ne viene travolto.

Il percorso si snoda lungo un cammino espositivo non convenzionale, dagli sgargianti colori pop che inebriano lo spettatore, squisitamente attivo nell’interazione con le opere, di input visivi e percettivi.

Tra le caratteristiche che da subito infatti saltano all’occhio ci sono, forse, le due particolarità più innovative della mostra. La prima è l’utilizzo intelligente dell’‘open access’ grazie al quale il museo diviene luogo interessante anche per famiglie e generazioni più giovani, invitate a scrivere la propria idea di amore su pareti appositamente costruite e condividerne il contenuto sui social.

La seconda invece è la scelta della giuda personale che ti accompagnerà, in base ai gusti ed esigenze emotive, a scoprire le opere presentate in questo rivoluzionario percorso espositivo. i 5 “partner audio” sono John, Coco, Amy, David e Lilly, audio guide con personalità proprie ispirate ai caratteri di personaggi famosi (David è David Bowie e Coco non è altri che l’intramontabile stilista francese Coco Chanel) realizzate da una società specializzata nell’educational ed entertainment. Il museo cosi, prima ancora di addentrarci tra le sue stanze, si trasforma da spazio statico a pura interazione in divenire.

Subito dopo la scelta del compagno di viaggio, a darci il benvenuto nel giardino interno c’è “Amor”, l’ anagramma della città eterna di Roma, luogo di amori intensi sia antichi che moderni, e “Love”, la scultura di lettere creata dall’artista Robert Indiana, esponente della pop art americana che nel 1964 la progettò come biglietto di auguri per il Moma di New York.

Una delle vere icone del movimento quest’opera rappresenta l’immagine che si fa parola, che invade lo spazio sconvolgendone la naturale armonia del luogo con la sua imponenza visiva.

All’interno invece ecco che l’amore si scompone in tutte le sue forme più assolute. Tenerezza, passione, odio, gelosia, rabbia, fino ad arrivare alla violenza e alla morte.

C’è il gigantesco cuore rosso di Joana Vasconcelos, la quale si interroga sulla condizione femminile e ne utilizza oggetti comuni
che le appartengono ( come oggetti fatti all’uncinetto, il cucito e la maglia) , li modifica nella struttura e nelle dimensioni, e li restituisce alla vita sotto forma di opera d’arte. L’amore sorprendente del cuore esposto è costruito con centinaia di posate di plastica. Il comune che diviene unico.

L’opera si completa fluttuando lenta appesa al soffitto da un filo trasparente mentre le note e le parole del Fado cantato da Amalia Rodrigues ne suggeriscono lo stato d’animo. Il testo della canzone dice “che strana forma di vita ha questo mio cuore, vive di vita smarrita. Chi gli ha dato questo privilegio, strana forma di vita?” infondo fato significa destino e qui sta a sottolineare la duplicità del cuore femminile, capace di travolgenti passioni fugaci e drammatiche sofferenze quotidiane.

Troviamo” Smokers” di Tom Wesselmann, altro importante esponente della pop art americana, che immortala la rivoluzione sessuale femminile in una sensualità ripetitiva, colorata ma anche libera; la Marilyn di Andy Warhol, che mitizza nella sua celebre serigrafia l’apparenza di chi non si mostra mai. La foto da cui parte è quella scattata all’attrice per la promozione del film Niagara, dove il suo personaggio, dall’espressione seducente e l’aspetto da diva, alla fine muore. Ecco cosi la sofferenza che s si cela dietro la patina di un sorriso da copertina. Camminando si viene rapiti da Video-istallazioni dal contenuto intenso. Ragnar Kjartansson, artista islandese canta “sorrow conquers happiness”, testo composto da un solo verso che può avere due opposti significati, con l’obiettivo di sottolineare la duplicità intrinseca dell’amore. Il dolore conduce alla felicità o il dolore prevarica la felicità. Tracey Moffatt usa un collage di scene di film di ben 21 minuti per raccontare con baci, lacrime e schiaffi i mille volti dell’amore immortalati dalla pellicola e Tracey Emin con “My Forgotten Heart” scrive con la luce le sue pene d’amore. Con Yayoi Kusama invece si saluta la mostra entrando, per venti secondi, “nella sua Infinity Mirrored room, All the Eternal Love I Have for the Pumpkins (2016), nella quale lo spettatore si confronta con l’atmosfera psichedelica di uno spazio ripetuto all’infinito, costruito con l’intenzione di sottolineare che i confini e i limiti sono solo costruzioni mentali che possono facilmente, con un cambio di prospettiva, essere abbattuti.

La mostra “Love. L’arte contemporanea incontra l’amore” è tutto questo e molto di più. È uno sguardo leggero ma profondo sul concetto di amore nella società di oggi, l’evoluzione di un sentimento che muta continuamente pur rimanendo sempre lo stesso, la nostra scritta su un muro che diviene opera d’arte.

È sentirci partecipi dell’amore e dei suoi caleidoscopici aspetti.

Francesca Azzurra Conidi

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