Addio ad Altero, militante e gentiluomo.

Doveva finire così.
Non doveva finire così.
Uno schianto, le lamiere, il disperato tentativo di rianimarlo.
Altero se ne va, dopo averci già provato un’altra volta, tragicamente sulla medesima strada fatale, a causa di un pauroso incidente stradale.
Con Altero Matteoli ci lascia un altro tassello di quel puzzle infinito che è oggi la diaspora della destra italiana: un “camerata” atipico, orgoglioso, pacato, sempre lucidamente alla ricerca di soluzioni che salvaguardassero il suo mondo umano e ideale, mediatore e tessitore, nella tradizione tatarelliana del costruire prima che del distruggere.
Un gentiluomo toscano, figlio di una militanza vera e difficile in una terra mai troppo indulgente, per usare un eufemismo, nei confronti dei missini.
Con la nostra Testata, e con un manipolo di amici, ebbe l’intelligenza di “inventare” Muovititalia, tentando di dare un proscenio a realtà giovanili importanti, piccole
e grandi, alla ricerca di nuove sintesi e di una strada da seguire, fra realpolitik, politica dei grandi, passioni mai sopite e la devastante confusione post-finiana.
Coerente in maniera ridondante con la propria idea di una destra che fosse capace di governare e di stare a qualsiasi tavolo, senza complessi di inferiorità, ma sempre legatissimo alla propria comunità umana e politica.
Se ne va e lascia un vuoto non facilmente colmabile in quella parte del mondo missino rimasto in Forza Italia, perché Altero era l’unico al quale Berlusconi telefonava quando doveva risolvere tensioni, litigi, incomprensioni fra i suoi uomini e la pattuglia ex-missina; così diversi, così esteticamente lontani, così indispensabili l’uno all’altro quando si trattava di togliere le castagne dal fuoco.
Soffriva molto negli ultimi mesi per vicende legate alla sua attività da Ministro, dalle quali sperava di uscire prima possibile, perché la sua specchiata onestà lo faceva tormentare ogni giorno.
Se ne va e anche chi non lo ha amato, nel suo mondo, fa fatica a spendere parole di odio, perché l’uomo era così: non ti spingeva a volergli del male.
L’allievo di Niccolai, il toscanaccio lento e pugnace, riflessivo e meditabondo, toglie il disturbo “di corsa”, tragicamente, rumorosamente.
E il suo mondo, fra mille divisioni e incomprensioni trova il tempo e la voglia di sentirsi unito, anche solo per un momento, per salutarlo un ultima volta e rendere omaggio alla sua intelligenza politica.
Addio, Altero.

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About the Author

Paolo Di Caro Direttore Responsabile di Meridiana Magazine. Giornalista, esperto in Management pubblico, si occupa di ghostwriting e creazione di contenuti per il web. Sommelier Master Class e Presidente per la Sicilia di Fondazione Italiana Sommelier/Bibenda. Appassionato viaggiatore sempre in cerca di cibo e vino, da mangiare e bere, oltre che da raccontare. Adora la saga del Signore degli Anelli e i fumetti di Corto Maltese e Dylan Dog. Segno zodiacale: Bilancia, in perenne disequilibrio.