AMELIA EARHART – Il coraggio ad ali spiegate

Amelia Earhart nasce il 24 luglio 1897 ad Atchinson (Kansas) e ed è conosciuta come la prima donna che ha attraversato in solitaria l’Oceano Atlantico nel 1932. Eroina degli anni trenta e celebre in tutta l’America, è divenuta ben presto un simbolo di coraggio ed intraprendenza per tutte le donne dell’epoca.

Cresciuta dai nonni all’inizio della prima guerra mondiale, mossa da un forte spirito di solidarietà, ancora giovanissima decide di iscriversi ai corsi per infermiera per aiutare le vittime del conflitto e prestare servizio in un ospedale militare in Canada. Terminato lo scontro bellico, all’età di 23 anni, si reca con il padre ad un raduno aeronautico in California, presso il Daugherty Airfield a Long Beach. In quell’occasione, pagando un dollaro per un giro turistico sui cieli di Los Angeles, capisce quale è la sua vera passione.

Vuole volare. Inizia prestissimo così a  frequentare le lezioni di volo e, dopo nemmeno un anno, acquista il primo biplano con cui sale a 14.000 piedi, stabilendo il primo dei suoi record femminili. Nel 1928, il 17 giugno, decolla a bordo di un Fokker F.VII, chiamato Friendship (amicizia) ,per attraversare l’Atlantico ed anche qui diviene l’antisignana delle donne che si cimenteranno nell’impresa. Sebbene le mansioni attribuitele durante quel viaggio siano state alquanto marginali, una volta atterrati,  gli onori-  compresi quelli del presidente Coolidge che le invierà le sue personali congratulazioni-  sono rivolti soprattutto a lei.

Ormai conosciuta in tutto il mondo decide di raccontare la sua avventura nel libro “20 Hours – 40 Minutes” pubblicato prontamente da Putnam, il suo futuro marito editore. Il sodalizio che si instaurerà tra i due procurerà successo alla casa editrice dell’uomo e renderà Amelia una vera star mediatica. Diventa in poco tempo un’icona di stile, disegna abiti per aviatrici e le vengono dedicati inserti dalle più grandi riviste, compreso il pilastro della moda Vogue.

All’inizio del 1932 solo Lindbergh prima di lei aveva compiuto la trasvolata in solitaria. Lady Lindy, come viene soprannominata, è troppo attratta dall’idea di valicare anche questa volta i suoi limiti per farsi scappare l’occasione della vita. Temeraria e sprezzante del pericolo  si cimenta nella sfida e, con un Lockheed Vega equipaggiato, impiegando quattordici ore e cinquantasei minuti per volare da Terranova a Londonderry nell’Irlanda del Nord, completa la strabiliante opera il 21 maggio dello stesso anno.

Ma la Earhart  vuole di più.

Non le basta essere famosa per effettuare voli in solitaria sia nell’Oceano Pacifico che nell’Oceano Atlantico. Non le basta perché, seppur  il suo coraggio e la voglia di superarsi passino anche da queste esperienze, l’obiettivo a cui puntare rimane il giro del mondo in aeroplano. Inizia l’impresa senza esitazione ma, mentre è in procinto di raggiungere  i due terzi del viaggio nel suo secondo tentativo, oltre 22.000 miglia, Amelia scompare misteriosamente insieme al copilota Frederick Noonan. Era il 2 luglio 1937 e dei due piloti da quel giorno non si avranno più tracce.

La misteriosa morte dell’aviatrice ha suscitato dubbi e teorie sulle cause dell’incidente. Un insieme di voci decantano le più disparate ipotesi, da quelle che  abbracciano la semplice casualità (alcuni attribuirono a problemi tecnici del motore ), alle teorie complottiste legate alla millantata doppia vita da agente segreto della donna, ( si afferma che sia stata abbattuta sopra i celi nipponici), ma ormai tutte queste fanno parte solo del mito che le aleggia intorno.

Nonostante la verità non sia ancora venuta a galla, Amelia Earhart è stata definita legalmente morta nel 1939, dopo due anni di estenuanti ricerche da parte del marito George P Putnam, ed ora a ricordarne le gesta rimangono i libri di storia.

Francesca Azzurra Conidi

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