DIBATTITI, QUESTIONI MORALI, MORALISTI A OROLOGERIA.

Parlare di Sicilia è come avventurarsi nella foresta amazzonica, sempre col patema d’animo di imbattersi in qualche animale feroce o condividere il proprio plasma con le sanguisughe. Parlare di Sicilia in periodo elettorale è impresa ancor più difficile, perché questa è la terra dei milazzismi, dei mafiologi, dei mascariamenti, dei tromboni, delle piazze piene per Almirante e Berlinguer, dei seggi presidiati e dei milioni di schede per la Democrazia Cristiana, dei pensatori meridiani che godono per l’insularità, tanto quanto ne godono i mafiosi.

Già, la mafia. La invitano a tutte le elezioni, anzi, si invita da sola. Sta lì a fingere di spostare equilibri, tanto per far credere che il problema sia eleggere un deputato regionale, quando poi decenni e decenni di democratica convivenza hanno consentito di “eleggere” dirigenti regionali, primari, funzionari di ogni livello, medici, portantini, uscieri, geometri, ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati, sindacalisti e padroni. L’argomento principe di questa campagna elettorale sono diventate le “liste pulite”. Fra un “non poteva non sapere” e un “ho letto le liste solo la mattina dopo la loro presentazione”, l’attenzione si sposta, magicamente, dai giganteschi problemi dell’Isola al comitato elettorale di qualche avventuriero della politica, sempre in sella, oggi di qua, domani di là. E tutti parlano solo di questo, dai novelli rivoluzionari con la ghigliottina lucente a tracolla, alcuni dei quali fuoriusciti dalla folta schiera dei clientes insoddisfatti e oggi Unti dal Signore genovese, fino ai grillino/fascisti “delusi da Nello”, ai centrosinistri in crisi di nervi per l’impalpabilità della rivoluzione “gentile come un candeggio”, all’ultimo degli incazzati che ha scoperto, finalmente, la politica.

Eccola, la Sicilia: quando devi affrontare le questioni serie, e non sai come fare, basta buttarla in “tragedia”: mica abbiamo ospitato Eschilo, Sofocle o Euripide per farci dare lezioni dagli altri! “Tragedie”, una dietro l’altra, senza una parola (che si senta, si percepisca, sia il cuore del dibattito elettorale) su come si vorrebbero affrontare i problemi strutturali, su come evitare la sodomia del malaffare estirpandolo dai gangli vitali della società siciliana, sulle infrastrutture visionarie che pongano lo sviluppo come primo argine all’ assistenzialismo che cresce e pasce nel sottosviluppo e nella marginalità. Neppure una parola, percepibile, sulla Sanità, i Forestali, la Formazione. Poco o nulla. Vale ancora la terribile legge tutta siciliana della delega in bianco, ieri a “chi mi fa il favore”, oggi agli “onesti”, “picchì l’autri (quelli dei favori non fatti) su tutti cunnuti”.

Gli impresentabili, ma sì, parliamo di loro. Una strana democrazia quella nella quale i processi si facciano prima, coi tribunali del Popolo, magari online, con cento parrucconi a pontificare sul bene e il male. Il sistema è vulnerabile in quanto democratico, senza che si debba avere una cattedra di Scienza della politica per capirlo, per cui bisognerebbe stupirsi del fatto che ci sia chi elegga gli impresentabili, ammesso che lo siano, piuttosto che stupirsi che il sistema li renda candidabili. La giustapposizione del giudizio morale preliminare con il godimento dei diritti politici individuali è una pericolosa stronzata: questo non vuol dire che l’elettore non sia libero di “punire” chi ritenga “responsabile” di aver presentato un impresentabile, posto che basterebbe non votarlo; questo non vuol dire che i partiti abbiano abdicato al loro ruolo di selezionatori della classe dirigente, accontentandosi di portatori di voti di ogni risma; molto più semplicemente bisognerebbe augurarsi che il sistema punisca severamente, nelle Aule di tribunale, chi utilizzi la politica per fini personali. Molto duramente, senza sconti, quando una sentenza dimostri chi siano i corrotti, i corruttori, i collusi o i ladri.

Chi scrive, pur avendo una storia personale abbastanza “chiara” e con le idee altrettanto chiare su come votare (senza entusiasmo, ma sulla scheda non occorre esprimerlo), a questo giro non “parteggia”, nel senso curvaiolo e nobile del parteggiare. Nonostante ciò, un consiglio non richiesto, e certo inutile, agli spin doctor che si fanno infognare nel dibattito sul nulla penso sia doveroso: in questa ultima settimana, per pietà, fate parlate i candidati Presidente solo di futuro e di scelte chiare per la Sicilia, anche quando non ve lo chiederà nessuno, anche quando vi farà sembrare degli alieni dissociati.

Non servirà a spostare gli equilibri, ma almeno avremo respirato un po’ di aria pulita.

Paolo Di Caro

Paolo Di Caro

Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa oggi di Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing per la Federazione Italiana Hockey. Sommelier Master Class AIS e degustatore ufficiale. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.
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Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa oggi di Relazioni esterne, Comunicazione e Marketing per la Federazione Italiana Hockey. Sommelier Master Class AIS e degustatore ufficiale. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.